Home ATTUALITÀ Voragini, frane e alluvioni: 250mila romani a rischio

    Voragini, frane e alluvioni: 250mila romani a rischio

    voragini

    Una media di 90 voragini all’anno negli ultimi 8 anni, 28 zone a rischio frana e 383 fenomeni franosi, 250mila cittadini a rischio alluvioni. Sono i numeri di Roma, la Città Eterna ma fragile con i suoi 32 kmq di gallerie sotterranee e i 700 km di reticolo idraulico con canali e fossi in stato di grave degrado.

    A fornire i dati è il primo rapporto su rischio alluvioni, frane, cavità del sottosuolo e acque sotterranee denominato “Il Piano Roma Sicura” presentato oggi e curato dall’Autorità di Distretto idrografico dell’Italia Centrale in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile nazionale, l’Ispra e la struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche #italiasicura.

    Lo scenario rappresentato è allarmante e i numeri fanno davvero impressione.

    Partiamo dalle voragini

    Un fenomeno in forte aumento a Roma negli ultimi 8 anni: si è passati da una media di 16 voragini l’anno (dal 1998 al 2008) a più di 90.

    E se il 2013 ha segnato il record di 104, anche il 2018 promette bene: al 31 marzo se ne sono già aperte 44.

    La mappa. Le aree particolarmente interessate dalla formazione di grandi voragini si concentrano nella porzione orientale di Roma. I Municipi più colpiti sono V, VII, II (quartieri Tuscolano, Prenestino, Tiburtino) ma anche il centro storico con le aree dell’Aventino, del Palatino e dell’Esquilino.

    Nella porzione occidentale di Roma il Municipio che conta più voragini è il XII e i quartieri Portuense e Gianicolense. A causarle, sono soprattutto le numerose cavità sotterranee scavate dall’uomo nel corso dei secoli: si va dalla catacombe all’estrazione di materiali da costruzione.

    Un’intricata rete di gallerie che scorre sotto i piedi dei romani e sotto le loro case per 32 kmq (e sono solo quelle censite e mappate, molte mancano ancora all’appello).

    E veniamo alle frane

    Monte Mario, viale Tiziano, Monteverde vecchio e Balduina sono le zone particolarmente a rischio. In totale però, il lavoro svolto dall’Autorità di distretto idrografico dell’Italia centrale ha perimetrato 28 zone a rischio frana e sono ben 383 i siti soggetti a fenomeni franosi nel territorio del Comune.

    Non solo voragini e frane

    Oggi a Roma il rischio alluvioni ed esondazioni interessa 1135 ettari, per un totale di 250mila cittadini: la più elevata esposizione d’Europa.

    I motivi? Un sistema fognario non proprio efficiente, la mancata manutenzione dei tombini e la scomparsa, per sversamenti di rifiuti e vegetazione spontanea, di circa 700 km di indispensabili vie d’acqua tributarie del Tevere e dell’Aniene tra canali, fossi e sistemi di scolo.

    E poi il Tevere che conta 120 ettari di golene su 1150 cementificate da manufatti anche abusivi, 9 km di rive in stato di degrado, 2,7 km di banchine con smottamenti e 59 installazioni con pochi ormeggi adeguati. E 22 relitti di barche affondati e abbandonati nelle sue acque.

    Serve oltre un miliardo di euro

    Per mettere in sicurezza la città da voragini, frane e alluvioni, servono 871 milioni per realizzare, nell’arco di 10 anni, 155 interventi di varia tipologia: 783 milioni per 127 opere di contrasto al rischio alluvione e 86 milioni per 28 opere di contrasto al rischio frane.

    A questi vanno aggiunti almeno 15 milioni l’anno per gestire la manutenzione ordinaria di canali e fossi interni all’area urbana oggi in grave stato di degrado o addirittura ‘tombati’ da vegetazione e rifiuti, e 4 milioni l’anno per interventi preventivi sulle voragini. Complessivamente la cifra è 1040 milioni. (fonte Adnkronos)

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    2 COMMENTI

    1. Scontiamo anni di abusi, mancata manutenzione ordinaria e straordinaria, di mancata realizzazione delle gallerie di servizi. Arrivati al fondo si vedrà una svolta?

    2. La più totale incapacità delle giunta capitolina capeggiata dalla Signora Raggi non ha bisogno di commenti. Ormai Roma è una città da terzo mondo e non vedo vie d’uscita.

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