Home ATTUALITÀ Rosanna Oliva, indomabile ragazza degli anni ’50

Rosanna Oliva, indomabile ragazza degli anni ’50

rosanna oliva

Lo sapevate che fino al 1960 alle donne erano proibite le carriere pubbliche, come quella in magistratura? Il perché ce lo ha spiegato Rosanna Oliva, 84 anni, indomita battagliera da decenni residente a Vigna Clara, che ha lottato e lotta ancora adesso per i diritti delle donne e per dare concreta ed effettiva applicazione al principio di eguaglianza come sancito dalla nostra Carta costituzionale.

Fra i tanti meriti di Rosanna Oliva spicca infatti il suo ricorso alla Corte Costituzionale, nel 1960, che portò alla cancellazione della norma che impediva l’accesso alle donne alle principali carriere pubbliche. Fu una vittoria di portata storica, i cui passi successivi saranno l’accesso per le donne alla magistratura, alle carriere militari e alle alte cariche dello stato.

Ospite nella serata di domenica 2 dicembre della trasmissione su Rai3 “Le ragazze”, programma nel quale donne di ieri e di oggi raccontano l’evoluzione del Paese negli ultimi decenni, l’abbiamo raggiunta anche noi per farci raccontare quello che è stato fatto e i passi che ancora devono compiersi in una realtà, come quella odierna, dove l’immagine della  donna è purtroppo ancora legata a stereotipi negativi e dannosi.

Conosciamo tutti Rosanna Oliva, il suo passato, il suo attivismo, le sue battaglie. Col passare degli anni i suoi impegni associativi si sono moltiplicati. Su cosa si concentra oggi la sua attività?

Dopo essere stata attiva in varie associazioni, tra cui il Comitato cittadino, che si occupa del nostro Municipio, e aver fondato nel 2006 “Aspettare stanca”, dal 2010 ho fondato e presiedo la “Rete per la Parità”, con la quale prendiamo iniziative per passare secondo la nostra Costituzione dalla parità formale uomo-donna a quella sostanziale. 

Come se non bastasse, nel 2016 ho aderito, dalla fondazione, all’“ASviS-Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile”. Siamo oltre duecento tra associazioni, sindacati e fondazioni impegnati a far conoscere l’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile e a far rispettare gli impegni presi dall’Italia. Coordino il Gruppo di lavoro per l’Obiettivo 5-parità di genere. In questo più recente impegno si trovano unite le mie passioni: la difesa dell’ambiente e la promozione dei diritti delle donne. 

Inoltre, come tante persone che raggiungono la terza età, cerco di affidare la mia testimonianza a libri. Nel 2016 ho pubblicato “Cinquant’anni non sono bastati. Le carriere delle donne a partire dalla sentenza della Corte costituzionale n. 33 del 1960” e “Cara Irene, ti scrivo”.  Recentemente ho tirato fuori dal cassetto, dove aspettavano da qualche tempo, i ricordi della mia infanzia a Napoli e vorrei tanto trovare un editore anche per questi.   

Come è nato il suo “famigerato” ricorso ormai più di 50 anni fa?

Mi laureai in Scienze Politiche nel 1958 e decisi di presentare domanda a vari concorsi, compreso quello per la carriera prefettizia, anche se sapevo che come donna mi mancava il requisito scritto nel bando dell’appartenenza al sesso maschile.

Fui convocata qualche tempo dopo in Commissariato (all’epoca mi sembra dislocato a Piazza Stefano Jacini) dove un maresciallo, piuttosto mortificato, mi disse: “Dottoressa, le devo comunicare che la sua domanda è stata respinta”. Gli chiesi di metterlo per iscritto e con quel foglietto andai dal professor Mortati, con il quale mi ero laureata. 

Il ricorso fu presentato e il 13 maggio del 1960 la Corte costituzionale, richiamando i princìpi contenuti negli articoli 3 e 51 della Costituzione, aprì alle donne le carriere che comportano l’esercizio di diritti e potestà politiche, come appunto la carriera prefettizia e la diplomatica. Nel 1963 furono abolite tutte le altre discriminazioni, salvo l’accesso alle carriere militari, aperte solo trentasei anni dopo, nel 1999. 

Qual è lo stato dei diritti delle donne oggi in Italia? 

Abbiamo sicuramente leggi avanzate, ma le barriere formali non sono state del tutto eliminate. Quella meno conosciuta riguarda la l. n. 91 del 1981 che impedisce alle donne sportive di diventare professioniste. Servirebbe una legge di modifica, ma si dovrà ancora una volta ricorrere alla Corte costituzionale? 

Un altro esempio è quello dei cognomi. Fino al 1975 una legge imponeva alle donne coniugate di assumere il cognome del marito. La riforma del diritto di famiglia, risalente a quell’anno e ancora in vigore, prevede che la moglie aggiunge al proprio il cognome del marito. E il marito? 

E la riforma del diritto di famiglia non ha normato il cognome dei figli e delle figlie, l’Italia è l’unico paese europeo in cui la legge impone ancora la trasmissione del solo cognome del padre, con un’evidente lesione del diritto all’identità e del principio dell’uguaglianza tra i sessi e tra i coniugi, sanciti dagli articoli 2, 3 e 29  della Costituzione.
Una discriminazione che non si è riusciti ad eliminare con la sentenza n. 268/2016 della Corte costituzionale, ancora poco conosciuta e che vale solo se entrambi i genitori sono d’accordo. Servirebbe una legge, ma non è stata tra le priorità del Parlamento nella scorsa Legislatura e non so se sperare in questo Parlamento.
 

Sui risultati importanti vale la pena di ricordare che grazie al movimento femminista della seconda metà del secolo scorso si è passati dal principio dell’uguaglianza a quello della parità, che tiene conto della differenza, e questo ha inciso in maniera molto positiva sull’evoluzione della politica e degli ordinamenti.

In tutti questi anni ci sono stati progressi significativi nell’accesso delle donne all’impiego pubblico?

Non ci sono più barriere formali all’accesso. È ormai dimostrato che le donne sono in grado di ricoprire ogni incarico, anche ai massimi livelli. Ma ancora le carriere sono difficili.

Un esempio: pur essendo numericamente prevalenti le donne in magistratura, ancora nessuna è arrivata a ricoprire la carica di Primo presidente della Corte di Cassazione e poche sono le donne nel Consiglio Superiore della Magistratura. 

E persiste anche nel settore pubblico la disparità salariale, che riguarda non lo stipendio contrattuale, ma deriva appunto da carriere più lente da minori incarichi, missioni e straordinari etc.

Qualche esempio di donna che “ce l’ha fatta” davvero? 

Se vogliamo limitarci all’Italia, mi vengono e subito in mente Fabiola Giannotti, la fisica italiana attuale direttrice del CERN-l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare, e Samantha Cristoforetti, la prima astronauta italiana. 

Per quest’ultima metto spesso in evidenza che questo importante risultato non solo personale, ma dell’Italia, è stato possibile perché le donne ora possono seguire le carriere militari. E non si riflette abbastanza sul fatto che tanti ori conquistati dal nostro Paese sono dovuti a donne militari o della polizia.  

Passiamo al XV Municipio dove Rosanna Oliva è stata consigliere municipale negli anni ’80 e ’90. Rispetto a ieri, oggi ci sono stati dei progressi?

Non mi sembra che tutti i cambiamenti che ci sono stati possano tutti essere definiti progressi. Tra l’altro non mi sembra neanche che i cambiamenti reali siano stati molti.

Alcune volte mi sembra di vivere ancora in quegli anni. Ad esempio quando vedo ancora incarichi assegnati a miei colleghi nei consigli della Circoscrizione degli anni ottanta. O quando si discute di abusivismo durante le Giornate della primavera all’Inviolatella Borghese, arrivate quest’anno senza interruzioni alla sedicesima edizione. 

Da consigliera, la battaglia contro gli abusi era soltanto mia e dell’architetto Michele Liistro, mio collega nel gruppo del PRI, ed è ancora attuale e minoritaria. La compromissione dei valori ambientali e la fragilità del nostro territorio, sempre più soggetto a danni, si sta rivelando ora sempre più nella sua drammatica realtà, purtroppo anche a livello nazionale. 

Passando invece alla presenza delle donne, in effetti, ora ci sono molte consigliere, in altri Municipi abbiamo donne presidenti e le Giunte cittadina e municipali sono composte al cinquanta e cinquanta. 

Ma i risultati raggiunti, grazie soprattutto alle norme di garanzia nella legge elettorale per i Comuni e nello Statuto di Roma Capitale, non giustificano la decisione del Consiglio di Roma Capitale di eliminare dallo Statuto le Commissioni delle elette e l’obbligo delle Giunte paritarie. A mio parere ciò è dovuto al prevalere degli interessi degli uomini a scapito del lungo e difficile cammino verso la vera democrazia, la democrazia paritaria.   

Cosa si auspica, in generale, oggi per il futuro delle donne nel nostro Paese?

Spero che si allontanino le minacce di passi indietro, davvero preoccupanti, che si manifestano non solo in Italia. Ricordiamoci che nel 1938 il fascismo, in contemporanea con le leggi razziali, emanò un decreto-legge, convertito in legge nel 1939, per limitare il numero delle donne nelle carriere pubbliche, esaltando contemporaneamente il ruolo delle madri.   

Nel periodo 2010-2015 l’Italia ha fatto grandi progressi, come evidenziato dall’EIGE, ma negli anni successivi il trend si è invertito, come abbiamo scritto nel Rapporto AsviS 2017 e confermato in quello presentato a ottobre 2018. 

È ben noto quello che occorrerebbe fare, ma in Italia non è scattata, come invece è avvenuto da molti anni nella maggior parte dei paesi europei, la decisione di affrontare in maniera concreta la questione dello scarso numero di donne occupate, soprattutto al Sud, e della difficoltà di conciliare lavoro e cure familiari da parte delle donne, per la scarsa condivisione dei compiti di cura e la mancanza di servizi.  

Insomma, si dovrebbe intervenire con piani incisivi, a vantaggio non solo delle donne, ma del Paese. 

Chiara Meoli

Visita la nostra pagina di Facebook

2 COMMENTI

  1. Sono molto contenta di ritrovare il volto e la storia di Rosanna Oliva su queste pagine. Abbiamo attraversato da decenni la stessa strada del femminismo – io forse in forma meno rilevante di quella di Rosanna – e apprezzo l’impegno e la tenacia di questa donna determinata. Ora scopro che condividiamo anche la stessa area abitativa, un piacere in più. E un’occasione per inviarle i miei saluti e il mio compiacimento. Il mondo femminile ha bisogno di donne così forti e autorevoli. Auguri
    Marcella Mariani

  2. L’intervista pubblicata su VCB mi ha dato la possibilità di ritrovare persone perse di vista o, come nel caso di Marcella Mariani. di creare nuovi contatti con chi abita i zona.
    Ringrazio Marcella Mariani per le belle parole nei miei confronti e spero di avere la possibilità di incontrararla.
    Grazie a VCB

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome