Home ATTUALITÀ Da camminatore a reuccio del tresette il passo è breve

    Da camminatore a reuccio del tresette il passo è breve

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    foto di repertorio

    Del resto, che ci vuole a camminare? Così io sedentario incallito, forse colpito da un fascio di luce solare che m’ha strapazzato il cervello, mi son detto “da oggi faccio sport, vado a camminare”, scelta dettata dalla curiosità nata dopo aver visto tanti camminatori in giro, felici e sorridenti manco fosse la notte di Natale e stessero per scartare i regali.

    Beninteso, lungi da me l’idea della corsa, mi viene la lingua penzoloni solo al pensiero. Meglio camminare. Ma mi è bastato poco per capire che anche il camminatore vive di una scienza esatta tutta sua dopo aver chiesto lumi a un amico.

    La prima cosa che mi ha consigliato è stata quella delle scarpe, sceglile comode “ma soprattutto ricorda che non puoi fare più di quattrocento chilometri con quelle scarpe, che si consumano gli ammortizzatori e poi ne risente la schiena”. Inconsapevole del fatto che pure le scarpe avessero un chilometraggio, manco fossero una BMW serie 5 o qualcosa del genere, ho comprato le scarpe in questione, senza badare a spese, perché come diceva povera nonna “poco pagare, poco valere”.. Pantaloncini, maglietta leggera da far ricordare l’arcinoto refrain “quella tua maglietta fina” di baglioniana memoria, quasi a farmi ragionare dopo tanti anni dal primo ascolto sul fatto che il cantautore romano si fosse fidanzato con una podista.

    Consigli a valanga, dal “portati una borraccia d’acqua” a “non camminare nelle ore calde”, passando per quello “scegli il sentiero che più si addice alle tue esigenze”. Ora, premesso che l’unico terreno che si addice alle mie esigenze è la discesa,. mi sono attrezzato per la mia prima camminata. Dopo seicento metri volevo tornare a casa, ma avevo gli occhi di due altri marciatori puntati addosso e mi son sentito come Pierino che sta per compiere la marachella del giorno.

    Ne deriva che per evitare anatemi e sguardi demoniaci, ho proseguito, sperando quei due allungassero il passo e mi seminassero in un nano secondo. Macché, mi si sono incollati alle calcagna, manco fossero due gendarmi con i pennacchi. Secondo me avevo l’alone viola intorno, tipo la pubblicità del malato di Aids (la ricordate? Roba degli anni Ottanta) quasi a testimoniare la mia poca voglia di proseguire.

    Svariati chilometri dopo ho finto mi squillasse il telefono e mi sono fermato per rispondere alla finta telefonata; i due mi han guardato in cagnesco urlandomi “noi camminatori non usiamo il telefono mentre camminiamo, vergogna!”. Avete presente il ragionier Fantozzi? Ecco, mi son sentito come lui. Ma quando son tornato a casa, a differenza del signor Ugo, neanche c’era Pina ad aspettarmi. Era andata a giocare a burraco con le amiche. Ho deciso, cercherò uno sport meno faticoso. Dalla prossima settimana mi darò al tresette.

    Massimiliano Morelli

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