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Un letamaio a trecento metri da Ponte Milvio

Alla faccia della privacy, migliaia di pratiche con nomi, cognomi e dati sensibili alla mercé di chiunque. Il tutto in un'area abbandonata preda del peggior degrado

letamaio

Un’area abbandonata da oltre due anni al degrado più assoluto. Anzi, per usare un termine più crudo, un letamaio vero e proprio. Con l’aggravante che è un’area di proprietà pubblica, ad uso del Comune di Roma.

Si tratta dell’ex deposito giudiziario di auto rimosse ubicato in via Antonino di San Giuliano, a trecento metri da Ponte Milvio. Un grande area recintata, circa duemila metri quadri, dove fino a novembre 2015 venivano depositate le auto rimosse dai carro-attrezzi perchè trovate in divieto di sosta o doppia fila.

Poi, alla società che gestiva servizio rimozioni – la Clt – non è stata convalidata la nuova gara d’appalto, che si era nuovamente aggiudicata, in quanto ritenuta responsabile di violazioni fiscali.
Un nuovo bando di gara non è stato più emesso e quei 2mila metri quadri a due passi da Ponte Milvio e a ridosso dello Stadio della Farnesina sono rimasti incustoditi e alla mercé di tutti.

Come documentato da un nostro precedente articolo, a inizio del 2017 c’erano ancora un centinaio di auto abbandonate. Quasi tutte da rottamare, con finestrini e lunotti spaccati, la tappezzeria lercia e strappata, le gomme a terra. Alcune ancora con la targa che chiunque avrebbe potuto prendere e usare per scopi illeciti.

Poi, dopo gli articoli della nostra e di altre testate e un successivo servizio di “Buongiorno Regione”, la rubrica quotidiana del TGR Lazio, ad aprile 2017 le auto sono state portate via ma l’area è rimasta nel degrado diventando giorno dopo giorno un letamaio.

E’ facile verificarlo perché accedervi è semplice. In barba al cancello chiuso e sprangato la grata accanto è divelta ed il passaggio molto comodo.

E se il piazzale si presenta con un aspetto sporco e desolante a far rizzare i capelli è la situazione della guardiola e di quelli che furono gli uffici.

A balzare subito agli occhi sono i numerosi faldoni, forse un centinaio, accatastati sugli scaffali e a terra e contenenti migliaia di pratiche con tutto il loro carico di dati sensibili.

Alla faccia della legge sulla privacy nomi, cognomi, indirizzi, fotocopie di patenti ed altri dati di chissà quanti romani sono a disposizione di tutti. In bella vista, senza necessità di aprire un faldone, troviamo anche un enorme pacco di ricevute con dati sensibili chiaramente leggibili.

La gabbiola è stata data alle fiamme, è interamente bruciata e quel che resta a mala pena si regge in piedi. I piccoli locali ex uffici danno invece ricovero a  sbandati, le tracce sono inequivocabili: fazzoletti sporchi, bottiglie, stracci, estintori usati per rompere i vetri.

Sul posto aleggia un odore nauseabondo, d’altra parte – visto come sono stati vandalizzati e distrutti i due servizi igienici – è facile pensare che i frequentatori notturni preferiscano fare i loro bisogni sotto le stelle, all’aria aperta.

Più di una dozzina di estintori giacciono su di un lato: sono pieni, sono vuoti, vallo a sapere. Mentre cerchiamo di scoprirlo un topo di discrete dimensioni fa capolino e poi fugge a nascondersi negli ex uffici.

In fondo al piazzale, infine, da oltre un anno giace e cresce una discarica di rifiuti ingombranti e calcinacci, ma che rispetto a quanto finora descritto è veramente il male minore.

E’ lecito chiedere perché quando sono state portate via le auto non si è provveduto a bonificare l’area anziché condannarla e questo miserabile destino? Eppure si trova, oltre che a 300 metri da Ponte Milvio, a pochi passi dal Ministero degli Esteri.

Duemila metri quadri abbandonati che già da più di due anni potevano essere adibiti a parcheggio ad uso di Ponte Milvio creando un’area dove dirottare le auto degli aficionados della movida, come peraltro era nelle intenzioni del presidente del XV.

Oppure trasformarli nell’area dove trasferire i banchi degli ambulanti e crearvi quell’annunciato mercatino no-food invece di penalizzare gli abitanti di Largo Maresciallo Diaz azzerando loro, per di più, una cinquantina di preziosissimi posti auto.

Insomma, le alternative non mancavano e non mancano: qualunque cosa vi si faccia sarà sempre meglio di avere un letamaio nel cuore del Foro Italico.

Claudio Cafasso

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Viale Antonino di San Giuliano, Roma, RM, Italia

13 COMMENTI

  1. Ancora una volta si manifesta lampante la necessità che il Sindaco Marino presenti le sue dimissioni! Solo quando il Comune di Roma sarà guidato dal Movimento 5 Stelle si riuscirà a porre rimedio a questo ed a tutti gli altri problemi che affliggono la Capitale.

    • Marino non c’è più da 2 anni si sarà accorto di questo?
      O lei era congelato come il comunista della nota trasmissione televisiva.
      Da 2 anni siamo governati dai 5 stelle ma deve essere molto nuvoloso perché proprio non riusciamo a vederli!

    • @ sor chisciotte
      Complimenti per il commento.
      Non avrei saputo fare di meglio.

      L’ironia è forse l’ultima arma rimasta contro questa banfa di incompetenti pentastellati.

    • Sor Chisciotte vuole emula reil giapponese che ha vissuto nella foresta filippina per trent’anni ignorando che la seconda guerra mondiale era finita.

  2. Il sindaco Marino??????
    Capisco che la nostra ahimè non più nuova sindaca 5 stelle in questi due anni non abbia fatto nulla ma purtroppo è fra noi in tutta la sua infinita incompetenza e supponenza……..

  3. Forte ironia di Sor Chischiotte che da della “mai esistita” alla Sindaca Raggi, un pò sbrigativo,
    quell’area come altre versano in quelle condizioni per responsabilità di qualcuno che pur avendo concluso il proprio compito non ha gestito come si sarebbe dovuto fare, la restituzione della proprietà o del bene utilizzato, questa anomalia nella gestione dei beni (dello stato o demanio e dei privati) si presenta ogni volta che vediamo lo stato di abbandono in cui versano anche altri edifici, aree, strade, ecc. ecc., difficile parlare di spreco di risorse pubbliche o private e anche di costi per il ripristino delle condizioni iniziali perché sarebbe un calcolo molto complicato, ciò nonostante e mi riferisco allo Stadio Flaminio, risorse economiche dovrebbero essere a disposizione almeno per la sistemazione ed il ripristino della funzionalità, impianto ancora utilizzabile (se ne faccia una ragione!) per eventi sportivi o di spettacolo legati ad esempio ai tornei tra istituti o scuole o saggi o altre manifestazioni dello stesso tenore.
    Non si capisce a prescindere dal destino della struttura “Stadio Flaminio” perché sia in quelle condizioni, quando mantenerlo in vita può costituire anche una prima esperienza per molti giovani studenti atleti o artisti.
    Un alleggerimento generale consistente nella diminuzione dei posti a sedere per il recupero di spazio da destinare alla pista sportiva, altri piccoli lavori ecc. ecc. ed una presenza continuativa di personale di guardia (2 o 4 unità) non dovrebbero costituire costi insostenibili se ripartiti sui soggetti che più degli altri legano la loro storia a quello Stadio.
    Tutto questo fa parte del gioco, aspettare il completo ammaloramento ed il successivo abbattimento per ragioni più alte sta diventando una pessima figura.
    Quando si parla di “Patriottismo” si vuole indicare un limite, la Sistemazione dello Stadio Flaminio è solo un piccolo passo nella stessa direzione.

    • @leosc
      A voler pensare male, ha idea del valore dei terreni (ettari?) sui quali insistono lo stadio Flaminio e dintorni qualora si dovesse procedere con l’abbattimento e il recupero dell’area a fini residenziali?
      Sarò io che con la vecchiaia che si avvicina divento sempre più malfidato e cinico, ma certo che i nostri esimi amministratori (che eleggiamo, ogni volta di un colore diverso ma sempre con gli stessi risultati o peggio) ci mettono del loro.

    • Come al solito i 5stelle la buttano “in caciara”.
      Qui non si parla dello stadio flaminio.

      Abbiate perlomeno l’onestà intellettuale di ammettere diversi e forse troppi errori e tanta incapacità.

  4. L’articolo descrive una delle tante “schifezze” che costellano il panorama di Roma Nord. Villaggio Olimpico, pista ciclabile (tratto Ponte Milvio – Ponte della Musica), Stadio Flaminio, Palazzetto dello Sport, Viale Tor di quinto (zona caserme e poligono): tutte aree che versano da tempo in un degrado indegno di una capitale europea. Purtropppo in questa città l’inerzia e l’incapacità delle varie amministrazioni si accompagnano anche all’incuria dei cittadini. E non se ne esce.

  5. Inutile chiamare in causa gli amministratori. Il loro scopo è solo quello di mantenere il loro sedere sulle poltrone, della città non gliene frega nulla.

  6. Tutta Roma è un letamaio.
    E ancora esiste qualcuno che ha l’ardire di
    affermare che sia la città più bella del mondo .
    Girate gente….girate.

  7. @FB,
    non pensa male, perché lo Stadio Flaminio “disturba” così come l’Olimpico, i sonnellini degli abitanti delle zone Vigna Clara e Parioli. Ma è un cane che si morde la coda.
    Interventi importanti sull’insonorizzazione sono stati fatti con ottimi risultati.
    Se proprio indispensabile è anche possibile ricostruire le strutture Stadi ex novo con architetture molto belle degne delle realizzazioni.
    Il tema di fondo è ancora una volta politico perché è la PROPRIETA’ dello stadio l’oggetto della contesa, e l’indisponibilità a condividere la struttura con altri, cioè degrado morale e culturale, tagliare fuori tutti ed avere massima autonomia.
    Sui famigerati c.a. 50 miliardi di Euro di privati pronti per il mega investimento “Stadio della Roma” che tanto galvanizzano l’intero mondo produttivo ed imprenditoriale locale (che sbava proprio) sarei realista, invito al realismo, una cifra simile per una squadra che conta oggi come oggi 10, 20 mila tifosi (biglietti o abbonamenti) non potrà mai essere a disposizione se non con garanzie come (glie devi da) l’ACQUA, l’ELETTRICITA’, le STRADE (GRA a pagamento) aggiungo l’ARIA.
    Sembra una questione più “politica” che sportiva e c’è gente che smania, degrado morale e culturale.

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