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Sarà la natura a salvare Roma?

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Pecore per tosare l’erba, api per mettere in fuga le cimici, rondini e pipistrelli per combattere le zanzare: davanti al degrado e all’impossibilità di mettere ordine nelle nostre città si pensa alla natura come ad un’ancora di salvezza.

Difficile dire se le pecore dell’Agro romano potranno restituire dignità ai parchi romani o se le rondini riusciranno a sconfiggere zanzare diventate immuni anche ai più potenti insetticidi: preso atto del fallimento della gestione umana, sempre fallace, si pensa che la “natura” nella sua genuinità possa riuscire la dove i nostri amministratori hanno fallito.

Mentre sul pianeta intero la natura cede sotto i pesanti colpi di maglio dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento senza controllo, della devastazione del territorio, nella nostra città , caso più unico che raro, è proprio alla stessa natura maltrattata che ci si rivolge nella speranza di ottenere un successo lungamente quanto inutilmente inseguito.

D’altra parte si sa che i rimedi naturali sono sempre i migliori: non riesci a dormire? Ti fai una bella tisana e dopo aver gettato nella tazza del gabinetto calmanti e sonniferi ti fai una bella dormita come non succedeva da anni.

Se poi api, pipistrelli e rondini siano contente nel darci una mano questo non è dato sapere; dopo averle sterminate con gli insetticidi ora ci affanniamo  a ridare loro una casa nella speranza che vogliano restituirci, giusto per cortesia,  il favore.

E nel farlo nessuno si pone il problema, dopo aver ridotto le nostre città in foreste tropicali abitate da miriadi di insetti e prolifici roditori, se sia eticamente corretto pretendere un aiuto da quegli stessi esseri viventi a cui abbiamo distrutto i loro habitat.

Che le api siano in forte diminuzione è un dato di fatto: in Cina non ci sono più api  e i fiori sulle piante, con pazienza tutta orientale, vengono impollinati a mano usando una specie di gigantesco cotton fioc. Da noi va un pochino meglio.

Alle rondini invece abbiamo distrutto le loro minuscole casette facendo piazza pulita dei nidi nelle ristrutturazioni; i pipistrelli li abbiamo sterminati con l’inquinamento, i rumori molesti e le luci da milioni di watt,  salvo poi mettere in vendita nei vivai le “bat-casette”. Un comportamento da veri sadici: ti offro gratuitamente casa per poi assassinarti lentamente.

Gli unici ad averla fatta franca sono i ratti che bontà loro essendo dei “non specializzati” riescono a sopravvivere alla grande cibandosi di rifiuti; forse a queste milioni di bestiacce grandi quanto un gatto dovremmo essere grati non fosse altro perché insieme a cornacchie, gabbiani e cinghiali mantengono in ordine strade e giardini di Roma.

Strano ad esempio che non si sia pensato ad utilizzare proprio i ratti per mantenere puliti i parchi. Una bufala? Niente affatto.

Forse al Comune di Roma non sanno che in Mozambico, dove una guerra civile durata 10 anni ha lasciato sul territorio milioni di mine, ratti giganti africani vengono addestrati ed usati per la ricerca delle mine riuscendo, con il loro infallibile olfatto, ad individuare plastica, metallo ed esplosivo.

Se un ratto è in grado di scovare una micidiale mina figuriamoci se non può ripulire le adiacenze di un cassonetto. Peraltro si risparmierebbe anche sulle campagne di derattizzazione.

Chissà se la “natura” a Roma vorrà darci veramente una mano; speriamo proprio di sì. In questo caso potremmo finalmente fare la pace con quelle creature che per anni abbiamo molestato in ogni modo.

Sarebbe bello ad esempio vedere i grandi parchi di Roma Nord con l’erba rasata, con le pecore che pascolano placidamente sui prati mente le api ronzano intorno ai fiori e le rondini garriscono in cielo; e la sera, al crepuscolo osservare i piccoli ratti-volanti arrivare a schiere per fare strage di zanzare e altri insetti molesti. Un sogno che ci piacerebbe vedere avverato…

Francesco Gargaglia

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