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Il tunnel dell’amore: 30 anni fa Springsteen allo Stadio Flaminio

Esattamente 30 anni fa, il 15 giugno 1988, Bruce Springsteen si esibiva a Roma, allo Stadio Flaminio,in un concerto rimasto nella storia. Giovanni Berti rivive tutte le emozioni di allora...

bruce springsteen

Giugno 1988. Mentre il Parlamento italiano approva la “legge Mammì”, che riguarda il controllo delle emittenti televisive, in Svizzera viene arrestato il brigatista Alvaro Lojacono, ricercato per la strage di via Fani.
Al Cremlino Mikhail Gorbaciov riceve il segretario di stato vaticano Agostino Casaroli, mentre il Presidente del Consiglio De Mita e il Ministro degli Esteri Andreotti sono in visita alla Casa Bianca. Achille Occhetto succede a Natta come segretario del PCI.
La Germania Ovest ospita l’europeo di calcio, che sarà appannaggio dell’Olanda e consegnerà alla storia del pallone il gol eccezionale di Marco Van Basten.

Lunedì 13 giugno 1988. Dopo una giornata rovente, cala la notte su Roma. Man mano che passano le ore, Piazza di Spagna si svuota. Fra la scalinata e la Barcaccia lavorano tre netturbini, mentre due musicisti di strada pizzicano pigramente le corde delle loro chitarre. Dieci, forse quindici persone se la prendono comoda lì intorno. Dall’oscurità sbuca una coppia che si tiene mano nella mano. Lui si avvicina ai musicisti e si fa prestare uno strumento. Esegue I’m on FireThe River e Dancing in the Dark, poi saluta e se ne va. Il suo sparuto ed occasionale pubblico è incredulo: l’uomo è Bruce Springsteen, che, dopo lo show di Torino, è arrivato in città per due concerti, i primi nella capitale.

Martedì 14 giugno 1988. I paparazzi fanno centro. Appostati nei pressi dell’Hotel Hilton, fotografano il rocker del New Jersey e la sua corista Patti Scialfa affacciati allo stesso balcone e pizzicati in atteggiamenti inequivocabili a bordo piscina. Gli scatti fanno il giro del mondo. Il matrimonio del boss con l’attrice Julianne Phillips è davvero finito. Bruce e Patti si sposeranno nel 1991, avranno tre figli e sono ancora saldamente insieme.

Roma, Ponte Milvio. C’è da studiare e preparare l’esame di maturità, ma il pensiero va spesso al concerto. Il 15 giugno vedrò per la prima volta Springsteen dal vivo, ma nel frattempo mi toccano i libri di greco e matematica. Lo scritto di italiano, poi, è in agguato “come un killer sotto il sole” il mattino successivo allo show, cribbio!

Sbircio i giornali, che parlano di un mini-show improvvisato a Piazza di Spagna e ufficializzano un gossip che era nell’aria. Mi esalto per la prima notizia e, nel mio moralismo da diciannovenne, mi indigno per la seconda.

È l’epoca pre-internet e pre-cellulare: sì, gente giovane in lettura, ne è esistita davvero una! Si aspettano con trepidazione e poi si comprano i vinili, mentre l’elenco delle prevendite dei concerti si conosce tramite i quotidiani, attraverso i manifesti e facendo un sacco di telefonate. Stop. Poi, ci si mette in fila all’Orbis o altrove – anche per ore – e si spera di portare a casa il prezioso bottino.

Il biglietto, l’agognato biglietto, è costato 38.500 lire e, su uno sfondo color rosa con la scritta nera, raffigura Springsteen in completo scuro e camicia bianca, la mano sinistra in tasca, la destra che stringe un mazzo di rose. Oggi lo chiamano “fan ticket” e lo ottieni solo se paghi dieci euro di spese di spedizione, altrimenti te ne becchi uno anonimo e stampato lì per lì.

Il tagliando è bellissimo ed è la chiave di tutto, al momento. Ti darà il diritto di entrare ovunque – prato, tribuna e curva – e ti autorizzerà persino a fare la transumanza fra i vari settori, se ne avrai voglia. Quel “posto unico” ti consentirà di accedere in un luogo in cui la magia accadrà davanti ai tuoi stessi occhi ed esploderà dentro le tue orecchie, per poi penetrare nei recessi più profondi dell’anima.

Ma, nel frattempo e di mezzo, ci sono questi maledetti libri…

I concerti: stadio Flaminio, mercoledì 15 e giovedì 16 giugno 1988

I residenti del quartiere Flaminio certo non sprizzano gioia da tutti i pori: dopo l’esperienza dello scorso anno con gli U2 temono un nuovo “terremoto”. Questa volta, però, si lamenteranno “solo” per l’eccessivo rumore, anche se il termine “rumore” associato alla musica di Springsteen non mi pare ben speso.

I due concerti (che iniziano qualche minuto dopo le 19) sono maratone che sforano abbondantemente le tre ore e che prevedono un intervallo di venti minuti. Affiancato dalla E Street Band e dagli Horns of Love (una sezione fiati di cinque elementi), Springsteen propone 31 canzoni nella prima serata e ne snocciola 29 nella seconda.

bruce springsteenI pezzi di Tunnel of Love – il suo ultimo disco, il successore intimo e spiazzante di “Born in the USA” – sono il perno attorno al quale ruota la scaletta, soprattutto nella prima parte. “Poi le luci si spengono e restiamo solamente in tre: tu, io e tutte le cose di cui abbiamo paura”, recita la title-track, che ogni sera apre lo show.

Si parla d’amore al Flaminio e si sviscera il sentimento in molte sue declinazioni. C’è la risolutezza di All That Heaven Will Allow (“ho qualcosa in mente che mi fa andare avanti e camminare orgoglioso e lo voglio per tutto il tempo che il cielo concederà”), ci sono i dubbi e gli inganni di Brilliant Disguise (“sono io, piccola, o solo un abile travestimento?”) e il coraggio di Spare Parts, in cui una giovane donna, abbandonata dall’uomo che l’ha messa incinta e dopo un’esitazione drammatica, si riprende la propria vita e si prepara ad accogliere la nuova in arrivo, perché “i pezzi di ricambio e i cuori infranti fanno girare questo sporco mondo”.

Ci sono le relazioni che non vanno da nessuna parte, che fanno “un passo avanti e due indietro” (One Step Up), le nuove possibilità di Tougher Than the Rest (“c’è un altro ballo e tutto quello che devi fare è dire sì: se sei forte e preparata all’amore, io sono più duro degli altri”) e le dichiarazioni di  auspicata reciprocità di Be True, un piccolo gioiello che, escluso dal disco, verrà poi pubblicato come b-side.

Il clima dei concerti è rovente, la dolcezza si alterna con la ruvidità, i momenti drammatici sfociano in speranze rinnovate, i dubbi diventano certezze e (qualche volta) accade pure il contrario, gli Horns of Love smussano gli spigoli, la E Street Band è una macchina rodatissima che macina senza sosta un rock and roll energico e gioioso.

Non mancano, poi, classici come Adam Raised a Cain She’s the One, arriva una pietra miliare del calibro di Backstreets, si ascoltano pezzi stra-conosciuti come I’m on Fire Dancing in the Dark, viene proposta una divertentissima versione di You Can Look con annessa pantomima.

Ci si rallegra (in italiano) per la recente nascita del figlio di Clarence Clemons, che già tiene in mano “un piccolo sassofono”, si trattiene il fiato per una splendida Born to Run acustica, si alzano i pugni al cielo e si piazza la mano sul cuore per una Because the Night tanto dolce quanto furibonda.

Come d’abitudine, Springsteen regala molte cover, come la potentissima Boom Boom, l’antimilitarista War e la misconosciuta I’m a Coward (when it comes to love), di cui il boss ha riadattato il testo, che – con leggerezza divertita – parla di un uomo coraggioso in tutte le circostanze tranne in quella più importante: l’amore.

Il finale, poi, è un tripudio soul and rock, un’apoteosi festante, un delirio di godimento e beatitudine, un inarrivabile compendio di note e versi che racchiude Sweet Soul MusicRaise Your Hand Twist and Shout.

Applausi, applausi, applausi. Commozione e gioia. Quello che ho visto – ciò che ho sentito – in più di centottanta minuti ha superato di gran lunga tutte le mie più rosee aspettative. Sono felice, completamente felice. Nella mia testa, nella mia “notte prima degli esami”, il pensiero della maturità è distante come Alpha Centauri.

Strapperò, poi, un trentasei, il minimo sindacale per prendermi il diploma. Trent’anni fa Springsteen mi fece una promessa – a me personalmente, badate bene, come la fece a ogni singola persona che era al Flaminio quelle due sere – e, nel corso delle tre decadi che sarebbero arrivate, quella stessa promessa – una promessa di rettitudine e speranza, di sconfinato amore e di lotta quotidiana, di puro, autentico rock & roll – sarebbe stata sempre mantenuta. Sempre. Ogni volta, per altre sessantasei volte. E la storia continua…

Giovanni Berti

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6 COMMENTI

  1. C’ero anche io…. La mattina avevo saputo che mi avevano bocciato… Avevo 18 anni…. È stato il mio primo concerto del Boss….

  2. Ero a Torino qualche giorno prima per il mio primo concerto di bruceeeeeee….
    Pelle d’oca e lacrime di gioia mi scuotono l’anima grazie per i ricordi grazie per la felicità di un momento eterno grazie bruceeeeee sei sempre con noi…

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