Home PONTE MILVIO Via Riano, la Torretta “ter” di Ponte Milvio

Via Riano, la Torretta “ter” di Ponte Milvio

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Da Carmine Perrone, presidente del “Comitato Ambiente e Legalità Ponte Milvio”, riceviamo e pubblichiamo.

“Ecco un’altra perla del Piano Casa, varato dal Governo nel 2009 e tradotto in Legge Regionale n. 10 della Regione Lazio  il 13 agosto 2011. Dopo il caso della “neo Torretta di Ponte Milvio”, sorta nel 2015 in via Flaminia (a pochi metri dalla Vecchia Osteria, Stazione di Posta di costruzione ottocentesca, oggi Vigna dei Cardinali, tutelata dal PRG nella Carta di Qualità), è sorta oggi, con lavori iniziati a fine agosto, un’altra simpatica torretta in via Riano, posta in adiacenza ad un edificio, in apparente difformità delle norme edilizie sulle distanze tra gli edifici, e su cui sono in corso vari accessi agli atti e diffide, attualmente al vaglio delle Autorità competenti.”

“Nell’attesa che si compiano gli accertamenti necessari da parte degli Uffici, in merito alla legittimità dell’opera in questione, vorrei sottolineare – scrive Perrone – che questa costruzione pare realizzi un ulteriore locale di somministrazione, e sarebbe l’ottantanovesima attività alimentare nella zona che va da Via Riano a L.go Maresciallo Diaz, su un totale di 185 esercizi commerciali, così come censiti da uno Studio del Comitato, presentato al Municipio XV nel sett. 2017 e validato dal Municipio con delibera 24/2017”.

“Vorrei denunciare con forza che la misura è colma, non si può sottoporre ulteriormente un quartiere allo stress di una presenza così elevata di attività alimentari, che, pur essendo una risorsa importante e da tutelare per i risvolti economici e occupazionali, non possono estendersi oltre un certo limite, che ritengo ampiamente superato.”

“E’ necessario  – sostiene Perrone – che il Dipartimento al Commercio del Comune compia gli Atti necessari, e previsti da uno specifico Ordine del Giorno approvato dal Consiglio Comunale il 17 aprile 2017, per disporre anche alla zona di Ponte Milvio i divieti di ulteriori licenze di attività alimentari, come ha già fatto il Consiglio Comunale per tutti i Rioni del Centro Storico e per la zona di S. Lorenzo con la Delibera 47/2017 (Regolamento sulle attività commerciali e artigianali della Città Storica), stabilendo -conclude – che queste zone hanno raggiunto un eccessivo grado di saturazione”.

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3 COMMENTI

  1. Quanto denunciato era già sotto l’”amorevole” attenzione anche del Comitato Abitare Ponte Milvio che in data 4 ottobre ha depositato in Municipio una richiesta di accesso agli atti al fine di verificare la correttezza delle procedure.

    Indubbiamente la nuova “perla” risulterà ascrivibile alla larghezza delle maglie del Piano Casa, ma evidentemente l’ “impellente necessità” di un nuovo (o allargato) locale di somministrazione di cibo e bevande sarà sempre stata legittimata da una concessione di una ennesima licenza da parte del Municipio.

    Da anni, sia con le precedenti amministrazioni sia come benvenuto all’attuale, il Comitato Abitare Ponte Milvio chiede reiteratamente che venga adottata una moratoria per il rilascio di queste licenze, unica strada per frenare l’inarrestabile stato di degrado dell’intera area, la cui dimensione è assolutamente incompatibile con il numero di esercizi commerciali (di questa unica tipologia di commercio) presenti.

    Il Comune, come ricordato, ha assunto provvedimenti in tal senso nel Centro Storico e in altri quartieri particolarmente a rischio nella Città Storica.

    Chiediamo, quindi, al Presidente del Municipio e alla Giunta tutta di volersi fare finalmente parte diligente per ottenere la giusta attenzione da parte dei Dipartimenti Comunali competenti al fine di frenare questo inaccettabile diluvio.

    Inoltre, vale sottolineare come questo spaventoso proliferare di attività di somministrazione aggrava ulteriormente la già pesantissima situazione dei rifiuti, “non domestici” in primis ma anche inevitabilmente di quelli “domestici” che non trovano contenitori liberi per essere conferiti.

    E’ da sottolineare anche la spregiudicatezza con la quale ci si accanisce sulla città rendendola sempre più devastata e brutta con questi interventi privi di ogni minima qualità architettonica.
    La “torretta”, infatti, cresce appoggiata alla già orribile e anonima palazzina (tipico esempio da anni ’70) la quale, moltiplicando vistosamente il precedente volume, è stata posizionata tranquillamente a coprire la vista (da via Riano) di Villa Brasini, come fosse in una qualsiasi anonima periferia.

    Continuando (ma come si vede non è ancora finita la devastazione) a “scarabocchiare” orrendamente l’immagine di città, prendendo esempio da quel capolavoro tirato su in quattro e quattr’otto a via Flaminia Vecchia, fulgido esempio di architettura sul quale il Comitato Abitare Ponte Milvio ancora è in attesa di risposte da parte dell’Amministrazione municipale e dalla Soprintendenza Capitolina relativamente alla congruità dell’opera anche in termini di distacchi dai manufatti circostanti, Vigna dei Cardinali in testa.
    L’attuale uso fa supporre che il programma era ben altro, come la completa occupazione “ristoratrice” al piano stradale dimostrerebbe.

    A proposito, visto che siamo in zona, è utile sottolineare la lenta riappropriazione di suolo pubblico in via Flaminia Vecchia da parte dei locali che si distinsero anni fa per la questione “dehors-fai-da-te”.
    Ma forse con il PMO per il tratto della via fino a via Riano, promesso alla fine del 2016 e del quale se ne sono perse le tracce, sarà risolta anche questa lodevole “anomalia”.

    E intanto questa parte di città continua a perdere la sua identità, omologandosi ad un unico modello di consumo, in mancanza di una pianificazione che sappia distribuire i caratteri della diversità e della molteplicità dell’offerta, appiattendosi in una indistinguibile e continua somministrazione che, senza soluzione di continuità, attirerà sempre più le stesse tipologie di pubblico che già costituiscono irrisolto problema di tutti i fine settimana (e non solo), in assenza totale di minime garanzie per un minimo livello della qualità della vita dei residenti che sono sempre più condannati ad essere cittadini dimenticati.

    PAOLO SALONIA
    Portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio

  2. Ma con quale diritto e arroganza si permettette di definire che “la misura è colma” o peggio che “ritengo ampiamente superato” il limite di strutture commerciali?
    Quali competenze ha il Sig. Perrone a riguardo?
    Che titolo ha per decidere quante e quali licenze commerciali siano corrette?

    Ho 32 anni, non lavoro nell’alimentare ma vivo a ponte milvio da sempre e non capisco queste persone a nome di chi parlino? Forse di quattro pensionati che preferirebbero una città morta abbandonata a se stessa.

    Caro Perrone, il mondo, le città, i gusti vanno in tutt’altra direzione e noi (giovani) abbiamo il diritto di vivere in una città Capitale! Non in un paesino triste di periferia!

    La vitalità e la spensieratezza di ponte milvio sono uno delle poche occasioni rimaste a Roma per rimanere una città giovane.
    Si creerà un po’ di disturbo, forse ci vorrebbero maggiori controlli per evitare incidenti o atti di delinquenza ma NON SI PUO’ vietare alle attività commerciali di aprire solo perchè un tal “comitato” rappresentativo di chissà chi sostiene che siano troppe.

    Per sua informazione la stessa UE ha dichiarato illegittime tutte le norme nazionali che limitano la concorrenza e che danneggiano il libero mercato.

    Forse è arrivato il momento che questi fantomatici “comitati” inizino a confrontarsi con la modernità e inizino a studiare come funzionano le altre città mondiali.

  3. cosa significa città giovane? un mondo caotico senza regole dove ognuno è libero di pestare i piedi ad altri? Quante “città mondiali” conosce per poter affermare con tanta sicurezza che la loro modernità è data dall’assenza di regole, dal non rispetto delle fatiche di realtà arrivate prima che si vedono sopraffatte dagli ultimi arrivati ? Oltre al sovraccarico di confusione e traffico insostenibile in questo modo si mette gravemente a rischio il profitto dei vecchi e nuovi locali. La vogliamo ancora chiamare spensieratezza?

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