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Atac si o no? Domenica 11 novembre la parola ai romani

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foto di repertorio

Il prossimo 11 novembre i cittadini romani saranno chiamati a esprimere il loro parere nel referendum comunale consultivo sul destino di Atac, l’azienda per la mobilità di Roma Capitale. L’appuntamento è importante ma sconosciuto a molti.

In effetti, sebbene la campagna referendaria sia già iniziata il 12 ottobre, a meno di un mese dal voto solo pochi romani conoscono i dettagli della consultazione promossa da Riccardo Magi, segretario dei Radicali italiani e deputato di +Europa. Lo abbiamo raggiunto per farci spiegare le motivazioni della consultazione e gli effetti concreti dell’eventuale messa a gara del servizio dei trasporti della Capitale.

Sappiamo tutti che attualmente la gestione del trasporto pubblico è affidata direttamente dal Comune a una propria azienda, Atac. Con il referendum del prossimo 11 novembre si chiede che tale affidamento avvenga invece sulla base di una gara pubblica europea: in questo modo il Comune potrà recuperare il proprio ruolo di programmazione del servizio (indicando caratteristiche e standard del servizio stesso) e con una successiva gara sarà in grado di scegliere il soggetto privato o pubblico più adeguato a rendere quel servizio alle migliori condizioni”.

Per Magi “è proprio questa la parte rivoluzionaria della riforma. Oggi il rapporto tra controllore e controllato è saltato perché i due soggetti coincidono: Atac è peraltro un’azienda del tutto fuori controllo con più di un miliardo di euro di debiti e che ogni anno attesta un servizio inferiore producendo milioni di km in meno con le proprie vetture”.
La cosa più grave” – continua Riccardo Magi – “è che la città risulta ostaggio di questa condizione aziendale: credo che l’unica valida alternativa sia quella di recidere questo rapporto perverso tra il Comune e la propria azienda individuando con una gara il soggetto più adeguato a gestire il trasporto pubblico. Insomma, al Comune il compito di programmare il servizio e controllarlo nella sua esatta attuazione”.

È per questo motivo che – conclude Magi – “quello dell’11 novembre sarà un appuntamento centrale per i cittadini della Capitale, appuntamento nel quale per la prima volta i romani avranno la possibilità di pronunciarsi su una riforma rispondente alla normativa italiana ed europea sistematicamente aggirata negli ultimi anni”.

Quando e come si vota

La consultazione sul futuro di Atac avverrà domenica 11 novembre dalle 8 alle 20 e si voterà negli stessi seggi utilizzati per le votazioni amministrative e/o politiche.

Essendo un referendum consultivo, la votazione è valida se il quorum supera il 33% degli aventi diritti al voto (a differenza di quello abrogativo in cui occorre la maggioranza assoluta degli aventi diritto). 

I quesiti

All’elettore saranno consegnate due schede di colore diverso, una per ciascun quesito. Su ciascuna scheda sarà riportato il quesito formulato nella richiesta di referendum, letteralmente riprodotto a caratteri chiaramente leggibili, e due rettangoli con all’interno le diciture SI/NO

Il primo quesito: “Volete voi che Roma Capitale affidi tutti i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia mediante gare pubbliche, anche ad una pluralità di gestori e garantendo forme di concorrenza comparativa, nel rispetto della disciplina vigente a tutela della salvaguardia e della ricollocazione dei lavoratori nella fase di ristrutturazione del servizio?”.

Il secondo: “Volete voi che Roma Capitale, fermi restando i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia comunque affidati, favorisca e promuova altresì l’esercizio di trasporti collettivi non di linea in ambito locale a imprese operanti in concorrenza?”.

Chi può votare

Alla votazione, che si svolge a suffragio universale, partecipano tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali di Roma Capitale, nonché coloro che, appartenendo a una delle categorie previste dall’art. 6 dello Statuto, si siano appositamente registrati tra l’1 ottobre e il 31 dicembre dell’anno precedente a quello di svolgimento dei referendum.

I cittadini residenti all’estero (A.I.R.E.) che votano a Roma, sono stati informati, a decorrere dal 45° giorno precedente la votazione, con apposito avviso pubblicato sul sito istituzionale di Roma Capitale.

Per esercitare il diritto al voto, l’elettore dovrà presentare un documento valido e la tessera elettorale nella quale però, essendo un referendum cittadino, non verrà posto alcun timbro.

Chi per il si, chi per il no

Radicali a parte, promotori e sostenitori del referendum, come si dividono le altre forze politiche romane sul futuro di Atac?

Nel PD, Alcuni esponenti di primo piano hanno firmato per la consultazione dichiarandosi per il SI ma, a quanto si apprende, la posizione ufficiale dei dem sarà decisa dagli iscritti con una consultazione interna che si terrà entro fine mese.

Forza Italia e Lega non hanno ancora sciolto le riserve mentre Fratelli d’Italia si è già schierato per il NO così come LEU.

Apertamente per il NO è infine anche il M5S con la sindaca Raggi  e il presidente della commissione Trasporti Enrico Stefàno in prima linea a difendere Atac dalle mani dei privati.
Si vuole far credere erroneamente che mettere a gara il trasporto pubblico con l’eventuale entrata di altri operatori porterà maggiore efficienza, ma non è così. La città sconta un deficit infrastrutturale noi stiamo lavorando per risolvere questa questione“, ha dichiarato quest’ultimo.

Ma alla fin fine a votare ci andranno i romani e sicuramente quelli che utilizzano i mezzi pubblici, testimoni diretti del servizio fornito da Atac ed ed arbitri finali della contesa.

Ma quale sarà l’impatto dell’eventuale vittoria del sì o del no? La sindaca Raggi proprio qualche giorno fa ha messo le mani avanti ricordando che “il referendum ha solo valore consultivo. Qualunque sarà il risultato – ha precisato – ne terremo conto per migliorare sempre di più“.

Chiara Meoli

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5 COMMENTI

  1. Una parte del servizio di trasporto pubblico romano è già liberalizzato ed è quella che riguarda le linee periferiche gestite da RomaTPL anziché da ATAC e dubito fortemente che chi abita nelle zone servite da tale società nonché i dipendenti della stessa si sentano “liberalizzati” dalle inefficienze di ATAC.

    Purtroppo è innegabile che il servizio offerto ai cittadini dalla principale società capitolina di trasporto pubblico sia pessimo, ma il referendum proposto dai radicali sembra solo l’occasione per fare il classico salto dalla padella alla brace…

  2. “Il difficile mestiere di Padre” è il titolo di un libro che un mio collega portava sempre con se quando aveva i figli piccoli. Noi ci scherzavamo su ma certo è che se questi sono i risultati cioè mettere ancora una volta le questioni sullo stesso piano, il lavoro svolto sui figli non è stato un gran che.
    Comunque, invece di “acqua alle corde” ci sentiamo di ricordare che sia l’ATAC sia l’AMA che l’ACEA, ecc. ecc. non sono soltanto delle società che svolgono un servizio per il Comune ecc. ecc., sono modelli di riferimento e operano vincolate da radici morali e culturali del luogo, elemento distintivo in assoluto nel Mondo, dunque ragionare nei termini circoscritti di una qualsiasi azienda costituisce grave perdita di identità con altissimi rischi di produrre incomprensione e spaesamento nella popolazione giustamente non intenzionata a cambiare o farsi convincere su tesi e temi completamente fuori luogo.

  3. A giudicare da come sono peggiorate tutte le aziende pubbliche che sono state privatizzate, in primis autostrade, privatizzare anche il trasporto urbano sarebbe un errore madornale!! Atac va ripulita e ben gestita non venduta!! I privati pensano solo al proprio tornaconto! Mi auguro che quelli che andranno a votare pensino bene a quello che fanno

  4. IL COMUNE DI ROMA NON E’ IN GRADO DI GESTIRE, IN PRIMA PERSONA, SOCIETA’ MUNICIPALIZZATE E PROPRIETA’ IMMOBILIARI’.
    LO CONFERMA LA VECCHIA STORIA DELLA CENTRALE DEL LATTE,
    IL COMUNE DI ROMA NON E’ IN GRADO DI GESTIRE AL MEGLIO LE PROPRIE RISORSE IMMOBILIARI DOVE I SOLITI FURBETTI SFRUTTANO L’INEFFICIENZA DEL COMUNE PER FARE PROFITTO PAGANDO AFFITTI DI LOCAZIONE ANTEGUERRA.
    MEZZI DI TRASPORTO – I DATI A CONFRONTO TRA LA GESTIONE DI ROMA E QUELLA DI MILANO, DIVULGATI DA GILETTI, IMPONGONO UN RADICALE CAMBIAMENTO DI ROTTA.
    ROMA E’ LA CITTA’ DEI “PORTOGHESI” DOVE A PAGARE I BIGLIETTI SONO VERAMENTE IN POCHI.
    BASTA CON QUESTO LASSISMO, CI VUOLE RIGORE E RISPETTO DELLE REGOLE.
    SE IL COMUNE DI ROMA, ED ATAC IN PARTICOLARE, NON SONO IN GRADO DI FAR RISPETTARE LE REGOLE, E MEGLIO CAMBIARE FORMA DI GESTIONE.
    IL COMUNE POTREBBE AFFIDARE AI GIOVANI SENZA LAVORO, RIUNITI IN COOPERATIVA, IL CONTROLLO DEI PASSEGGERI, RISOLVENDO , COME SI DICE A ROMA, CON UNA FAVA DUE PICCIONI.

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