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Bye bye oBike, Roma orfana del bike sharing

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Bye bye oBike. La società italiana di biciclette a noleggio “a flusso libero” ha lasciato Roma, e la nostra città rimane l’unica capitale europea priva di un servizio di bike sharing, sia pubblico che privato. È un vero e proprio schiaffo all’ambientalismo, oltre che il triste riflesso dell’inciviltà romana.

I costanti furti e atti di vandalismo ai danni dei mezzi a due ruote, infatti, non hanno certo reso la vita facile a oBike Italia che, alla fine, ha deciso di sospendere il servizio nella capitale e nella altre città italiane. Ma facciamo un passo indietro.

Era il 2017 quando oBike è sbarcata a Roma. Millesettecento bici gialle con libertà di movimento per tutto il territorio. “A flusso libero”, infatti, significava che i mezzi potevano essere parcheggiati in qualsiasi luogo della città, grazie alla presenza di un geolocalizzatore al loro interno. Una boccata d’aria fresca per i residenti romani, abituati a ingorghi stradali senza via d’uscita e file di veicoli interminabili.

Ma la “svolta ecologica” è durata poco. Nel giro di qualche mese le bici gialle hanno iniziato a subire atti vandalici di ogni genere. Mezzi privati del loro sellino, dipinti con le bombolette spray, derubati delle ruote o semplicemente distrutti.

E ancora, gettati nel fiume Tevere, parcheggiati nei pressi di monumenti storici, o abbandonati nei luoghi più improbabili. Risale all’inizio di giugno scorso l’articolo di VignaClaraBlog.it, in cui si raccontava della condizione di degrado in cui versavano le due ruote nella zona di Ponte Milvio.

Già cinque mesi fa le biciclette di oBike venivano lasciate alla rinfusa un po’ dappertutto: sui marciapiedi, sulle aiuole, o direttamente in mezzo alla strada. Ma soprattutto nei dintorni della pista ciclabile, dove diverse bici abbandonate ai lati della strada o gettate nell’erba alta, venivano dimenticate per settimane.

Gli abitanti di Roma non hanno resistito all’impulso del vandalismo, e presto la società di bike sharing ha iniziato ad arrancare. Sempre nello scorso giugno il general manager di oBike si era mostrato fiducioso con VignaClaraBlog.it.

“Il principio del bike sharing senza stazioni è indubbiamente rivoluzionario – aveva spiegato – e probabilmente avrà bisogno di un po’ di tempo per entrare più semplicemente nella nostra cultura”. Ma, al contrario, pochi mesi dopo la società ha interrotto il servizio, anche a causa dei furti e dei danni gravi alle biciclette, e i cittadini si ritrovano senza un servizio utile, oltre che per loro, per i turisti in visita nella Capitale.

Alla luce di questi avvenimenti, il Campidoglio sta correndo ai ripari. È stata recentemente approvata una delibera di Giunta con le nuove linee guida e il lancio di un bando per gli enti concorrenti, pubblici o privati che siano. Una sperimentazione lunga tre anni, che potrebbe mettere a disposizione di tutti i residenti romani fino a 7mila bici.

Il nuovo regolamento prevede il monitoraggio dell’efficienza del servizio di bike sharing da parte del Dipartimento Mobilità di Roma Capitale, e la responsabilità di risarcimento danni in caso di vandalismi da parte della società privata. Non solo. Per evitare il fenomeno dell’abbandono “selvaggio” da parte degli utenti, il Comune di Roma, in collaborazione con i Municipi, avvierà un’attività di ricognizione sul territorio per individuare i punti più adatti e creare le aree di sosta in cui parcheggiare la bici al termine del noleggio.

E mentre anche gli ultimi “cadaveri” di oBike vengono rimossi dalle strade romane, la nube del fallimento della mobilità sostenibile si abbatte sulla Capitale. Ma il cielo, forse, si sta rischiando. Ai romani non resta che attendere.

Camilla Palladino

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3 COMMENTI

  1. La maleducazione dei romani ha colpito ancora!! Troppo facile vandalizzare le obikes!! Un gioco irresistibile!! Che amarezza!!

  2. L’Amministrazione Capitolina ha voluto introdurre a Roma il servizio di Bike Sharing “free floating” (“a flusso libero”) senza alcuna regola, consentendo dapprima l’ingresso delle bici della ditta “Gobee.bike” e poi della ditta “oBike”.
    La prima a ritirarsi è stata la Gobee bike, fuggita da tutta Europa per i troppi casi di vandalismo (molti dicono che l’Italia fosse in vetta a questa triste classifica).
    Quanto alla oBike la casa madre ha dichiarato fallimento nel mese di agosto. La consociata italiana, Obike Italia, aveva fondi a sufficienza per tirare avanti ancora alcuni mesi nell’attesa dell’ingresso nel capitale di un nuovo socio: voci insistenti parlavano di una società di Ravenna che avrebbe rilevato le attività di Obike Italia, ma l’accordo non si è trovato e anche per la società italiana si è arrivati al fallimento.
    Se ora Roma si trova senza nessun servizio di Bike Sharing non è solo per il fallimento totale del servizio a “flusso libero”, che ostinatamente la Giunta Capitolina vuole continuare a “sperimentare” con delle semplici “Linee Guida”, ma anche per la precisa quanto cieca volontà di non dare attuazione (a distanza ormai di un anno) alla riforma dei cartelloni pubblicitari che prevede un servizio di Bike Sharing da assegnare in gestione per 10 anni con un bando di gara internazionale, concedendo a chi si aggiudica volta per volta la gara lo sfruttamento di 8.000 mq. di superficie espositiva complessiva come corrispettivo per assicurare a titolo gratuito per il Comune un servizio anche di bici elettriche in tutto il territorio della capitale.
    Sulle “Linee Guida” approvate dalla Giunta vedi la mia analisi critica.( http://www.vasroma.it/bike-sharing-a-flusso-libero-malgrado-lavvenuto-suo-totale-fallimento-la-giunta-capitolina-intende-ostinatamente-continuare-a-sperimentarlo-affidandolo-alla-libera-iniziativa-privata-negan/)

  3. Data la comprovata inciviltà della maggioranza dei romani di qualsiasi censo e ricchezza – ( è anche questa colpa del M5S?) DIREI CHE NON SI MERITANO ALCUN TIPO DI SERVIZIO DI BIKE SHARING ! Inutile insistere a voler esser come le altre capitali europee: visti in tutti i quartieri della città, compreso il nostro ( uno di quelli notoriamente abitati dalla crème sociale cittadina), i materassi o altri arredi più o meno ingombranti abbandonati senza vergogna accanto ai cassonetti , le scatole di cartone idem, sia da privati che da commercianti che non si scomodano nemmeno a piegarle e infilarle nei cassonetti vuoti , le macchine parcheggiate in tripla fila ……e non si tratta di “qualunquismo”o generalizzazioni, bensì di sano e incontrovertibile REALISMO. La soluzione ? Controllo stringente del territorio, multe salatissime e…nulla di gratuito !!!!!!!!

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