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    Valle Giulia cinquant’anni dopo

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    Quanto accadde il 1 Marzo 1968 a Valle Giulia fu l’atto di nascita del movimento del ’68 a Roma ed in Italia.

    Non che il sessantotto  non fosse già in fieri anzi, i suoi segni premonitori erano già nell’aria della città: un latente ribollire degli animi giovanili, le marce di protesta contro la guerra del Vietnam, la scoperta della musica di Bob Dylan, le prime contestazioni della gerarchia della famiglia e della “borghesia”, i sit-in nelle università, la conquista nei licei dell’ora di assemblea con la quale gli studenti avevano scoperto il diritto di parola.

    Ma in quel giorno di Marzo del 1968, la prima rivolta corale degli studenti contro le icone di quello che veniva chiamato “ordine costituito” fu l’evento scatenante simbolico dal quale presero poi le mosse, prima a Roma e poi in tutta Italia, la contestazione giovanile contro i paradigmi sociali e culturali, la rivoluzione sessuale, la controcultura, il femminismo.

    Esaltante o deprecabile, mitizzato o banalizzato,  per chi ancora lo ricordi quel giorno a Valle Giulia segnò la coscienza di una generazione romana e di quelle a venire…

    Valle Giulia, 1 Marzo 1968

    Era un venerdì soleggiato quando un corteo di circa 4000 studenti liceali ed universitari si mosse da Piazza di Spagna in direzione di Valle Giulia con l’obiettivo di riappropriarsi della facoltà di Architettura, resa loro inaccessibile dal giorno precedente in quanto presidiata dalla Polizia  su richiesta del Rettore a causa di precedenti tentativi di occupazione.

    Giunti sul posto, gli studenti si trovarono a fronteggiare un imponente cordone di forze dell’ordine ed al primo accenno di carica la loro reazione fu immediata e iniziò un lancio di sassi ed altri oggetti.

    Gli scontri presto degenerarono in tutta l’area e, sorprendentemente, gli studenti mostrarono di essere in grado di reggere l’urto delle cariche della polizia a differenza di quanto accaduto fino ad allora.

    Ma la spiegazione è semplice, almeno per chi quelle ore le visse in presa diretta, perchè come una folata di vento un improvviso ed invisibile collante cementò le passioni e le vene dei ragazzi annullando, almeno in quel frangente, ogni divisione ideologica e politica tanto che (per usare termini allora in voga) maoisti, cani sciolti della sinistra, nazi-maoisti, cattocomunisti, aderenti a Lotta di Popolo, liberali, nazionalpopolari (ma in verità quasi tutti figli di famiglie medio-borghese) si trovarono insieme dalla stessa parte a rivendicare con rabbia il diritto per ogni gioventù alla ribellione contro gli status quo e la gerarchia tra generazioni.

    Fu una zuffa gigante, sirene, arresti, teste rotte, ma neanche troppe perchè a volare a Valle Giulia furono più gli slogan che le botte.

    PPP: “Un frammento di lotta di classe…”

    Ma già dal giorno successivo ci fu chi bollò l’accaduto come un grande equivoco storico, un paradosso dovuto al fatto che i rivoluzionari erano figli viziati della borghesia sedotti dal fascino della violenza, ed i nemici contro cui si erano battuti a Valle Giulia erano figli del proletariato.

    A dirlo, creando una profonda frattura negli schemi politici ed un disorientamento generale in quelli mentali, fu Pier Paolo Pasolini che che così scrisse: ” …quando a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli dei poveri. A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri“.

    Un fatto è certo

    Ma questa è un’altra storia. Resta il fatto che a prescindere dalle valutazioni politiche, dal parere personale di ognuno di noi e dall’aver vissuto o no quel periodo, un fatto è certo.

    E’ da quel giorno di 50 anni fa che divampò anche in Italia la contestazione giovanile e quella che a Roma viene ormai definita “la battaglia di Valle Giulia” inaugurò di fatto la stagione del sessantotto, movimento destinato a segnare – nel bene e nel male e in quale proporzione sta a ognuno di noi dirlo in coscienza – le generazioni ed i decenni successivi della nostra città e del nostro Paese.

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    1 commento

    1. al di là delle degenerazione seguite purtroppo a quel movimento quanta nostalgia per l’entusiasmo, l’utopia, forse, ma la grande voglia di cambiamento che l’accompagnò e che ormai non esiste più – in questa calma piatta che ci circonda

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