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Via di Grottarossa: come ti consumo il suolo

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Transitando su Via di Grottarossa si possono notare, subito dopo l’Ospedale S.Andrea, una serie di pannelli gialli impiantati tempo fa che compongono una lunga barriera che nasconde il terreno alla vista.

Se qualcuno ha pensato che si trattava dei lavori per un nuovo parcheggio per l’ospedale, soffocato quotidianamente dalle auto, si è sbagliato. In quei terreni verranno realizzate palazzine e un centro commerciale.

A dircelo è il cartello posto all’inizio del cantiere nei pressi della Clinica Samadi che parla di “opere di urbanizzazione primaria” ma anche un addetto che ci conferma che in quel luogo, dopo la costruzione della viabilità primaria, sorgeranno cinque palazzine e una struttura commerciale.

Tempo fa in altro articolo parlavamo di come Via di Grottarossa che attraversa uno splendido territorio verde stia cambiando aspetto; si sta costruendo su Via de Ruggero, alla fine di Via Valle Vescovo nei pressi del vecchio impianto con i silos, e a Via Longarone; già è sorto un centro commerciale e un edificio della facoltà di Medicina e Psicologia.

C’è stata anche una compensazione: una striminzita pista ciclabile e un area verde recintata senza neppure un albero (ideale per gli amanti della tintarella in città che lì potranno arrostire sotto il sole).

Ora noi non abbiamo nulla contro chi costruisce: i costruttori (è il loro mestiere) hanno tutte le ragioni di farlo. Chi possiede il terreno e ha le giuste autorizzazioni ha il diritto di costruire case e centri commerciali.

Come i cittadini hanno però il diritto di essere preoccupati su quanto, come e dove si costruisce. Basterebbe leggere il Rapporto ISPRA del 2019 per esserlo molto.

In Europa, a dispetto delle leggi e norme che dovrebbero limitare il consumo di suolo, se ne consuma a iosa: negli ultimi 20 anni si sono persi 1.000 kmq. Mentre diminuisce la popolazione sale il consumo di territorio: un enigma.

Se si va avanti con questo ritmo tra il 2020 e il 2050 bruceremo in Europa tra i 1.700 e gli 8.000 kmq.

Roma, caput-mundi lo è anche per consumo di suolo; nel 2018 abbiamo fatto fuori 70.668 ha; ovviamente consumiamo anche la superficie dei parchi. Se su 2 milioni di ettari di parchi presenti in Italia ne abbiamo consumati 73mila, ben 6mila sono solo nel Lazio: una superficie pari a 10 volte la Riserva dell’Insugherata.

Se qualcuno poi pensa che utilizzare il territorio, cementificare il suolo, trasformare le coste in condominio sia un bene deve riflettere su un paio di dati: solo nel Comune di Roma tra il 2012 e il 2018 c’è stata una perdita di produzione agricola superiore ai 10mila quintali mentre il degrado del suolo dell’intera penisola ha riguardato 1.194 kmq.

La perdita di suolo è un problema gravissimo che investe in maniera drammatica la salute del nostro paese facendo aumentare le temperature, provocando dissesto idrogeologico che tra l’altro genera anche perdite di produzione.

La cementificazione inoltre impedisce al suolo di assorbire la pioggia con conseguenze drammatiche che sono sotto gli occhi di tutti: pensate ad un forte acquazzone dove la pioggia caduta anziché essere assorbita dal suolo e alimentare le falde acquifere scorre su asfalto e cemento e dopo aver raccolto tonnellate di inquinanti finisce nei fiumi e fossi.

Se è vero che a Grottarossa, in virtù di vecchie concessioni, si ha tutto il diritto di costruire è anche vero che i residenti di Roma Nord non possono non essere in apprensione; quel territorio compreso tra il GRA e la Flaminia, attraversato da Via di Grottarossa, è un’area che merita particolare attenzione e tutela. E’ un grande polmone verde incuneato tra quartieri ad altissima densità abitativa e va gestito con cura.

Il Rapporto su Roma Capitale ci dice che: “A Roma la superficie di suolo consumato è pari a 30.241 ettari, 3.600 volte l’area del Circo Massimo. Più del 92% del totale del suolo consumato risulta essere irreversibile, con la maggior parte della copertura occupata da edifici (28%), strade asfaltate (21%) e altre aree impermeabili, ad esempio piazze e parcheggi (40%). Molte di queste superfici sono inoltre situate in zone sensibili, come aree di pericolosità idraulica o aree vincolate”.

Questa è la vera emergenza ambientale italiana che pesa più dell’inquinamento, più dell’amianto e del traffico…” ha scritto Mario Tozzi in “Come è nata l’Italia”.

Il XV Municipio, grazie alla presenza di parchi e riserve è insieme al XIV uno dei municipi che fino ad oggi ha consumato meno suolo; un dato che ci auguriamo non venga modificato negli anni a venire soprattutto per quanto riguarda l’area a cavaliere della Via Flaminia che giorno dopo giorno invece perde pezzi importanti.

Francesco Gargaglia

8 COMMENTI

  1. bell’articolo. triste la lettura. io abito da sempre a grottarossa e mi sono vista negli anni recinzioni alzate, palazzine e strade nuove. il nostro quartiere e’ gia’ abbastanza provato. possiamo fare qualcosa?

  2. Sembra che si tratti di un progetto che ha sfruttato il vecchio Piano Casa, trasformando una vecchia zona M2 (servizi generali) di PRG in zona residenziale e commerciale: pare che preveda 60.0000 metri cubi circa

  3. secondo me milgiora la zona che prima era solo rurale..la cosa esteticamente brutta è l’ospedale.. se le fanno belle sarebbe piacevole.

  4. Tutti i pazienti che hanno usufruito o usufruiranno del S. Andrea ringraziano. Via di Grottarossa era una strada intrepoderale… Roma è una città in calo demografico e piena di case vuote, ma si continua a costruire, inutilmente. Questo è il senso dell’articolo Abbattiamo il S. Andrea e costruiamo al suo posto altre case, cementifichiamo un altro po’ di terreno così quando piove …!

  5. Tutto il comprensorio dell’ospedale S. Andrea, compresa l’area della clinica Samadi, ricade al di fuori del Parco Regionale di Veio. Quanto alla “interpoderale” via di Grottarossa, faceva parte della strada di bonifica dell’Agro Romano n. 3 realizzata nel 1927 di 6,8 km.

  6. Comunque realizzare altra cubatura su Via di Grottarossa non contribuirà certo ad alleviare il traffico sulla stessa.

  7. Bell’articolo, grazie. L’unica cosa su cui sono in disaccordo è “si ha tutto il diritto di costruire”. Direi proprio di no; un’amministrazione attenta e seria trova tranquillamente il modo di annullare il “diritto” di costruire, che è secondario a quello della salute e non solo.

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