Home CRONACA Villaggio Olimpico come una foresta selvaggia

Villaggio Olimpico come una foresta selvaggia

Villaggio Olimpico

Chissà quante volte gli automobilisti in transito sul viadotto di Corso Francia, gettando uno sguardo verso il basso, avranno provato un pizzico di invidia per chi abita nei 1300 appartamenti del Villaggio Olimpico: un quartiere tranquillo e immerso nel verde. Ecco, immerso o meglio ancora sommerso è proprio il termine esatto.

Quando negli anni ’60 lo straordinario Luigi Moretti insieme ad altri valenti architetti progettò il Villaggio Olimpico, pensò ad ampi spazi verdi  convinto che la felicità dei residenti fosse legata alla fruizione di quelle aree. Non avrebbe mai creduto che chi amministra la cosa pubblica avrebbe reinterpretato la sua idea di felicità; prima l’ente gestore, poi il Comune pensarono bene di rendere gli abitanti ancora più felici e così cessò ogni manutenzione e l’erba di quegli spazi comincio a crescere, a crescere e a crescere ad libitum.

Sembra impossibile che un anticipo di primavera possa aver generato così tanta vegetazione neanche fossimo in una foresta pluviale: erba ed erbacce hanno raggiunto altezza d’uomo nascondendo solo in parte il degrado del quartiere.

Strade con l’asfalto danneggiato o divelto, marciapiedi distrutti, cumuli di sterpaglia secca e grossi rami di pioppo abbattuti dal vento e lasciati marcire al suolo; si fa presto a parlar male ma forse questo abbandono è un eccesso di protezionismo da parte dei nostri amministratori impegnati nell’opera di salvataggio di ragni, coleotteri, imenotteri e api selvatiche che prolificano nel marciume.

O forse si tratta di solidarietà con il WWF e Greenpeace entrambi impegnati nella salvaguardia delle foreste vergini. Perchè come in tutte le foreste che si rispettano  al Villaggio Olimpico vivono  alcune piccole comunità che al riparo del verde trovano un comodo rifugio; alcune di queste alcove, con coperte e panni stesi,  le abbiamo scovate a non più di 15 metri dagli edifici di Via Gran Bretagna e a 50 dall’Auditorium. Non hanno luce né gas ma almeno la musica è assicurata.

Dove l’erba non cresce perché e stata fatta terra bruciata allora prolificano detriti, rifiuti e calcinacci; oltre ad alcuni reperti storici come la cassetta di servizio delle Poste, aperta e arrugginita, o il piccolo sarcofago in cemento armato con corredo di acqua putrida e stagnante. In origine era un impianto per il riscaldamento centralizzato, ora dopo 58 anni ha la semplice funzione, come quello di Cernobyl, di ricordare l’inefficienza dell’apparato comunale.

C’è anche un altro reperto archeologico ed è la fontana di Viale XVII Olimpiade, delizia e gioia di bambini e cani negli anni ’70: la delizia e gioia fu poi dei tanti senzatetto che facevano, come sulle rive del Gange, le quotidiane abluzioni. Infine non ci fu ne delizia né tantomeno gioia perché l’acqua venne chiusa e le vasche abbandonate al loro destino. Oggi non ci sono più gli zampilli ma solo cardi alti un metro e mezzo che affondano le radici nelle crepe del cemento.

Se alle erbacce aggiungiamo le dozzine di bus che in occasione di eventi parcheggiano nei piazzali e sotto il viadotto, le auto delle scuole-guida di mezza Roma, il mercato del venerdi e i “portoghesi” che per andare all’Auditorium parcheggiano al Villaggio senza pagare un centesimo allora il quadro è completo: la tranquillità è solo un lontano ricordo.

Abbiamo raccolto lo sfogo di un’anziana signora arrivata nel quartiere nel lontanissimo dicembre del 1960: “ Gli anziani che risiedono al Villaggio Olimpico sono tanti e non hanno la forza di protestare; si tratta nella quasi totalità di ex dipendenti pubblici che hanno sempre pagato le tasse e che non meritavano certo di essere abbandonati in questo modo”.

La signora indicando con il proprio bastone le incolte praterie conclude scoraggiata: “ Era un paradiso…ho visto il degrado impossessarsi del Villaggio come un cancro….lentamente e inesorabilmente….tra l’indifferenza di tutti…..non è giusto”. No, non è giusto.

Francesco Gargaglia

Visita la nostra pagina di Facebook

1 commento

  1. confermo il degrado, per il mio passaggio quotidiano, tutto vero e mi chiedo: se mantenere prati e aiole non è sostenibile meglio cementificare almento sarà garantita più pulizia e visibilità. Se la gestione di questa amministrazione comunale non è in grado di garantire un controllo degli alberi , che crollano miseramente e fa incendiare gli autobus non penserà mai al praticello ( quello che era) del Villaggio Olimpico

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome