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Benvenuti, l’alba del campione a Roma ’60

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Quando Nino Benvenuti conquistò la medaglia d’oro olimpica a Roma, aveva ventidue anni. Sognava l’Olmpiade da bambino.

Era entrato in nazionale nel 1955, aveva classe da vendere, ampia dimostrazione la conquista, al termine dei Giochi del 1960, della Coppa Val Barker, riservata al pugile che aveva espresso la migliore tecnica. In tutte le categorie, quindi anche migliore rispetto alla tecnica che aveva accompagnato negli stessi giorni Cassius Clay all’oro olimpico.

Quattro anni prima Benvenuti avrebbe potuto partecipare anche ai Giochi di Melbourne, ma non avendo ancora compiuto diciotto anni, la trasferta in Australia gli venne proibita, nonostante le sue rimostranze. L’allenatore, lo statunitense Steve Klaus, lo lasciò a casa, considerandolo immaturo. A posteriori, Benvenuti ammise che l’allenatore aveva fatto bene a decidere di farlo restare in Italia.

Al PalaEur si presentò da campione, aveva conquistato l’oro europeo a Praga nel 1957 e a Lucerna due anni più tardi, Benvenuti arrivò in maniera facile alla finale, nella quale affrontò il russo Yuri Radionyak.

Vincerà, mandandolo al tappeto, tra le altre cose, nel secondo round, e sul podio, una volta medagliato, manderà verso il cielo un bacio, all’indirizzo della madre Dora, morta giovane, appena quarantaseienne.

Era della madre la fede che teneva fra i lacci delle scarpe ogni volta che combatteva. “Ni-No!”, “Ni-no!”, l’urlo dei quindicimila del PalaEur pare ancora di sentirlo…

Massimiliano Morelli

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