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Roma senza rondini “nun se po vedé”

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Si dice che “una rondine non fa primavera”; ma una primavera senza rondini che primavera è? Perché non c’è dubbio che la bella stagione sia arrivata ma fino a poche ore fa sembrava priva di chi ha il compito di annunciarla.

Le piante e le siepi sono in fiore, gli alberi si stanno ricoprendo di gemme e foglioline, il glicine è fiorito e satura l’aria di un profumo intenso, i campi sono verdi: insomma la natura ha cominciato, nonostante il perdurare del maltempo, a risvegliarsi. Ma le rondini?

Gli anni passati di questi tempi avevano già raggiunto la capitale e sugli ampi prati dei parchi di Roma Nord sfrecciavano rondoni e balestrucci. Forse l’orologio biologico dei migratori era in ritardo, oppure le condizioni del tempo hanno posticipato le partenze, fatto sta che il cielo fino a poche ore fa era deserto.

Che le rondini in arrivo in Italia siano sempre di meno è un fatto ben noto: inquinamento, distruzione degli habitat, anomalie nei fenomeni meteo, danneggiamento dei nidi hanno ridotto di molto il numero degli esemplari in arrivo nel nostro Paese. Si stima infatti che dei 16 milioni di rondini che un tempo raggiungevano l’Italia ora ad arrivare sia uno scarso 50%.

Incuriositi da questa assenza, ci siamo mossi verso la Riserva dell’Insugherata per raggiungere la vallata adiacente al Fosso dell’Acqua Traversa. E lì le abbiamo incontrate: contr’ordine, le rondini son tornate. A centinaia le abbiamo viste sfrecciare velocissime radenti al suolo; il ventre biancastro, il dorso di un azzurro metallico e l’assetto tipico del volatore acrobatico.

Si tratta di rondini comuni (l’Hirundo rustica), più piccole del Rondone e più grandi del Balestruccio, arrivate da poco dal continente africano e sicuramente affamate. Esse migrano dall’Africa ad inizio primavera perché devono avere il tempo sufficiente per effettuare due cove; giusto il tempo per rendere autonoma la seconda figliata e inizia il loro viaggio di ritorno. Purtroppo il consumo scriteriato di territorio che si fa in Italia e nel Lazio (tra le regioni che ne consumano di più) non facilita  il ciclo biologico di questi migratori che però, nonostante le difficoltà che siamo in grado di creargli, tornano sempre.

Bene, le abbiamo viste involarsi verso la città e quindi possiamo tirare un sospiro di sollievo: la capitale senza rondini “nun se po vedé”.

Francesco Gargaglia

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2 COMMENTI

  1. Il linguaggio romano se guidato da una presentazione colta è incisivo nella comunicazione e un piacere umano storico e semantico. Usiamolo con parsimonia è un bene prezioso.

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