Home AMBIENTE Un cipresso calvo e anziano. E un libro

Un cipresso calvo e anziano. E un libro

Se vi trovate a passare per Villa Borghese andate a vedere l’esemplare di Cipresso calvo che cresce sulla sponda del laghetto; delle sette piante di un tempo ne sono rimaste soltanto un paio.

Non avrete difficoltà ad individuarle perché la loro forma è inconfondibile: alto, slanciato, con la parte a contatto con il terreno che si ingrossa molto così da prendere la forma di una “zampa di elefante”.

Il Cipresso calvo cresce nelle paludi e zone umide degli Stati Uniti ed è l’unico cipresso le cui foglie ingialliscono e cadono nella stagione autunnale: per questo si chiama “calvo”.

Il Cipresso calvo è uno dei protagonisti del libro di Giorgio VacchianoLa resilienza del bosco” (Ed. Mondadori, 203 pag., 18 Euro), un libro dedicato alle incredibili capacità di adattamento e sopravvivenza degli alberi.

Il Cipresso calvo, vivendo nelle paludi, spesso viene sommerso dalle acque (radici e fusto) e per sopravvivere ha sviluppato due eccezionali strumenti: i “pneumatofori”, radici a periscopio che fuoriescono dalle acque e dal terreno e “l’aerenchima” un particolare tessuto spugnoso che serve a conservare l’ossigeno che la pianta ha incamerato.

Ma non solo: a poche ore dalla sommersione, dal momento che le cellule delle radici non possono respirare, i Cipressi calvi riducono la fotosintesi, attivano la fermentazione alcolica e chiudono gli stomi: l’allarme che dalle radici arriva agli stomi viene trasmesso attraverso un complesso sistema il cui funzionamento è stato individuato recentemente da ricercatori italiani.

Insomma il Cipresso calvo è un “bel tipo” come tutti gli alberi del pianeta che sono essere viventi meravigliosi e complessi, capaci in alcuni casi di vivere 5.000 anni, e grazie ai mutamenti genetici di cambiare le loro strategie di sopravvivenza superando così anche eventi e traumi gravissimi come i distruttivi incendi che si verificano negli USA e in Australia.

Tutto questo ci viene raccontato nel bel libro di Vacchiano, giovane ricercatore e infaticabile viaggiatore, che nel suo volume, con una scrittura piacevole e mai noiosa, ha raccolto innumerevoli esempi della capacità di sopravvivenza delle piante; sia come individui che come comunità (il bosco).

Un libro di straordinario interesse capace di farci comprendere la meravigliosa vita delle piante, non tanto dal punto dei meccanismi biologici, quanto dalle strategie che le comunità arboree sono capaci di adottare per sopravvivere,  relazionandosi tra di loro quasi come le comunità umane o animali.

Chi ama la natura e soprattutto gli alberi in questo splendido libro troverà le risposte a tanti perché ma vi leggerà anche un messaggio di speranza: la speranza che siano essere viventi così umili forse a salvarci da un disastro che si annuncia imminente.

Francesco Gargaglia

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