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Novità, la Cassia è wilderness

segnale-stradale

Chissà quante volte percorrendo un parco nazionale ci siamo imbattuti in un cartello stradale che indica la presenza di animali vaganti: orsi, lupi, cervi, caprioli, cinghiali e, nella migliore delle ipotesi, bestiame al pascolo brado.

Vedere lo stesso cartello da qualche tempo installato su via Cassia e su alcune strade limitrofe ci ha lasciati non poco perplessi; si tratta di un segnale verticale di “pericolo”, triangolare, bianco e rosso e con la sagoma di un “ungulato” che spicca un balzo. Come dire: occhio perché tra auto, bus, scooter e pedoni da un momento all’altro potrebbe schizzare fuori un qualche “selvatico”.

Ovvio che i cartelli sono stati messi da quando la presenza di cinghiali sulla Cassia e dintorni è diventata una costante oltre che un pericolo; l’aver messo questi segnali per avvisare gli automobilisti di una nuova minaccia nella città automobilisticamente parlando più pericolosa d’Italia, però come detto ci lascia perplessi.

Un atto dovuto? Oppure una sorta di “bandiera bianca” per dire: non possiamo fare altro. Perché il problema non è la segnalazione di “animali vaganti” come avviene nel Parco del Gran Paradiso o nel Parco Nazionale d’Abruzzo; lì è normale che accada. Il problema vero è che in una metropoli, salvo casi eccezionali, animali vaganti non ce ne dovrebbero essere, non è il loro ambiente naturale.

Forse più che mettere cartelli bisognerebbe togliere i rifiuti dalle strade dal momento che sono la ragione per cui siamo invasi dai cinghiali; fino a quando in giro vedremo vere e proprie “mangiatoie”  è scontato che  avremo cinghiali, gabbiani, ratti, cornacchie.

Resta il fatto che ogni  iniziativa destinata ad aumentare la sicurezza stradale deve essere  considerata in maniera  positiva anche  se questi cartelli esotici non faranno certo  diminuire la presenza dei selvatici e molto probabilmente neppure verranno notati dall’automobilista distratto. Se in definitiva rappresentano una misura corretta dal punto di vista delle norme della circolazione stradale  vanno  però necessariamente affiancati da provvedimenti concreti per limitare la presenza degli animali sulle strade, altrimenti serviranno a poco.

Ma al di là dell’utilità o meno resta comunque il fatto che in questo modo Roma, come le città del Canada, dell’Alaska o della Siberia, può aspirare a diventare “città-wilderness”.

Francesco Gargaglia

VignaClaraBlog.it

2 COMMENTI

  1. Vorrei segnalare che, in fondo a Via Silla, è stanziale, in quanto visto in diverse occasioni e differenti orari, un cinghialetto. Poiché si tratta di un cucciolo intorno ad un anno di età (mi sono documentato..) ed è insolito che tali esemplari vivano da soli, appare molto probabile che sia stato “adottato” da qualcuno. Che dire?

  2. Non credo si tratti semplicemente di un atto dovuto da parte dell’amministrazione di competenza, in favore della sicurezza degli automobilisti. Temo, per non dire che ne sono pressoché certo, che l’apposizione di questo tipo di segnaletica serva in realtà a garantire/tutelare, almeno in parte, non solo e non tanto i cittadini, bensì la stessa pubblica amministrazione e i suoi dirigenti da possibili richieste di risarcimento danni che possono essere attivate nei loro confronti a seguito di incidenti di questa natura. Prova ne è che nei bilanci regionali sono previsti appositi fondi per tali risarcimenti. La questione delle “responsabilità oggettive” delle pubbliche amministrazione è alquanto complessa e non sempre univoca. Sinteticamente diciamo che la responsabilità è in capo principalmente alle regioni o alle provincie, ma anche all’ente proprietario della sede stradale. L’apposizione dei cartelli per “Pericolo di attraversamento di fauna selvatica ” riduce notevolmente la possibilità di ottenere il rimborso da parte dell’ente responsabile o dal gestore della sede stradale evitando esborsi per la pubblica amministrazione. La questione è complessa ma forse questo può rappresentare uno spunto utile per approfondire questa importante tematica che sempre più riguarda non solo l’Hinterland, ma anche l’area urbana della capitale.

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