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    Monterotondo e la storia dell’aratro

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    Siamo transitati centinaia di volte lungo la Via Salaria e ogni volta ci siamo chiesti cosa rappresentasse quel piccolo monumento con sopra un aratro in bronzo; oggi ci siamo finalmente fermati per indagare e cercare di svelare così un piccolo mistero.

    Sulla Via Salaria, dopo Monterotondo scalo e prima della grande area industriale, sulla sinistra (andando verso Rieti) ci sono dei grandi pini disposti a semicerchio con all’interno un piccolo monumento. Un parallelepipedo in travertino con sopra un aratro in bronzo. Sulla fronte del monumento disposte verticalmente delle piastrelle colorate riportano il nome di numerose nazioni: Italia, USA, Francia, Finlandia.

    La scritta sul monumento, realizzata con piccole lettere metalliche non c’è più, rimangono solo minuscoli frammenti che impediscono di capire di cosa si tratti.

    La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di chiedere alle persone che abitano nei pressi, ma inutilmente; quell’area urbana nata probabilmente per ospitare gli operai che lavoravano alle Fornaci di Vallericca oggi ospita famiglie per lo più giovani.

    Poi, casualmente ci siamo imbattuti in una signora anziana che ci ha messi sulla  strada giusta: ci ha parlato di una manifestazione svolta negli anni ’70 da contadini provenienti da tutto il mondo (o quasi). Forse una gara di “aratura”.

    aratro-monterotondo2Il piccolo mistero stava per essere svelato; qualche ricerca mirata sul web ed ecco apparire la foto di una manifesto del 1960 che annunciava l’8° Campionato Mondiale di Motoaratura con la partecipazione di ben 16 nazioni.

    Nel 1960 quei luoghi dovevano essere incredibilmente belli: la Salaria era una stretta strada statale con i paracarro bianco-neri e poco traffico; la campagna verdissima, coltivata a grano e mais, era tagliata in due, come una ferita, dal corso del Tevere; gli antichi casali erano abitati dai braccianti e le loro famiglie e le stalle ospitavano ancora numerosi capi di bestiame.

    Oggi il paesaggio si è radicalmente trasformato: i casali restaurati ospitano una rivendita d’auto o un centro di soccorso dell’ ANAS con tanto di eliporto; non c’è più soluzione di continuità  tra Monterotondo alto e lo scalo dove l’edilizia residenziale ha avuto un sviluppo incredibile; gran parte di quei vasti campi ancora sopravvive grazie al terreno fertile della Valle del Tevere e la disponibilità di acqua per l’irrigazione.

    Sopravvive anche quel piccolo monumento circondato da una corona di pini a ricordo di un competizione mondiale che, a detta dell’anziana signora, ha visto l’Italia vincere.

    Di questo primato non abbiamo trovato traccia ma ci piace pensare che sia andata proprio così; d’altra parte il nostro paese vanta una antica civiltà e tradizione contadina e una lunga esperienza nella costruzione di macchine agricole.

    I Campionati Mondiali di Motoaratura, nati negli anni ’50 ancora si svolgono e nel 2018 le gare di “aratura competitiva” si sono svolte in Germania; ma prima ancora in Croazia, Rhodesia, Canada, Svezia.

    Quel piccolo monumento dimenticato sulla Via Salaria meriterebbe forse qualche cura in più e un piccolo restauro; non sarebbe neppure male se qualcuno (Comune di Monterotondo, CNR, Confagricoltura…) si facesse carico di allestire un pannello illustrativo per spiegare, a chi intendesse fermarsi, perché quell’aratro in bronzo da 59 anni se ne sta appollaiato su quel parallelepipedo di travertino.

    In fin dei conti si è trattato di una competizione “mondiale” vinta dagli agricoltori italiani: anche se non siamo sicuri non si fa certo peccato a crederlo.

    Francesco Gargaglia

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