Home ATTUALITÀ “Perché no? E altre storie” di Vanni Picecco, scrittore di Roma Nord

    “Perché no? E altre storie” di Vanni Picecco, scrittore di Roma Nord

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    Perché no? E altre storie”, un libro scritto da Vanni Picecco, residente a Roma Nord. Abbiamo incontrato l’autore che ci ha illustrato i punti focali che caratterizzano la sua opera, analizzandone la trama in maniera generale e interpretandone alcuni passi.

    Il libro è diviso in 6 capitoli: i primi tre costituiscono una sorta di trilogia, al cui centro vi è una vicenda di tradimento coniugale. In ognuno di questi tre capitoli viene illustrata la storia dal punto di vista dei vari personaggi coinvolti, ovvero il marito traditore (Claudio), l’amante (Michela) e la moglie tradita (Anna). Durante il racconto vengono delineate le caratteristiche di ciascun personaggio e le vicende che portano i tre protagonisti a legarsi tra loro.

    Il fato risulta essere l’elemento determinante di tutta la storia, poiché porta Claudio e Michela a rincontrarsi per puro caso dopo circa vent’anni. Particolarmente dettagliati sono i loro incontri e i loro dialoghi passati, che vengono rievocati nei pensieri dei due amanti. Molto forti sono i dubbi che attanagliano l’animo di Claudio, indeciso se concedersi la prima “scappatella” con Michela da uomo felicemente sposato, oppure rimanere fedele alla sua famiglia e, soprattutto, a sua moglie Anna. Proprio quest’ultima inizia a nutrire seri dubbi sulla fedeltà del marito, complici alcuni indizi rinvenuti sul cellulare e su alcuni bigliettini: la donna, protagonista del terzo capitolo, cercherà di scoprire la verità su questa intrigata vicenda.

    Il quarto racconto riprende il tema del fato, pur non facendo parte della prima trilogia. La storia si delinea attraverso le vicende di un famoso scrittore, Gianni, nel pieno di una crisi lavorativa dovuta al blocco dello scrittore. I suoi libri precedenti hanno riscosso un notevole successo, tanto da ricevere un’offerta da un’importante casa editrice, in cui lavora Antonio, grande amico ed editore di Gianni.

    Proprio Antonio informa il protagonista che il suo ultimo libro ha subito un drastico calo delle vendite, consigliando a Gianni di prendersi un periodo di pausa e tornare da lui solo dopo aver sviluppato qualche idea interessante. In uno dei suoi momenti di svago, Gianni incontra in una libreria, per puro caso, Veronica, giovane ed attraente ragazza che sembra essere uscita da uno dei suoi libri. I due iniziano una simpatica frequentazione che riserverà non poche sorprese nel futuro di Gianni.

    Il quinto racconto narra la vicenda di un uomo di nome Valerio, che riceve dal padre e dalla zia una casa di famiglia in un paesino del Lazio. Valerio viene a conoscenza del fatto che in quella casa aleggi l’ombra del fantasma di una ragazza, Niobe, scomparsa molti anni prima in circostanze misteriose. L’uomo non crede ai fantasmi, ma sarà proprio lo spirito di Niobe a guidarlo nella risoluzione del mistero.

    Il sesto ed ultimo racconto tratta la tematica tristemente contemporanea del degrado di Roma: è la storia di una persona del futuro che, alla fine di questo secolo, ritrova dei vecchi carteggi lasciati dal nonno nel 2030, che riportano appunto il degrado della Capitale. Si racconta di come la corruzione politica abbia portato lo Stato, dopo anni di gravi tassazioni, a vendere i monumenti artistici italiani più importanti, così da rimpolpare le casse statali.

    Così, in meno di 200 pagine, Vanni Picecco, attraverso uno stile di scrittura molto semplice e scorrevole, ci racconta storie particolarmente diverse tra loro, spaziando dal genere favolistico a quello di critica sociale con una disarmante facilità.

    Due chiacchiere con l’autore

    Vanni Picecco, classe 1951, risiede a Roma ed ha lavorato per quarant’anni nel comparto bancario. Oltre a quest’ultimo da noi recensito, l’autore ha pubblicato altri libri, tra cui “Il banco delle autorità” e “Il vento e i fili d’erba”, entrambi per Robin Edizioni.

    Come è nata l’idea del suo libro e del titolo così particolare?

    L’idea è nata frequentando il circolo letterraio “Bel-Ami” a Roma, dove in un certo momento è stato proposto di mettere giù l’intelaiatura di un racconto e proprio dopo aver scritto l’intelaiatura mi sono chiesto: ”Perché non lo scrivo questo racconto?”. E in quattro mesi e mezzo ne ho scritti sei, arrivando a quasi duecento pagine di libro.

    Per quanto riguarda il titolo, questo “perché no” è spesso presente come intercalare nei primi tre racconti e richiama un po’ le leggi del caso che sono il filo conduttore della trilogia e del quarto racconto. Oltretutto questo intercalare chiude come ultima frase il terzo capitolo.

    In che tipo di generi letterari includerebbe i suoi racconti?

    Li racchiuderei in diversi generi: i primi tre che compongono la trilogia trattano tematiche di vita quotidiana, come il tradimento coniugale, e i personaggi si possono facilmente incontrare in qualsiasi angolo di strada.

    Come detto in precedenza, il fato risulta molto importante sia nella trilogia che nel quarto racconto, in quanto lo ritengo un fattore dominatore nella vita di ognuno. Il quarto e il quinto racconto hanno dei tratti vagamente favolistici, mentre l’ultimo è dedicato principalmente alla fanta-politica.

    C’è un racconto in particolare che ha destato più difficoltà rispetto agli altri?

    Nessuno in particolare, sono andato spedito come una Ferrari. L’ultimo racconto, che ritengo estremamente violento, l’ho scritto in tre giorni e mezzo e più cercavo di limarlo più i contenuti si inasprivano e non ho avuto pietà per nessuno.

    Ci tengo a precisare che la critica dura che rivolgo alla città di Roma non riguarda una classe politica ben precisa, ma più in generale è rivolta  a tutti coloro che hanno reso questa città così degradata e così difficile da vivere quotidianamente.

    Quali motivi dovrebbero spingere un lettore ad acquistare il suo libro?

    Primo fra tutti ritengo la varietà di temi che vengono trattati, dal fantasy più puro, a tematiche molto più realistiche. Le persone che lo hanno già letto hanno particolarmente apprezzato lo stile in cui è stato scritto, uno stile garbato, colloquiale e veloce. Ho prestato molta attenzione alle frasi secche e veloci, perché il primo scopo di chi scrive è di non annoiare chi legge, senza tralasciare gli incipit che sono altrettanto importanti.

    Emiliano Angelucci

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