Home CRONACA Ponte Flaminio: (breve) storia di un orfano abbandonato

Ponte Flaminio: (breve) storia di un orfano abbandonato

Forse Ponte Flaminio non sarà il ponte più bello del mondo ma, pensato dall’Ingegner Brasini secondo i dettami del tempo, è un ponte imponente, come grandioso era stato un tempo l’accesso dalla Via Flaminia alla Roma imperiale.

Il ponte è tanto bello quanto sfortunato, la cui storia è triste come quella di un orfano. Iniziata la costruzione nel 1943 e poi sospesa per via della guerra, viene completato alla fine degli anni ’50 ma privo di alcuni elementi presenti nel progetto.

Negli anni ’70 ha un grave cedimento (l’andamento discontinuo dei marmi è ancora ben visibile) e rimane chiuso per lungo tempo mentre le sue veci le fa un ponte militare costruito in tutta fretta.

Una volta riaperto, il ponte, come tutti gli orfani di questo mondo, viene abbandonato al suo destino su cui gravano due macigni: i graffitari depressi per pene d’amore e “quelli della domenica” che in occasione di ogni partita fanno scempio delle aiuole e dei marciapiedi.

Nel corso della sua travagliata esistenza qualche volta è stato pure pulito ma ovviamente è assai di più il tempo della infamia che quello della gloria; oggi Ponte Flaminio sembra vivere secondo i dettami di questo tempo che sono a Roma sporcizia e degrado.

Il primo ponte che si incontra nel vero e proprio tessuto urbano, realizzato in lastre di marmo proprio per significare la magnificenza della capitale, diciamolo chiaramente, oggi fa pena. Sporco, trascurato, danneggiato, imbrattato, maltrattato: qualsiasi termine negativo va bene per questo orfano di civiltà.

Basterebbe quel gigantesco pino schiantato dove finisce il ponte e abbandonato tra l’incredibile sporcizia dell’aiuola per bollare questi comportamenti improntati a indifferenza e ignoranza. E che dire delle montagne di rifiuti, dei bivacchi realizzati nella vegetazione incolta, da chi da mesi dorme sui suoi prati ricoperto da luridi cartoni?

Che dire delle sue fontane trasformate in pozze di acqua stagnante dove il bianco travertino piange lacrime più nere che amare? Questo ponte disonorato è la madre di tutte le sciatterie romane.

In mezzo a tanto luridume sopravvive quasi intonso un vecchio pannello realizzato in collaborazione con un istituto bancario che descrive la flora e la fauna che vive nell’area. Sebbene vecchio, screpolato e quasi del tutto illeggibile è uscito però indenne dalla demenza che sembra imperversare, come le polveri sottili, nell’atmosfera del ponte.

Quel vecchio pannello ci parla del “rospo smeraldino”,  il più bello dei rospi, con la sua livrea che sembra la tuta mimetica di un mercenario;  se un tempo c’era, ora sicuramente deve essersi nascosto in qualche buco profondo giusto per non vedere questa sconcezza.

Francesco Gargaglia

3 COMMENTI

  1. A nessuno! Ci vorrebbe la ZTL. Quando c’e La partita di pallone i tifosi devastano tutto. In via Prati della Farnesina abbiamo l’orinatoio, proprio dove c’e Un motorino abbandonato da anni senza targa.
    Che dire?

  2. Certo che fa specie, ma i tanti “se” costano, cioè con tanti scansa fatiche in circolazione si potrebbe sistemare anche questo ponte, basta la buona volontà e seguire le indicazioni di un mastro in poco meno di….. questo ponte tornerebbe nuovo. Ma i tanti “se” tornano alla carica, e se sbaglio? e facciamo un danno? e se ci facciamo male? oppure e se facciamo male ad un malcapitato? e se non ci pagano? e se ecc., ecc.. Per queste ragioni lavori di questo tipo devono essere obbligatoriamente affidati a ditte riconosciute del mestiere e pagare grossomodo quello che chiedono secondo i prezzi di “mercato”. Il problema sta nella scarsa disponibilità di soldi e nei tanti interventi da fare.
    La crisi economica appunto ovvero diminuzione dei consumi, crisi occupazionale e tutto quello che sappiamo producono minori entrate per l’erario e di conseguenza minori possibilità di far effettuare lavori di sistemazione o di ristrutturazione e quant’altro in generale, si somma anche l’indisponibilità di molti a fare questo tipo di lavori (ma non è detto) per cui non si può contare su un aumento dell’offerta per avere costi più bassi perché i costi per essere in Italia sono già molto bassi.
    Dunque in perfetta coerenza con il periodo si continua con interventi cosiddetti “a macchia di leopardo”.
    Comunque il Ponte è già stato interessato di recente da lavori di sistemazione anche se non ci si abitua mai a queste immagini.

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