Home ATTUALITÀ Fermenti secessionisti, Ponte Milvio dal XV al II Municipio?

Fermenti secessionisti, Ponte Milvio dal XV al II Municipio?

piazza ponte milvio

In Campidoglio si vocifera di ridisegnare i confini dei Municipi. Nel XV si dibatte sull’applicazione all’area di Ponte Milvio delle prerogative di “città storica”.  Su Il Messaggero si disquisisce sull’ipotesi di staccare Ponte Milvio dal XV per annetterlo al II Municipio.

Fermenti, congetture, sogni nel cassetto? Tutto nasce da un fatto preciso, sembrerebbe circoscritto a una richiesta di “secessione” di un noto quartiere romano, Torre Spaccata, che vuole transitare dal VI Municipio, che attualmente lo govern,a per confluire sotto l’amministrazione del VII nella speranza di ricevere una maggiore attenzione in termini di lotta al degrado, all’abbandono dei parchi, allo stato devastato delle strade.

Ora, sull’onda di un fatto che sembrerebbe di semplice cronaca, Angelo Sturni, Presidente della Commissione Capitolina Statuto e Innovazione Tecnologica, comincia a riflettere riconoscendo che la questione investe l’”identità territoriale dei quartieri” e decide di avviare una verifica sui quindici Municipi e sulla possibilità di altre richieste simili nel territorio comunale.

La vicenda approda pochi giorni fa sulle pagine del Messaggero dove viene intervistato anche Paolo Salonia, portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio. L’occasione è quindi ghiotta per chiedergli  come sia andata e se veramente la secessione di Ponte Milvio abbia un minimo di senso logico.

Un concept, un progetto, un obiettivo da discutere

“Vengo interrogato da Laura Bogliolo, giornalista de Il Messaggero, sull’ipotesi di esportare la secessione nel XV, “staccando” Ponte Milvio e l’area circostante chiedendo l’annessione al vicino, indiscutibilmente con esso più omogeneo e compatibile, II Municipio. Replico definendola suggestiva. In verità, continuando a riflettere sull’ipotesi, questa è molto di più” spiega Salonia sostenendo che si tratta di un “concept, un progetto, un processo non sappiamo quanto lungo, probabilmente un obiettivo da discutere, sul quale confrontarsi con tutti gli stakeholder interessati, infine, se condiviso, da raggiungere”.

“Rappresenta una grande occasione per ri-discutere sul significato di città, sui suoi valori identitari, sulla struttura urbana, ma anche sui servizi e sul decoro, affrontando cioè quei temi strutturanti la qualità della vita dei cittadini, temi e argomenti troppo spesso accantonati per lasciare frettolosamente spazio a scorciatoie burocratiche che si limitano a declinarli in linee tracciate sulle cartografie lasciandosi guidare da percorsi stradali, ostacoli morfologici e altri “indicatori” poco conformi ad una complessiva “idea di città”. In una parola, solitamente nei nostri amministratori manca la vision.”

“All’interrogativo che mi è stato posto dalla giornalista del Messaggero – continua Salonia – ho anche immediatamente aggiunto la considerazione “siamo più simili al Centro che a Cesano”, frase persino ovvia se solo pensiamo all’estensione territoriale dello stesso XV Municipio, ma anche e soprattutto alla direzione centrifuga di tale estensione, verso Nord ben oltre il GRA. Dunque questo si espande intercettando vaste periferie, abusive e non (queste ultime a volte quasi peggio delle prime), fino a vaste aree a diversa vocazione dove ancora si riesce a percepire minimamente l’interfaccia città/campagna, territori irrisolti nella loro destinazione e, quindi, riconoscibilità”.

“Qui, più facilmente, nascono precise tipologie di disagio sociale aggravate dalla endemica mancanza di servizi di qualsiasi genere, dalla grottesca invasiva presenza di nuove costruzioni totalmente caratterizzate da standard affatto compatibili con la domanda abitativa che quei lembi estremi di città esprimono”.

“Sappiamo bene che oggi è ben più complesso il sistema di interdipendenze in un’area molto vasta come questa, rispetto alla quale i grandi problemi della vita collettiva (uso del suolo, trasporti, altri servizi di cittadinanza, insediamenti produttivi, produzione e condivisione della conoscenza) si pongono e richiedono soluzioni differenziate. su scale territoriali differenti. Quindi, nella mia risposta “siamo più simili al Centro che a Cesano” ho voluto alludere esplicitamente al così fortemente differente carattere di “stratificazione storica estesa” di Ponte Milvio che ci riporta immediatamente all’”immagine di città” peculiare delle zone di quella che viene modernamente definita Città Storica, come concetto estensivo di Centro Storico  e, dunque, soprattutto alla necessità di salvaguardia di questi caratteri (quello che ancora si è salvato) e agli strumenti gestionali necessari che passano, primo tra tutti, per l’annoso problema del riconoscimento dell’area di Ponte Milvio all’interno della stessa Città Storica”.

“Anche per conservare (tardivamente) quel che rimane della dimensione tradizionale del tessuto commerciale composto da botteghe e piccoli negozi che caratterizzano da sempre questi luoghi storici e quindi i valori protetti dalla Costituzione della Repubblica Italiana. Restiamo solamente su questo specifico aspetto per analizzare l’ipotesi. Sappiamo tutti che moltissimi altri ve ne sono e andranno affrontati, nella consapevolezza della profonda disomogeneità di situazioni urbane e territoriali che l’estensione del XV, come sopra scritto, naturalmente introduce”.

Ponte Milvio = Centro Storico

“Ponte Milvio e il suo intorno devono essere amministrati, garantiti e tutelati da un apparato amministrativo puntualmente finalizzato e non generalista, riscontrabile proprio nel corpus degli specifici provvedimenti normativi  che, per alcune precipue parti di città, vengono progettati e assunti  ai diversi livelli decisionali, locali, centrali, nazionali, anche sulla base di raccomandazioni internazionali (UNESCO)”.

“Innegabilmente su questa parte di città, infatti, a causa della tipicità del tessuto urbano che contempla testimonianze storico-monumentali e naturalistiche, grazie alla forte ed avvertita presenza del fiume Tevere e dell’ancora esistente copertura arborea, edilizia abitativa anche storica e di pregio, segni evidenti di stratificazioni diacroniche della crescita della città, attività commerciali di diversa natura ma pericolosamente avviate verso una omologazione monofunzionale di somministrazione di cibo e bevande, si concentrano e si sovrappongono diverse dinamiche, a volte tra loro conflittuali, che necessitano di essere sapientemente armonizzate al fine di rendere tra loro compatibili i quadri esigenziali delle diverse “utenze”, cittadini residenti e lavoratori, visitatori occasionali, turismo più o meno organizzato, con la conservazione del patrimonio costruito, dell’assetto complessivo e, infine, del genius loci ancora così riconoscibile”.

“La vicenda amministrativa degli ultimi decenni, sia a livello comunale che circoscrizionale prima e municipale dopo, ha dimostrato quanto meno un notevole affanno nel riuscire a governare quest’area nel rispetto delle sue peculiarità ed esigenze, con un costante susseguirsi di comportamenti decisionali ondivaghi – se non tenacemente immobilisti – spesso sicuramente schizofrenici, comunque mai risolutivi di solamente almeno una delle problematiche espresse.”

“Solo per citare qualche esempio: licenze commerciali, destinazioni d’uso improprie, canne fumarie, superfetazioni, nuovo edificato fortemente impattante, mobilità paralizzata, sosta selvaggia non contrastata dall’adozione delle “strisce blu”, invasioni domenicali di orde barbariche di hooligans per gli eventi cosiddetti sportivi, movida selvaggia con  esplosioni di decibel e fuga dei residenti.”

“Sicuramente incapacità e assenza di volontà politica, lo sappiamo e le controverse posizioni delle Amministrazioni che si sono succedute lo testimoniano, ma anche mancanza di strumenti di governo specifici. Prendiamo, per esempio, il caso recente della Deliberazione Comunale n. 47  relativa al Regolamento per l’esercizio delle attività commerciali ed artigianali nel territorio della Città Storica che risulterebbe fondamentale per arginare una delle problematiche più invasive e preoccupanti che affliggono la zona e legata al fenomeno della movida e alla bulimica presenza di offerta della somministrazione inconsulta di cibo e bevande, che significa bevande alcoliche anche ai giovani ben al di sotto di determinate fasce d’età”.

“Ebbene, questo rappresenterebbe importante e basilare strumento per governare il fenomeno, almeno per contenerlo soprattutto se adoperato in sinergia con altri provvedimenti. Ma – ahimè – non sarà applicabile poiché, nell’elenco allegato delle zone ricomprese nel perimetro della Città Storica per il quale la Delibera sarà valida, Ponte Milvio e strade limitrofe, già contemplati nella Deliberazione della Giunta Municipale n. 32 del 14/11/2016, non sono stati accolti per parere negativo dei 5S. Nè, ad oggi, si è potuta registrare una convinta, tenace e continua azione del XV Municipio verso il Comune per ottenere, in modo chiaro e definitivo, l’immissione dell’area all’interno della Città Storica tout court.”

“Il II Municipio si connota come margine importante del Centro Storico propriamente detto, comprendendo nel suo territorio quartieri importanti nella storia di Roma diventata Capitale d’Italia, dotato inoltre della significativa presenza di infrastrutture e servizi urbani strategici per la città, ad iniziare da quel cuore pulsante per la cultura cittadina rappresentato dal Parco della Musica.
Il suo stesso reticolato urbano si apparenta fortemente con la morfologia dell’area di Ponte Milvio immediatamente adiacente, né la presenza del fiume che scorre tra Flaminio e Torretta del Valadier può essere intesa come discrimine o cesura, quando viceversa rappresenta elemento comune di contiguità spaziale, naturale e identitaria”.

“A questa riconoscibile condivisione identitaria si associano strutturalmente le analogie profonde delle problematiche che interessano i due territori contigui e va riconosciuta la diversa propensione, abitudine ed esperienza dell’Amministrazione del II Municipio ad affrontarle, anche in forza della intrinseca omogeneità del territorio amministrato e del più efficace e puntuale apparato normativo del quale poter disporre in quanto larga parte del suo stesso territorio è già riconosciuto come Città Storica”.

Attuali confini del XV? Un “deficit di sistema”

“Concludendo la riflessione sul vasto tema che si pone nella apparentemente semplice domanda posta sull’ipotesi di “secessione”, si riscontra un deficit di sistema che ha ispirato un disegno dei confini municipali distratto e non sufficientemente sensibile al contesto che non è stato approfondito e conosciuto come avrebbe meritato.
Sicuramente non appare ispirato a quei principi sottesi nell’articolato della Legge Regionale del 30 luglio 1996 – Disposizioni in materia di circoscrizioni comunali, nel quale in rispetto degli articoli 117 e 133 della Costituzione, ad esempio, all’Art. 4, destinato alle Modifiche delle Circoscrizioni, a proposito della ridefinizione dei confini si raccomanda di porre attenzione a “…quando ricorrano esigenze toponomastiche, storiche, culturali o turistiche…”.

“Diventa dunque inevitabile ricondurre questo deficit sistemico a un ritardo nella definizione di politiche volte a creare condizioni favorevoli allo sviluppo armonico nei diversi ambiti territoriali; politiche che passano per l’adeguamento dei sistemi istituzionali, per sfruttare quel valore aggiunto che i singoli territori possono esprimere; e in particolare gli specifici ambiti urbani, in quanto aree a forte connotazione nei quali si ritrova la massima concentrazione del capitale materiale e immateriale di una città”.

“Il Comitato Abitare Ponte Milvio, convinto della validità di una simile ipotesi progettuale, intende affrontare con rigore, criterio scientifico e metodo democratico il tema, coinvolgendo la popolazione interessata in un percorso partecipativo di confronto, anche con le due Amministrazioni interessate e le strutture comunali preposte, al fine di condividere scelte definitive che, comunque, siano in grado di segnare con forza una soluzione di continuità rispetto all’inaccettabile status quo.”

Paolo Salonia – Portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio

VignaClaraBlog.it

8 COMMENTI

  1. Non mi sembra che alcune aree attualmente ricadenti nel ii Municipio ne abbiano tratto grande giovamento; penso al degrado di piazza Mancini e dintorni e del Villaggio Olimpico. Vero è che i confini del Comune di Roma sono troppo estesi, in particolare quelli del xv Municipio.

  2. Ma per favore!!!!!!!!! i problemi di Roma e dei suoi municipi non si risolvono spostando i confini, ne spostando i “problemi” oltre questo o quel confine, ma affrontando i specifici problemi (sporcizia, degrado delle strade etc etc). Per fare questo servirebbero maggiori risorse per la capitale e una classe dirigente comunale e municipale degna di questo nome. Quella che andrebbe spostato, in realtà, non è un confine geografico, ma la gran parte di classe dirigente che ha governato Roma negli ultimi 15/20 anni.

  3. Appartengo a quelle persone che non hanno mai compreso le ragioni che hanno portato, in epoca moderna, a definire come confini amministrativi, il corso di un fiume come limes. Ancor più quando questo fiume ha dei ponti che per loro natura uniscono, popolazioni ed esigenze, al di qua e al di là del corso d’acqua. Ben venga quindi, una valutazione storico culturale, quanto prestazionale di servizi, per stabilire il miglior posizionamento del confine del XV.
    Chi la deve guidare? certamente l’Amministrazione, coinvolgendo i cittadini, sembra ovvio. La partecipazione alla cosa pubblica deve divenire un usuale costume civile. Ha dei passaggi formativi e questo potrebbe essere uno. Sono pertanto favorevole a mettere in atto procedure per esaminare seriamente la questione. Non sono invece favorevole a ridurre la cosa a speranzosa e illusoria fuga da un degrado.

  4. Il xv municipio, il più vasto di Roma, dovrebbe terminare verso nord col G.r.A.altezza Cassia e al limite inglobare l’area LaGiustiniana,ma non è accettabile che ricomprenda La Storta, Olgiata e perfino Cesano!!

  5. Sono perfettamente d’accordo coll’Avvocato Daniele; mi sembra ovvio che Cesano abbia delle esigenza diverse dal resto del territorio. Non dimentichiamo inoltre che il XV ha anche un’enclave sul lago di Bracciano, fra Anguillara, Trevignano ed il lago di Martignano, con alcuni metri della sponda di quest’ultimo. Sarebbe opportuno e democratico indire un referendum. Credo comunque che, di fronte al destino dell’ex favela di Via Castelnuovo di Porto, gli abitanti della Storta, Olgiata e Cesano si possano sentire assolutamente estranei.

  6. Per quanto possa sembrare strano, è proprio dal punto di vista storico che Cesano e Ponte Milvio hanno punti in comune. Sono infatti gli unici (insieme a Isola Farnese) esempi rimasti di borgo medievale nel territorio di Roma Capitale….

  7. Che Cesano si configuri, sotto molti punti di vista, più come un comune simile ai tanti che lo circondano ( Formello -Anguillara etc) che non come parte della capitale è assolutamente vero. D’altronde già in passato si svolse un referendum per la sua autonomia da Roma, che non ebbe esito favorevole. Sul piano storico è pero altresì vero quanto sostiene Francesco. Più forzata mi sembra l’esclusione di La Storta, senza considerare che se, come sostiene Luca Daniele il confine dovesse coincidere sostanzialmente con il GRA, allora andrebbe esclusa anche l’Olgiata. Labaro Prima Porta, Santa Cornelia Valle Muricana. Continuo a pensare che stiamo discutendo (io compreso) del nulla rispetto ai tanti e gravi problemi della Capitale, che non si risolvono semplicemente spostando i confini.

  8. Scusate, ma qual’è il “borgo medievale” di Ponte Milvio? A parte il ponte, le abitazioni più datate mi risulta che siano dei primi del ‘900, mentre la chiesa risale agli anni ’30.

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