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Gruppo Roma 20, gli scout di Tomba di Nerone

Ogni uomo corre dietro ad un successo; l’unico vero successo è la felicità. Due le chiavi per raggiungere la felicità: fare felici gli altri e vivere la vita come un’avventura”.

Questo scritto di  Baden Powell racchiude in poche parole quello che è lo spirito dello scautismo: essere disponibili nei confronti del prossimo e vivere la vita con entusiasmo e allegria nel pieno rispetto della natura. Principi che hanno ispirato decine di milioni di ragazzi e che continuano ad essere “la via” per chi oggi milita nel più grande movimento giovanile al mondo.

Incontriamo Paola, una dei capi del Gruppo Agesci Roma 20, nel grande salone nella Parrocchia di S.Andrea Apostolo di via Cassia 731, a Tomba di Nerone, mentre sta per iniziare la riunione con i genitori dei ragazzi dove verrà presentato il progetto educativo.

Paola oltre ad essere un capo-scout è anche una mamma e come la maggior parte delle mamme divide la sua vita tra lavoro e famiglia. Con la sua voce calma mi dice che essere un “capo” è un grande impegno ma mi sembra di capire che è un impegno che la soddisfa molto.

Il Gruppo Roma 20 comprende 16 capi e circa 70 ragazzi suddivisi nelle tre branche: lupetti e coccinelle; scout e guide; rover e scolte; 16 capi sembrano tanti” sostiene Paola sottolineando che “in effetti sono appena sufficienti dal momento che il  lavoro di organizzazione e pianificazione delle attività è molto  accurato”.
Naturale, visto che questi “capi” si fanno carico di una straordinaria responsabilità.

La storia dello scautismo italiano ha inizio ai primi del ‘900 con gruppi e organizzazioni che spesso hanno cambiato denominazione e che oggi sembra aver trovato finalmente un definitivo equilibrio con due principali associazioni, una cattolica e l’altra laica.

I ragazzi del Gruppo Roma 20 si incontrano una volta alla settimana nella loro sede e svolgono poi una uscita mensile; nei mesi estivi partecipano inoltre ad un campo che dura una quindicina di giorni, generalmente in tenda.

Le uscite e il campo” ci dice Paola “sono ovviamente le attività che piacciono di più ai ragazzi; la vita all’aria aperta, le attività fisiche e il contatto con la natura sono fondamentali”.

Bisogna tenere conto che il fondatore del Movimento Scout, Baden Powell, era un generale di Cavalleria con il pallino per lo “scouting” ovvero l’attività militare di ricerca di informazioni sulle forze nemiche; e proprio in questa attività, condotta spesso in territori inospitali, che BP si era specializzato.

Quando pubblicò “Aids to scouting”, un manuale destinato ai suoi esploratori militari, il libro ebbe uno straordinario successo tra i civili. I suoi consigli su come vivere nel bush o nella savana piacevano agli adulti ma soprattutto ai ragazzi. Ovvio che il Movimento Scout fin dalla sua nascita ebbe uno straordinario successo in tutto il mondo: indossare una uniforme, vivere all’aria aperta, affrontare avventure di ogni genere era il sogno nascosto di ogni giovane ( ma anche dei meno giovani).

Con il passare degli anni il movimento ha perso un po’ della sua connotazione “militare” e oggi è orientato al sociale e ad un progetto educativo che faccia di questi ragazzi cittadini onesti, laboriosi, rispettosi dell’ambiente e sempre pronti a spendersi per il prossimo.

Scendiamo con Paola nella sede degli Scout e Guide, il Reparto che raggruppa i giovani tra i 12 e i 16 anni e le cui pareti sono affrescate con teste di animali, quelli che identificano le “squadriglie”.

scout roma 20In questi locali ci si riunisce, si discute, si lavora e si apprendono le tecniche pioneristiche a cominciare dai nodi e dalla topografia, tormento di tanti giovani. E’ in questi locali che sanno un po’ di muffa e nell’esperienza affascinante dei campi che si forma un lupetto, una guida o un capo.

Lasciamo Paola assediata da un bel po’ di genitori per parlare con Filippo, un veterano dello scautismo con i suoi 12 anni di “servizio”; vogliamo sapere da questo ragazzo quali sono in problemi del Gruppo Roma 20.

In realtà non ci sono grandi problemi perché la nostra è un’isola felice. Non incontriamo difficoltà con i ragazzi e i genitori collaborano con noi; questo è un quartiere tranquillo dove la famiglia è ancora un grande valore” afferma Filippo e non stentiamo a credergli perché al di là del traffico e di una densità abitativa non indifferente, Tomba di Nerone più di un quartiere della Capitale ricorda un grande paese, con i difetti ma anche i pregi del grande paese.

scout roma 20Il salone è ormai gremito da genitori e i capi sono tutti indaffarati; l’incontro è terminato. All’esterno di S.Andrea cerchiamo di riordinare le idee e nel farlo ci viene in mente “La mia vita come un’avventura”, un libro scritto proprio da Lord Baden Powell of Gilwell.

Nel paragrafo intitolato “Come diventare ricchi”, il “grande capo”, scrive: “Una cosa di cui molti giovani a tutta prima sembrano non accorgersi è che il successo dipende da loro stessi e non dalla buona sorte o dall’interessamento di amici e parenti. Più e più volte ho spiegato che il fine del Movimento degli Scouts e delle Guide è quello di educare uomini e donne a divenire cittadini in possesso di salute, felicità e disponibilità ad aiutare gli altri. L’uomo o la donna che riesce ad acquistare queste tre qualità ha compiuto il passo principale per riuscire in questa vita”.

Francesco Gargaglia

1 commento

  1. Un movimento educativo che lascia un segno nella vita personale e nei luoghi dove vive e presta servizio: appunto un servizio educativo… io ne sono testimone dove vivo

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