Home CRONACA Flaminia: “Noi di Malborghetto, senz’acqua da 6 anni e dimenticati”

Flaminia: “Noi di Malborghetto, senz’acqua da 6 anni e dimenticati”

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Per il sesto anno consecutivo le famiglie residenti a Malborghetto, località sulla Flaminia all’estrema periferia del Municipio XV, non potranno usare l’acqua che esce dai loro rubinetti perchè contenente arsenico. Il primo stop fu dato a marzo 2104 e riguardava anche altri acquedotti nel tempo poi bonificati. Ma le famiglie di Malborghetto dovranno invece attendere ancora un anno e forse più.

Con l’ordinanza 240/2019 la sindaca Virginia Raggi ha infatti prorogato il divieto di consumo ad uso umano dell’acquedotto ARSIAL-Malborghetto fino a tutto dicembre 2020 per consentire la realizzazione del risanamento deliberato a settembre 2019.
Acea deve redigere il progetto esecutivo e bandire la gara per l’affidamento dei lavori che avranno una durata stimata di 365 giorni. Ma non solo, si dovrà procedere anche a degli espropri e si sa che queste sono procedure complesse e soggette a ricorsi. Tempi lunghi dunque, lecito ipotizzare che prima di poter usare l’acqua dei rubinetti ci vorranno ancora un paio d’anni.

Di ciò la nostra testata ha dato notizia giovedì 2 gennaio con un articolo a seguito del quale oggi riceviamo e pubblichiamo una lettera dell’avv. Tiziana Verdini, residente a Malborghetto, che così scrive.

“Noi di Malborghetto, sempre fieri ma dimenticati”

Gentile redazione,
In relazione al vostro articolo pubblicato lo scorso 2 gennaio dal titolo “Malborghetto, anche nel 2020 vietato usare acqua dei rubinetti” (situazione che si ripete da svariati anni costringendo i cittadini di Malborghetto a non poter usufruire di un bene primario come l’acqua), sono a far presente che l’Ordinanza della Sindaca Raggi n 240/2019 oltre a prorogare il divieto di cui trattasi anche per il 2020, recita nel dispositivo quanto di seguito: “..Alla presente ordinanza sarà data massima diffusione mediante pubblicazione all’Albo pretorio di Roma Capitale, sul sito istituzionale di Roma Capitale e mediante affissione di pubblici avvisi… in corrispondenza in particolare delle strade di cui agli allegati A e B”.

In relazione a questo “impegno” dell’Ordinanza n. 240/2019, vale a dire l’affissione del Pubblico Avviso nelle strade interessate dal provvedimento, l’amministrazione comunale e/o Municipale (a proposito a chi competeva?) non ha ritenuto di ottemperare a quanto in essa disposto.

E’, infatti, di tutta evidenza l’importanza di una comunicazione capillare alla cittadinanza interessata dal divieto di uso dell’acqua dei rubinetti da parte dell’organo che emette l’ordinanza di proroga, trattandosi di tutela della salute pubblica. La comunicazione de qua, non attiene solo alla forma o alla sensibilità, ma principalmente alla sostanza – la tutela della salute pubblica.

Il mancato avviso pubblico nelle vie interessate dal divieto, potrebbe indurre i cittadini a considerare concluso il divieto imposto già l’anno precedente e, quindi, ad utilizzare nuovamente l’acqua nelle abitazioni e nelle aziende agricole presenti in loco.

In altre parole, si è omesso di ottemperare ad una specifica norma dell’ordinanza, esponendo gli utenti ad un rischio per la salute, la stessa, che, con l’ordinanza si intendeva tutelare.

Siamo, quindi, di fronte ad un nuovo paradosso che non è semplicemente rivelatore dell’inefficienza dell’amministrazione in senso lato, ma potrebbe assumere anche un rilievo sotto il profilo delle responsabilità.

Una vicenda, a mio modesto avviso, grave e non trascurabile, che aggiunge il danno alla beffa per molti cittadini che vivono la criticità di una zona come Malborghetto nel quale l’utilizzo dell’acqua è vietato oramai da alcuni anni e le “strade”, non solo non vengono mantenute, ma si assiste all’avvilente rinvio di competenze tra Comune, Municipio e ARSIAL.

“Strade” (la dizione è usata per puro eufemismo, trattandosi di collegamenti viari con una serie infinita di buche, anche decisamente importanti!), che non solo servono i cittadini ivi residenti, ma vedono il passaggio di scuolabus e l’avvicendamento di turisti nel sito storico di Malborghetto.

Immagino che l’amministrazione comunale se risponderà, lo farà adducendo di aver provveduto alla pubblicazione dell’ordinanza sul sito e all’albo pretorio del Comune, sì da avere la “coscienza a posto”.

“Noi di Malborghetto”, sempre fieri dei nostri natali romani, ricordiamo con assoluta modestia che da questo luogo, oggi dimenticato dalle autorità politico/amministrative, ma non da Dio…l’Imperatore Costantino prese le mosse per la battaglia di Ponte Milvio, aprendo le porte alla Roma Cristiana.

Avv. Tiziana Verdini
In nome e per conto di molti cittadini di Malborghetto

VignaClaraBlog.it

5 COMMENTI

  1. Ma davvero esistono ancora situazioni del genere nel territorio della Capitale di una nazione dell’occidente industrializzato? in merito invece a quanto evidenziato nell’articolo dall’avvocato, con particolare riferimento al mancato rispetto dell’ordinanza nella parte che riguarda la comunicazione ai cittadini mediante affissione di pubblico avviso, la vicenda , se confermata, credo sia quanto meno “meritevole di approfondimento” da parte delle autorità preposte. E pensare che il Movimento 5 stelle aveva fatto del valore trasparenza verso i cittadini il suo principale cavallo di battaglia, quando invece il comune/municipio da loro governato omette di rendere trasparente il contenuto di una ordinanza che dovrebbe salvaguardare proprio la loro salute. Roba da non credere!!!!!

  2. Va bene i tempi lunghi per burocrazia , ma se in sei anni non si riesce neanche a definire gli espropri per la posa di tubazioni, significa che viviamo in un paese messo male. Dai precedenti articoli sul vostro giornale on line, apprendo che al momento esiste solo il progetto definitivo, quindi immagino che dovrà seguire quello esecutivo da parte di ACEA ATO 2 e presumibilmente dovrà essere indetta anche una gara d’appalto, poi l’affidamento lavori e forse solo allora l’inizio lavori della durata di 365 giorni, nella speranza che non sorgano ulteriori ostacoli e imprevisti ((quella è una zona di interesse archeologico che potrebbe comportare sospensioni e ritardi in caso di ritrovamenti archeologici. Insomma se tutto va bene dal I divieto all’uso dell’acqua alla soluzione del problema, potrebbero passare circa 10 anni. E’ un paese normale quello in cui per eseguire lavori necessari a garantire un bene primario si debba attendere un decennio???

  3. viene da chiedersi come mai Municipio e /o Comune non si sentano almeno in dovere di fornire chiarimenti, precisazioni o smentite. Siamo di fronte ad un’amministrazione silente non solo per non diffondere il contenuto dell’ordinanza, ma anche reticente nel fornire chiarimenti e/o smentire quanto “denunciato” dall’avv. Verdini su VCB. Evidentemente, l’assenza di smentita da parte dell’amministrazione su un fatto del genere, lascia immaginare che il contenuto dell’articolo sia del tutto fondato e veritiero. Con buona pace della trasparenza !!!!!!!!

  4. Nelle ordinanze del Sindaco e della Sindaca del Comune di Roma sui divieti per alcune aree di usare l’acqua per consumo umano viene spiegato che queste disposizioni vengono emanate in seguito ai risultati ottenuti dai controlli periodici e sistematici effettuati sulle acque o sulla rete di approvvigionamento idrico per tutta l’area comunale (nazionale).
    In alcuni casi i risultati di questi controlli rilevano quantitativi di sostanze dannose per l’uomo essere presenti in misura superiore alla norma e di conseguenza a tutela dei cittadini viene vietato il consumo dell’acqua per usi umani almeno sino a quando da successivi quotidiani controlli i quantitativi di queste sostanze dannose alla salute rientrano nei valori all’interno delle soglie o limiti stabiliti dalle normative.
    Nel periodo in cui vige il divieto di consumo di acqua per uso umano dovrebbe essere garantito alla cittadinanza interessata dai divieti la possibilità di avere acqua minerale o rifornimenti idrici di emergenza “gratuiti”, situazioni di normalità, emergenze che si possono verificare, si è comunque vicini ai cittadini di Malborghetto che per voce dell’Avv. Tiziana Verdini e della sua lettera piena di enfasi vivono questo momento con inaspettata reale disperazione crediamo ancora una volta per assenza di interlocutori politici ed istituzionali.
    Il Municipio XV si trova in Via Flaminia 872 00191 Roma.

  5. Non saprei dire se il comune ha garantito l’uso di acqua minerale in quelle zone, ma ricercando notizie su internet risulta effettivamente che a Malborghetto e in altre zone oggetto dell’ordinanza di divieto all’uso dell’acqua degli acquedotti ARSIAL, sono stati installati serbatoi dove i cittadini possono recarsi per attingere l’acqua in propri recipienti. Il fatto è che tutto ciò sarebbe tollerabile se avesse carattere temporaneo a seguito di una situazione di emergenza contingente, diventa inaccettabile invece se una tale indecorosa condizione deve essere sopportata dai cittadini per circa un decennio. Peraltro mi pare che l’articolo puntasse il dito anche e soprattutto sull’altra grave vicenda verificatasi, ovvero sulla mancata comunicazione alla cittadinanza “mediante affissone di avvisi pubblici” nelle zone interessate, aggiungendo al danno anche la beffa.

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