Home CRONACA Non rispetta norme anti covid-19, chiuso bar in zona Ponte Milvio

Non rispetta norme anti covid-19, chiuso bar in zona Ponte Milvio

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immagine di repertorio

Nella nottata appena trascorsa, gli agenti della Divisione  Polizia Amministrativa  e  Sociale, diretti da Angela Cannavale,  hanno dato corso ad una serie di controlli a tappeto nelle zone più calde della movida romana  finalizzati al rispetto della normativa anti Covid- 19.

Nel corso dell’attività, protrattasi dalla sera di ieri, venerdì 24 luglio, fino alle prime luci dell’alba di oggi, è stata disposta direttamente sul posto dai poliziotti l’immediata  chiusura  di  quattro  locali,  di cui  tre a Trastevere e uno in zona Ponte Milvio.

Per quanto concerne quest’ultimo, il titolare è stato multato e il locale è stato chiuso per due giorni a causa  del mancato rispetto dei protocolli Covid-19.

A quanto si apprende dal comunicato della Questura – nel quale non si fa menzione del nome del locale – i dipendenti non indossavano la mascherina e vi era un forte assembramento di persone, sia all’interno che all’esterno del bar, peraltro di ridotte dimensioni.

Difatti il gestore – spiega il comunicato -, per poter vendere più bevande alcoliche, consentiva che i clienti anziché consumarle all’interno del bar o nelle sue pertinenze, le portassero in strada, cosa invece vietata  dopo le ore 23 secondo il regolamento di polizia urbana.

Inoltre i poliziotti, allo scopo di monitorare l’effettivo rispetto dei protocolli cui  devono attenersi i gestori degli esercizi pubblici e in particolare di quelli afferenti alla movida, si sono infiltrati tra i giovani multando direttamente molti di essi per il mancato rispetto del distanziamento sociale e per il consumo di alcol su strada.

2 COMMENTI

  1. Finalmente, dai e dai, qualcosa si muove.
    La notizia è sicuramente buona, ma non sufficiente.
    Dopo quasi dieci anni di continuo martellamento, dopo le alleanze con altri Comitati e Associazioni che si battono sullo stesso tema in altre zone di Roma piagate dallo stesso fenomeno della malamovida, dopo l’emergenza Covid-19 che ha fatto giustamente innalzare i livelli di guardia, dopo i tam-tam, dopo l’incontro con il Vicecapo di Gabinetto del Questore di Roma, dopo l’alzata di scudi di molti ristoratori che subiscono pesantemente il danno dovuto ai comportamenti “disinvolti” e fuori norma di loro presunti “colleghi”, si cominciano a registrare i primi timidi segnali sul terreno.
    Dunque non si trattava delle bisbetiche fissazioni di quattro residenti, vecchi, noiosi e parrucconi, ma c’è qualcosa di vero, anzi verissimo.
    E l’hanno accertato gli Agenti della Divisione Polizia Amministrativa e Sociale che, verificati i comportamenti illeciti colti in flagranza di reato, hanno disposto direttamente sul luogo la chiusura per (soli) due giorni del locale e la multa del proprietario.
    Finalmente.
    Sicuramente il segnale sarà accolto positivamente sia dai residenti, sia da quanti lavoratori della ristorazione svolgono la loro attività con onestà e nel rispetto delle norme e sono la maggioranza.
    Ma non basta.
    Infatti, due soli giorni di chiusura appaiono troppo pochi se commisurati alle tipologie di reati. Almeno fossero stabiliti nel fine settimana quando le serate sono più “ricche”.
    Dovrebbero essere cinque giorni al primo accertamento, raddoppiare al secondo, portare infine al ritiro della licenza al terzo.
    Devono essere dati segnali esemplari, altrimenti con i “pannicelli caldi” facciamo poca strada.
    Per esempio, garantendo una presenza costante, e non episodica, delle Forze dell’Ordine, queste con un mandato esplicitamente proattivo di intervento continuo e repentino di contrasto a qualsiasi forma di illegalità. Verrebbero a galla precise flagranze di reato e colpiti i soliti noti (come quello del passato venerdì sera che continua a fare finta di non capire e del quale giustamente non si fa il nome).
    Infine, così come la Sindaca per i suoi fini elettorali prossimi venturi si lancia in generose (e gravissime) deregulation, portando al 50% il già ricco 35% previsto dal DPCM come allargamento della occupazione di suolo pubblico per ogni locale e spostando notevolmente più in là la tempistica di validità del provvedimento “emergenziale”, più altre “graziosità” (ma dimenticando che a votare non vanno solamente i commercianti), altrettanto sarebbe auspicabile ottenere da parte di chi possiede l’autorità per farlo (e non è condizionato da campagne elettorali) un pacchetto di inasprimento delle sanzioni (sempre temporaneo) a carico dei ristoratori che non rispettano le normative passate ed ancora vigenti, gli aggiornamenti delle stesse e le nuovissime anti-Covid che definiscono un livello di rischio ancora più elevato.
    Ma anche questo non basta, soprattutto perchè stringe il problema in un solo ambito angusto di “repressione”.
    Parallelamente infatti, non ci stancheremo mai di dirlo e di scriverlo, iniziamo a progettare insieme, amministratori, ristoratori, residenti, un’offerta diversa, fantasiosa, varia, culturale, divertente che si ponga come scenario alternativo all’unico squallido modello dell’”alcol/sballo/casino”, ben orchestrato da chi in questa palude beatamente ci sguazza…..e ci guadagna.
    Paolo Salonia
    Portavoce Comitato Abitare Ponte Milvio

  2. Ricordo bene i 56 giorni del sequestro Moro: la costante presenza delle forze dell’ordine fece scendere quasi a zero la attività criminali. La stessa cosa avvenne, più recentemente, nei primi giorni del lock down. E’ cosi complicato continuare così sempre? Dimenticavo: durante il sequestro Moro mi accadeva, a volte, di essere fermato svariate volte nell’arco della stessa serata. Ma a me non dava fastidio, non mi faceva sentire meno libero, anzi.

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