Home CRONACA Palazzi senza ascensore: la vergogna di Roma

Palazzi senza ascensore: la vergogna di Roma

Gli ascensori a Roma non dovrebbero essere un miraggio. Una Capitale che si definisca tale non dovrebbe privare nessuno dei suoi cittadini di un servizio simile. Che molti palazzi siano nati in un periodo in cui l’ascensore non esisteva, non è più una scusa per non dare inizio a dei lavori che rendano più moderne ed efficienti le strutture. È vero che per tanti secoli l’uomo ha fatto a meno dell’ascensore, ma è altrettanto vero che le invenzioni tecnologiche servono per migliorare la qualità della vita dell’uomo. Se l’ascensore ha riscosso tanto successo da essere un elemento portante nella costruzione di nuovi edifici, un motivo ci sarà.

Per quanto salire le scale possa essere un esercizio salutare e una buona abitudine, ci sono alcune persone che non possono permetterselo. Gli anziani o gli infortunati hanno bisogno dell’ascensore, altrimenti rischiano di rimanere segregate ai piani alti, non più perché di sangue blu o ricchi, ma perché prigionieri del loro malessere fisico e di una cattiva gestione condominiale.

È successo a due anziani signori che vivono al quarto piano di una casa popolare in zona Tufello. Il signor P. T. è stato colpito da un ictus ed è rimasto invalido al 100%. La moglie si prende cura di lui, ma non ha la possibilità di portarlo fuori a prendere aria o a fare una passeggiata perché non ha la forza di portarlo su e giù per le scale con la sedia a rotelle. E così la loro casa si è trasformata in una vera prigione.

«Non ricordiamo più neanche com’è fatto il quartiere in cui viviamo» ha denunciato la donna al Corriere della Sera, giornale al quale si è rivolta per portare all’attenzione dell’Ater, l’Azienda territoriale per l’edilizia pubblica proprietaria della casa, il disagio da loro sofferto. Nello stesso palazzo, vive anche una vedova di 80 anni, G.D.B., affetta da morbo di Parkinson. Con l’aggravarsi della sua malattia, la possibilità di salire e scendere per così tante rampe di scale si è andata progressivamente dissolvendo.

La famiglia di P.T. aveva già chiesto all’azienda di avviare i lavori per installare l’ascensore, molto prima che P. si ammalasse. Ma il loro appello era rimasto inascoltato, almeno fin quando la situazione non è stata portato sotto l’occhio dei riflettori. Poco dopo l’uscita dell’articolo di denuncia del Corriere, il direttore dell’Ater, Andrea Napolitano, ha dichiarato di aver concluso la progettazione dell’ascensore e che i lavori avranno inizio entro settembre. Nel frattempo, si è impegnato a dare sistemazioni provvisorie al piano terra in un altro edificio alle due famiglie.

Una buona notizia, anche se, come ha specificato lo stesso Napolitano, sono più di 200 gli edifici che necessitano dell’abbattimento delle barriere architettoniche e della realizzazione di impianti moderni. Per finanziare i lavori sarà necessario l’aiuto finanziario della regione Lazio che potrebbe richiedere un po’ di tempo. Nel frattempo, si cerca di tamponare i casi più gravi. La speranza è che situazioni simili siano risolte prima che si arrivi all’emergenza vera e propria.

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