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    Facebook e le banalità col punto interrogativo

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    Scavalcati gli “anta” i pensieri diventano come il traffico sul raccordo anulare nell’ora di punta, si pensa, si rimembra, si guarda al passato, l’amarcord regna sovrano.

    Così torna spesso alla mente quell’accoppiata di frasi topiche che un padre diceva al figlio, immaginatevi gli anni Sessanta-Settanta, Italia in bianco e nero e compagnia cantante: “Chiedi a tua madre!” e “Ti ho comprato il vocabolario, usalo!“. Qualsiasi domanda si ponesse, la risposta era questa, si parlasse della Carrà, di pallone o di un problema da risolvere a scuola, la tiritera era consueta.

    Cambiano i tempi, non so dire se per fortuna o meno, i papà oggi hanno imparato a cambiare i pannolini ma continuano ad aver poco tempo per dialogare coi figli, e non fissatevi sul periodo del lockdown, nel corso del quale la coabitazione coatta li ha costretti a parlare.

    Scavalcati i padri e pure il preambolo strappalacrime utile ai nostalgici del “si stava meglio quando si stava peggio”, l’annotazione porta però su un altro tema: avete fatto caso a quanti di noi, uomini e donne, di ogni certo sociale, di ogni età, di ogni livello culturale abbiano azzerato la capacità o volontà di ricerca rivolgendosi quasi esclusivamente a Facebook per ogni minimo e banale sforzo d’intelletto autonomo?

    Niente di cervellotico, ma provate a spulciare le vostre pagine FB… Non mi dite che non siete incappati in un “scusate, sapete se domani apre l’ufficio postale?“, in un “qualcuno sa dirmi se col nuovo orario della fase 2 i ferramenta aprono alle 9 e chiudono alle 18 o se come i barbieri aprono alle 11.30 e chiudono alle 21.30?“. E ancora…”devo fare la carta d’identità. Dove si fa? Grazie per chi risponde“; e i tanti “scusate, un idraulico onesto bravo che non costi tanto ce l’abbiamo nel gruppo?” (può cambiare il mestiere ma l’onesto nella domanda c’è sempre), ecco questi dove li mettete?

    Così, di colpo, ci si rende conto che i social, “faccia-libro” in maniera particolare, forse stanno perdendo l’indole polemica per diventare una sorta di “pagine gialle” del chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo.

    Una semplice banalità? Coincidenza? Giuro, per ora non so darvi una risposta. Sono troppo preso dal sorridere nel leggere, in un gruppo di una località marina, chi sta chiedendo a raffica e nell’ordine  al povero moderatore di turno, che poi in realtà è una gentilissima lei, “posso venire da Roma e dormire a casa mia?“, “si può fare il bagno sabato e domenica?“, “si può pescare dalla barca o solo dagli scogli?” per finire con un “e le piscine condominiali?” (che ricorda tanto e i marò?).

    Aiutatemi però a rispondere al quesito di un tizio che chiede, lillero-lillero: “E’ vero che ieri a quest’ora era la stessa ora di oggi a quest’ora?“.

    Claudio Cafasso

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