Home FLAMINIA Saxa Rubra: la Fornace Mariani e le Everglades di Roma Nord

Saxa Rubra: la Fornace Mariani e le Everglades di Roma Nord

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In zona Saxa Rubra, sulla destra della Via Flaminia prima del GRA e proprio di fronte al centro di produzione della RAI,  c’è una vasta area che a partire dagli anni ’40 ospitò numerose fornaci per la produzione di laterizi.

L’acqua del Tevere e l’argilla delle sponde fornirono la materia prima e così per quasi trent’anni, fino all’avvento dei laterizi in cemento, le fornaci prosperarono dando lavoro a tanti operai che si stabilirono a Labaro e Prima Porta. Oggi di quelle fornaci rimangono solo poche strutture malandate e un’alta ciminiera.

Qui sorgeva uno degli impianti più grandi di proprietà della famiglia Mariani; cessata la produzione la fornace divenne il set di tantissimi film polizieschi (Squadra antiscippo, Squadra antifurto, Il gobbo, Quel maledetto treno blindato, Il giorno del cobra, Squadra antiraket). Pellicole d’azione con una trama semplice che non aveva nulla a che vedere con i polizieschi di oggi e l’ambiente della fornace, con le sue cavità misteriose, ben si prestava a quel genere di storie.

Tra queste mura, ci dice un anziano residente, fu girata anche una pellicola ambientata in alto mare; la fornace fu magicamente trasformata in una nave con oblò, scalette e salvagenti anulari.

Oggi della Fornace Mariani non resta quasi nulla eccezion fatta per la slanciata ciminiera; solo muri e tetti pericolanti e tantissimi rifiuti lasciati da chi ha abitato questi locali fino a quando il pericolo di crollo non li ha definitivamente sloggiati. Eppure in più occasioni si è pensato di recuperarla e diverse sono state le tesi di laurea discusse  sull’argomento.

Nel frattempo, i resti della fornace confinano con una vasta piana che anni fa ha rischiato di trasformarsi in un grande condominio; se fossero state aggiudicate le Olimpiadi del 2020 qui sarebbe sorto il nuovo Villaggio Olimpico. Se pensiamo alla fine che ha fatto il Villaggio Olimpico del Flaminio tutto sommato possiamo dire che ci è andata bene.

Questo terreno, compreso tra il Tevere e la sponda tufacea di Saxa Rubra, potrebbe avere grandi potenzialità anche se per il momento serve solo da pascolo a qualche pecora e qualche mucca. Di chi siano questi terreni non è chiaro, chi dice del Comune chi dice della Rai ma indipendentemente dalla proprietà questo terreno potrebbe essere trasformato, con pochi investimenti, in un grande parco naturalistico con piste ciclabili, piste per il ciclo cross, un’area umida e tantissimi alberi.

Siamo entrati attraverso uno dei numerosi varchi nella rete che delimita l’area raggiungendo poi l’impluvio dove si è creata una vera e propria palude con alberi di pioppo e grandi pozze d’acqua.

Un ambiente selvaggio e inquietante; se da queste Everglades nostrane dovesse venire fuori un alligatore non ci sarebbe in fondo nulla di strano. Impossibile dire se si tratta di acque piovane o delle acque del Tevere che in qualche modo raggiungono questa depressione fatto sta che non ci vorrebbe molto a farne una curata area umida.

D’altra parte tutta l’area oggi versa in una condizione di grande abbandono con alberi rinsecchiti, reti arrugginite, rifiuti e una grande discarica tra la ciclabile e il parcheggio dei bus.

Se è vero che la piana di Saxa Rubra deve essere preservata dall’edificazione è altrettanto vero che abbandono e trascuratezza non favoriscono certo la salvaguardia del territorio.

Lo spettacolo che si osserva dalla pista ciclabile oggi  è tanto grandioso quanto miserevole; a destra il Tevere con quello che rimane della campagna romana; a sinistra un lembo di Agro Romano con una ardita ciminiera che svetta su una prateria al cui interno c’è una inquietante palude. Il tutto condito da rifiuti.

Francesco Gargaglia

6 COMMENTI

  1. Il terreno con gli immobili fatiscenti fino al 2010 erano della RAI. Ai tempi di Veltroni volevano realizzare 90000 MC per fare uffici della Rai poi non se ne è saputo più nulla.

  2. L’archeologia industriale è fonte di reddito e fulcro di interesse culturale e turistico in ogni parte del mondo. Noi… no, non è elegante… è “roba vecchia”. Ma, bisogna anche ammettere, in un paese dove un tendone da circo crea tutti i problemi che ha creato il far esibire il Cirque du Soleil nell’area di Tor di Quinto… chi può essere così pazzo da investire nella Fornace Mariani, o nell’area accanto a Sgaravatti sulla Cassia Antica?

  3. Per chi segue le vicende politiche e sopratutto quello che viene detto dagli esponente politici di maggior livello, di livello come ad esempio Massimo D’Alema oppure Silvio Berlusconi ed anche Gianfranco Fini ed altri si parlerebbe di identità Nazionale piuttosto che di archeologia industriale o edilizia. Nulla vieta a ristrutturazioni importanti di rimettere in moto realtà produttive come la Fornace suddetta ed essere allo stesso modo realtà occupazionale, economica ed identitaria, ma forse è tutto troppo faticoso e complicato.

    • Se lei cita tra gli “esponente politici di maggior livello … Massimo D’Alema … Silvio Berlusconi ed anche Gianfranco Fini” credo sia lei a vivere in tempi di “archeologia politica”. Sia inteso senza offesa per i suddetti (ex) esponenti politici e, ovviamente, per lei.

  4. Tutto è relativo e anche il livello dei tre politici citati da Leosc, dipende molto dal termine di confronto al quale si intende fare riferimento. Se paragonati a personalità come De Gasperi, Berlinguer, Nenni Moro, Almirante etc allora credo abbia pienamente ragione Sor Chisciotte. Se invece il paragone è con gli attuali presunti “leader” come Di Maio, Di Battista, Toninelli, Salvini e potremmo continuare a lungo con la lista, allora ritengo che abbia ragione Leosc.

  5. La storia delle fornaci di Labaro, di cui la Mariani è l’esempio più riconoscibile grazie alla ciminiera che stoicamente ancora resiste all’abbandono, è ricca di tanti edifici attivi fino agli anni ’60. La parte più affascinante e più resistente sono i forni Hoffmann (le gallerie misteriose citate nell’articolo), che servivano alla graduale cottura e successivo raffreddamento dei laterizi. La fine di questi edifici così specializzati è stata purtroppo segnata proprio dalla loro parte più tecnologica, in quanto l’avvento dei moderni forni a tunnel ha fatto velocemente diventare obsoleta e antieconomica la produzione con i forni Hoffmann. I tunnel venivano continuamente murati e riaperti, separati in tante camerette nelle quali si stoccavano i laterizi da cuocere e alternativamente si accendeva “a giro” il fuoco nelle camerette vicine, con una cottura e un raffreddamento graduale dei prodotti. Il combustibile si calava dall’alto, dal fuochista (maestranza altamente specializzata, che si tramandava i segreti da padre in figlio), camminado sopra i forni, protetti dalle capriate a grandi luci in legno, di cui si intravede ancora qualche resto.
    I film citati nell’articolo sono stati però tutti girati in un’altra fornace, oggi scomparsa, detta “La Piramide o “Del Vignola”, che si trovava esattemente dove ora sorge il capannone “Dell’ Altra Moda”. Se cercate in rete troverete una bella ricerca con tanto materiale fatta sul sito davinotti che si occupa proprio di andare a rintracciare i siti di film famosi, alla quale ho in parte partecipato anch’io quando ero ancora uno studente di architettura che voleva fare la tesi sulla fornace Mariani ed ero alla ricerca di materiale storico.
    Purtroppo lo stato di abbandono in cui verte oggi la fornace è tale da rendere veramente difficile ed impegnativo un restauro dell’edificio, forse i forni si potrebbero salvare, almeno come memoria di tecniche produttive oggi scomparse.
    Anche le “everglades ” dell’articolo avevano una funzione, in quanto erano i bacini di macerazione in cui venivano preparate e “messe a bagno” le argille prima della produzione dei mattoni. Si potrebbero recuperare anche queste parti assecondando la loro vocazione naturale ad essere trasformate in laghetti e specchi d’acqua, a servizio di un possibile parco lineare a fianco del tevere, includendo tutti gli elementi di cui è ricco il nostro territorio: i reperti antichi (ad esempio la tomba del Gladiatore ai Due Ponti e la Villa di Livia, per citarne due tra i più importanti), il fiume Tevere e le aree verdi limitrofe, la ciclabile e l’archeologia industriale.

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