Home ATTUALITÀ Casa Arca a Grottarossa, punto di ripartenza per uomini in difficoltà

Casa Arca a Grottarossa, punto di ripartenza per uomini in difficoltà

Casa arca

Come ci sentiremmo se un giorno perdessimo tutto, persino la casa in cui viviamo? È quello che accade silenziosamente ogni giorno a tante persone che diventano ombre nelle città. I motivi possono essere molti, dalla perdita del lavoro ad un divorzio devastante, ed è così che ci si trova costretti a vivere di espedienti in strada e ad avere come letto una panchina.

Casa Arca approda a Roma Nord nel 2013 proprio partendo dall’idea che per rinascere da sfortunate situazioni la base di partenza sia proprio la casa.

A due passi dal Parco Papacci, a Grottarossa, al quarto piano di una discreta palazzina Casa Arca occupa un appartamento di circa 100 metri quadri: un ampio salone, una cucina, due bagni, due balconi e infine due camere da letto dove vengono ospitate al massimo cinque persone.

Il progetto Casa Arca accoglie esclusivamente uomini dai trenta ai sessanta anni che non abbiano dipendenze o problemi psichiatrici, italiani o stranieri purché in regola, con storie difficili alle spalle ma con la voglia e la speranza di riuscire a superare le difficoltà e rimettersi in piedi.

Non a caso il cuore pulsante della casa sono due donne,Cinzia Machelli, la responsabile, e Flavia Uguccioni, l’educatrice.

Le abbiamo incontrate in torrido pomeriggio di luglio e in un momento speciale, mentre assieme agli ospiti ed ai volontari, quasi tutti ex ospiti della casa, raccoglievano i frutti del loro lavoro nell’orto all’interno del plesso scolastico Parco di Veio dove, grazie ad un protocollo d’intesa con la Banca del Tempo, possono impegnarsi a lavorare un piccolo fazzoletto di terra.

casa arcaIl cohousing

Cinzia ci spiega com’è possibile entrare a far parte del progetto. “Alcune persone ci vengono segnalate dalla sala operativa del dipartimento capitolino alle politiche sociali con il quale siamo in convenzione per il ‘piano freddo e piano caldo’; a volte sono le assistenti sociali del XV Municipio che ci presentano persone idonee al progetto. Poi siamo noi comunque a fare un primo colloquio esplorativo.”

Casa Arca rappresenta una seconda opportunità, una casa con tutto quello che ne consegue ovvero un posto dove farsi una doccia e cucinarsi un pasto. Una solida base da dove poter ricominciare, cercando un lavoro, facendo un percorso scolastico, se necessario anche sottoponendosi a cure mediche, insomma tutto ciò che è essenziale per reinserirsi nel circuito della vita.

Flavia ci racconta che lavorano in equipe con l’assistente sociale “in modo da creare una rete intorno alla persona affinchè, anche attraverso dei sussidi da parte del Comune, possa accedere a corsi ricostruendo così la condizione ideale per trovare un lavoro e porre le basi per una futura autonomia.

Il tempo di permanenza in casa Arca di solito non supera l’anno e sono poche ma fondamentali le regole per la convivenza: in casa non si può fumare nè bere alcolici, si deve rientrare non oltre le 23, ci sono gli orari per le lavatrici, per il riscaldamento e un foglio sulla bacheca dove scrivere la lista della spesa. La cena è un momento conviviale e va consumata tutti insieme, anche per creare un’occasione di comunione e scambio.

casa arcaNoi e i volontari – continua Cinzia – passiamo tutti i giorni, ma per l’ospite la differenza fondamentale con gli altri centri d’accoglienza sta nell’avere la responsabilità della gestione di una casa, tenerla pulita e in ordine. Il progetto sta andando talmente bene che cerchiamo nelle vicinanze un altro appartamento,questo per sole donne. Ce n’è così bisogno.”

 Il momento della panzanella

E come di rito la sera, dopo aver lavorato all’orto, si rientra per degustare i prodotti raccolti e per l’occasione ecco una prelibata panzanella. Mentre tutti si danno da fare – chi apparecchia la tavola, chi lava e taglia i pomodori- Albert, un musicista di nazionalità russa, ci delizia con la sua musica. Casa Arca ha acquistato per lui un organo, chissà che un giorno non riesca di nuovo a vivere della sua arte.

casa arcaMauro è un informatico, la società per cui lavorava ha chiuso e di conseguenza con la perdita dello stipendio ha perso anche la casa e si è trovato per strada. Ma non si può cercare lavoro da una panchina, senza neanche potersi lavare.

Nella disgrazia sono stato fortunato, mi hanno chiamato come possibile utente di questo progetto e sono qui da pochi mesi. Ho sessan’anni – ci confida – ma cerco di darmi da fare. Recentemente ho partecipato ad un concorso per programmazione e sono arrivato sedicesimo su 580 domande. A settembre potrò accedervi e tra l’altro è retribuito.”

Casa Arca “come una sedia”

Di storie Casa Arca ne ha da raccontare molte ma tutte con un unico comun denominatore: la strada. Si deve essere molto forti per uscirne,la strada ha il potere di risucchiare le vite e togliere la speranza. A casa Arca l’unico elemento che viene premiato è la buona volontà.

Sono stato qui dieci mesi,mi è sembrato di vivere in una famiglia, coccolato e con la tranquillità di un tetto sulla testa, ho ripreso a lavorare, ho potuto risparmiare e oggi sono autonomo: mi serviva uno spunto” ci dichiara Massimo,anche lui ex ospite.

L’obiettivo di Casa Arca è quello di togliere preoccupazioni ed ansie a coloro che hanno per qualche motivo “inciampato” nel loro percorso di vita, fargli recuperare le energie per poterle incanalare nella ricerca di un lavoro, nel recupero dei rapporti familiari.

Lucio, uno di quelli che ce l’ha fatta, diche che Casa Arca è come una sedia: “Ti metti seduto, ti riprendi e ricominci“. Anche Lucio è ex ospite che oggi fa il volontario. Uno dei 23 che in questi anni sono passati per Casa Arca e hanno ripreso nelle mani il loro destino.

Francesca Bonanni 

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