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La sorgente sulfurea di Tre Ponti

Continua il viaggio di Vignaclarablog.it nei luoghi “strani” e affascinanti nei pressi di Roma; questa volta vi portiamo a scoprire una sorgente sulfurea in località Tre Ponti, sulla Strada della Neve, la bellissima strada che collega la Salaria a Palombara Sabina.

Si percorre la strada statale Salaria fin dopo Monterotondo scalo; lasciato alle spalle il cavalcavia della bretella autostradale si svolta a destra, in località Pianabella, sulla Strada della Neve e la si percorre fino al quadrivio con Via Osteria Moricone.

La Strada della Neve (il toponimo deriva forse dal fatto che la strada in passato era spesso ghiacciata nella stagione invernale) attraversa un tratto di campagna molto bella; per goderla appieno bisogna evitare di correre, spegnere radio e cellulare, togliere auricolare e occhiali da sole e….bearsi del paesaggio.

La campagna verdissima sembra perdersi all’infinito fino alla chiusura dei Monti Sabini; a sinistra la sagoma inconfondibile del Soratte, a destra Monte Gennaro e Monte Morra.

Questa è forse una delle strade più belle della Sabina e percorrerla in una giornata di sole è un grande piacere.

Al quadrivio si svolta a sinistra e si percorre Via Osteria Moricone per un breve tratto sino ad un incrocio; si gira immediatamente a sinistra di un fontanile seguendo le indicazioni per il laghetto della Muraccia.

Proprio nei pressi del laghetto ci sono tre piccoli ponti in muratura che scavalcano altrettanti fossi (da qui il nome “Tre Ponti”) e subito dopo il terzo, sempre a sinistra, si trova la stradina che ci porterà alla sorgente.

Anche qui il paesaggio è molto bello con ampi prati costeggiati da basse colline boscose; arrivati ad un ponticello in cemento è bene fermarsi. Se non si possiede un fuoristrada o una vettura con la trazione sulle quattro ruote, meglio parcheggiare e continuare a piedi: d’altra parte siamo arrivati.

Ecco, siamo arrivati

Accanto allo slargo dove si parcheggia c’è una piccola radura circondata da alberi spesso utilizzata dagli scout; da qui parte un sentierino che in pochi metri porta alla sorgente sulfurea.

Non è possibile sbagliare perché l’odore penetrante dello zolfo, per nulla spiacevole, impregna l’aria: la sorgente è seminascosta dalla vegetazione rigogliosa.

L’acqua tiepida esce da un foro nella roccia e percorre un breve tracciato lasciando evidenti depositi biancastri fino ad una minuscola piscina con l’acqua di un bel colore azzurro. Verrebbe quasi voglia di immergersi in quell’acqua tiepida e fare un bel bagno rilassante anche se l’assenza di indicazioni consiglia prudenza.

La sorgente, gli odori, il silenzio e la vegetazione fitta fanno di questo luogo una meta da assaporare; qui non mancano sentieri per camminare né prati per un delizioso pic-nic.

Se ci spingiamo ancora più avanti (sempre a piedi) seguendo le tracce dei veicoli agricoli troveremo quelle che sono “le terme dei cinghiali”; dove l’acqua di un fosso ristagna si è formato un piccolo bacino fangoso meta dei cinghiali della zona. I bagni di fango sono un toccasana per i parassiti e le evidenti tracce confermano che il luogo è assai frequentato.

Intorno si può scovare di tutto; dalla tana di un istrice a minuscole piscine e anche piccole frotte di funghi cresciuti alla base di un albero.

Una volta trovata la sorgente, se si ha ancora voglia di girare a piedi o in auto ci si può spostare sulla fitta rete viaria che attraversa la campagna coltivata a vigneto o oliveto.

In zona non mancano le aziende che vendono olio della Sabina, frutta e vino locale: una occasione per approvvigionarsi di prodotti genuini. Da tre Ponti poi si possono raggiungere gli abitati di Montelibretti o Moricone oppure Castelchiodato, noto per le sue terme.

Francesco Gargaglia

2 COMMENTI

  1. In merito all’origine del nome della “Strada della Neve” ho ricevuto da Sandro Bari, Direttore di “Voce Romana”, la seguente nota che chiarisce il perché del toponimo:
    ” La “strada della neve” si chiama così non perché ci nevichi – a quella quota è ed era molto difficile – ma perché era il percorso dei carri che portavano a Roma la neve. Questa era raccolta nella zona alta di Monte Flavio (Montefalco), dove cadeva copiosa, veniva compattata in lastre che poi si ritagliavano e caricata su carri, protetta da strati di paglia, erba, fieno (col relativo letame) che ne conservavano la temperatura nel viaggio fino a Roma lungo la strada più comoda per cavalli e ruote, che era quella in questione e lungo la Salaria portava fino in centro. Qui veniva distribuita tra i vari acquirenti, che erano sempre le famiglie nobili che la usavano per i raffrescamenti estivi, le bibite, i gelati e i sorbetti, mantenendola a temperatura ideale nelle “neviere”, che erano stanze appositamente adibite generalmente negli scantinati o nelle grotte, dove si conservava per mesi. Una neviera, famosa perché indicata nelle antiche carte, si trovava nella zona tra il Parco dei Daini e via Pinciana, all’interno della villa e vicino all’Aranciera, probabilmente in grotte sotto al Tempietto. Ciò avveniva fino all’avvento della Fabbrica romana del Ghiaccio (dove era la Peroni), poi trasferitasi all’interno delle Mura al Tiburtino, che riforniva anche le ghiacciaie casalinghe in legno e lamiera che ancora ricordo da bambino, con le barre di ghiaccio in pezzi a tener freschi burro e carne”.

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