Home ATTUALITÀ Tattoo mania a Roma Nord tra moda e rischi

    Tattoo mania a Roma Nord tra moda e rischi

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    È boom del tatuaggio, una forma artistica che negli ultimi tempi sta vivendo la sua massima fioritura. Nonostante i più critici non la considerino “arte”, chi la pratica e chi ne è amante la definisce tale; tuttavia, tra fan e scettici, la proliferazione degli studi di tatuaggi e pircing risulta essere una realtà.

    La moda di farsi “scrivere su pelle” è approdata da tempo anche a Roma Nord facendo proliferare gli studi di tatuaggi.

    Dal Fleming a La Storta, da Prima Porta a Ponte Milvio, contando solo i più pubblicizzati sono oltre una quindicina i locali ai quali rivolgersi, senza ovviamente prendere in considerazione le attività “private” e sottobanco, ossia quelli che praticano questa attività in casa  tatuando amici e conoscenti a prezzi stracciati.

    Roma Nord, che non si fa mancare mai nulla, anche in questo caso mantiene il passo con i tempi: una semplice ricerca online, o semplicemente passeggiare per le vie dei diversi quartieri, e non risulterà difficile trovare uno studio di tattoo.

    L’allarme “Baby Tattooed”

    La pratica del tatuaggio, maggiormente in voga tra i giovani, vede l’avvicinamento anche di persone adulte, perfino di anziani, incuriositi o spinti dalla voglia di un ricordo indelebile sul proprio corpo.

    Tuttavia, se per gli adulti quella del tatuaggio è una scelta libera, cosa succede quando a questa pratica vengono avvicinati anche i bambini?

    Come si è recentemente appreso da TGCom24, sono stati registrati nella capitale diversi casi di minori e bambini molto piccoli, dell’età di 5 anni, che sono stati tatuati, l’allarme viene dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
    Molti genitori, ignari dei rischi, hanno permesso che fosse “disegnato” il corpo dei figli, non pensando alle possibilità di allergie all’inchiostro o di eventuali infezioni.

    In virtù di ciò e del crescente numero di ragazzi giovanissimi e bambini tatuati, l’Ospedale Pediatrico ha dedicato il suo ultimo numero “A scuola di salute” proprio alla pratica di tattooing e pircing, evidenziando quali siano i rischi e i possibili problemi di salute. Inoltre, sempre all’interno della pubblicazione, vengono fornite una serie di informazioni utili che possono servire a limitare i rischi collegati a questa moda.

    tattoo-giovanissimiTutto questo, ovviamente dev’essere accompagnato dal buon senso dei genitori, che dovrebbero informarsi in relazione ai pericoli ai quali possono sottoporre i figli.

    Quali i principali rischi?

    Il fenomeno sopracitato lascia molto a cui pensare, soprattutto in relazione a quali possono essere i pericoli connessi a questa pratica.

    Secondo l’Istat, 13 italiani su 100 hanno un tatuaggio, tra questi l’8% sono minori. La stessa statistica, inoltre, riporta come solamente il 40% delle persone sia consapevole dei rischi derivanti dal farsi tatuare.

    I tatuaggi sono disegni permanenti realizzati su pelle: i pigmenti di colore vengono inseriti attraverso la tipica “macchinetta”, che mediante una serie di aghi in movimento permette di iniettare minuscole gocce di inchiostro nello strato profondo della pelle.
    Da ciò si comprende come il tatuaggio sia a tutti gli effetti una lesione della pelle, al pari di una ferita, e come tale merita attenzioni e cure, per evitare il rischio di infezioni cutanee e altre complicazioni.

    I maggiori rischi correlati a questa pratica li troviamo nella possibilità di manifestare reazioni allergiche all’inchiostro utilizzato, soprattutto nel caso di una pigmentazione rossa, che può provocare eruzioni cutanee pruriginose.

    Un altro pericolo è quello di infezioni. Qualora non siano stati utilizzati strumenti sterilizzati, possono essere contratte malattie quali l’epatite e il tetano, nonché l’HIV. Nei casi in cui l’attrezzatura sia “infetta”, le possibilità risultano assai elevate.

    Da non sottovalutare sono, anche, le infezioni cutanee, dovute dai batteri e caratterizzate da arrossamento, gonfiore, dolore e dalla possibile presenza di pus. Queste si verificano soprattutto nella fase di guarigione e nella maggior parte dei casi derivano dalla negligenza della persona.

    Precauzioni da osservare

    Per fare un tatuaggio, innanzitutto, è fondamentale affidarsi a un professionista: è opportuno rivolgersi a uno studio specializzato, con personale competente e dotato di licenza.

    tattoo-studioInoltre, è possibile prestare alcune accortezze, quali l’utilizzo di guanti da parte del tatuatore, la sterilizzazione delle attrezzature con l’autoclave o verificare l’apertura degli aghi da una nuova confezione.

    Dopo essersi fatti “marchiare” viene suggerito di mantenere la zona ben idrata e pulita, per evitare di incorrere in infezioni cutanee. Tenere coperto il tatuaggio i primi giorni, lavarlo accuratamente più volte nell’arco della giornata con saponi neutri ed applicare una crema idrante (molti suggeriscono il Bepantenol), sono piccole accortezze che permettono una buona guarigione e riducono le possibilità di infezioni cutanee.

    Rimuovere un tatuaggio

    In Italia i tatuati sono circa un milione e mezzo, uomini in maggioranza e principalmente persone tra i 16 ed i 36 anni. Si sa, un tatuaggio è per sempre, o almeno dovrebbe esserlo, ma se poi si dovesse cambiare idea?

    Se fino a qualche anno fa la nozione di tatuaggio richiamava l’idea dell’impossibilità di rimuoverlo, ad oggi le cose sono cambiate. Per i pentiti, di fatti, sono diversi i metodi a cui ricorrere nel momento in cui si decida di “cancellare” un disegno o una scritta su pelle.

    La rimozione di un tatuaggio richiede l’opera di professionisti, è opportuno, quindi, recarsi in ambulatori specializzati, dove sarà consigliata la tecnica maggiormente efficace per il caso specifico.

    La tecnica del laser attraverso la mano esperta di un chirurgo è una delle modalità maggiormente diffuse, in quanto prevede pochi rischi ed effetti collaterali minimi, inoltre massimizza i risultati. Ovviamente eliminare l’inchiostro sottocutaneo non è un’operazione indolore, la pratica del laser è accompagnata da sensazioni di calore intenso e pungente, come se la pelle stesse effettivamente bruciando.
    Tuttavia, per ridurre il dolore, è possibile applicare prima della seduta una crema anestetica, sempre sotto consulenza medica.

    rimozione tatuaggioIn linea generale, i clienti che decidono di affidarsi a questa pratica di rimozione risultano essere nella maggior parte dei casi soddisfatti, sempre se si siano seguite adeguatamente le indicazioni di cura post-trattamento.

    La media dei prezzi varia dai 200 ai 500 euro per ogni seduta, ovviamente il costo complessivo dipenderà dal numero di sessioni necessarie per la totale rimozione.

    Un altro metodo efficace è la dermoabrasione, attraverso la quale la pelle viene “levigata” e “carteggiata” dal chirurgo, così facendo vengono eliminati gli strati superficiali e quelli poco profondi della cute, in cui si trova l’inchiostro.
    L’intera pratica viene eseguita sotto anestesia locale e il processo di guarigione richiede tempi relativamente lunghi, che possono variare da alcune settimane, fino a qualche mese.

    La cura post-trattamento è di fondamentale importanza, per evitare che rimangano i segni delle cicatrici; è quindi opportuno seguire tutte le indicazioni del medico con la massima attenzione.

    I costi di rimozioni sono elevati, in quanto si tratta di operazioni chirurgiche a tutti gli effetti, che necessita di anestesia e di medici competenti, inoltre i prezzi variano a seconda a delle sedute necessarie.

    tattoo-rimozioneUn ulteriore metodo, meno diffuso, è quello dell’escissione, ossia dell’asportazione chirurgica del tatuaggio. Questa pratica è utile soprattutto per i disegni di piccole dimensioni, in quanto permette una rimozione completa in un’unica seduta.

    L’escissione consiste nella rimozione della porzione di pelle con il tatuaggio e nella successiva sutura dei lembi cutanei; questa procedura viene effettuata in anestesia locale e richiede tempi diversi di guarigione, a seconda delle dimensioni dell’asportazione. Il costo medio di ogni seduta si aggira intorno ai 200 Euro.

    Come nasce il tatuaggio?

    Il termine tatuaggio (Tattoo) deriva dal tahitiano “tattaw che significa “segnare qualcosa”.

    Le ricerche svolte nel campo archeologico ritengono che questa pratica esista da 3300 anni prima della nascita di Cristo. Lo scopo iniziale, per cui si ricorreva a questa marcatura della pelle, variava da cultura a cultura, così come la scelta della “collocazione” sul corpo.

    Per esempio, i Greci utilizzavano il tatuaggio per identificare le spie, mentre i Romani se ne servivano per marchiare i criminali e gli schiavi.
    Nel periodo delle Crociate, durante l’XI e il XII secolo, i guerrieri tatuavano sulla propria pelle il segno della Croce di Gerusalemme, in modo tale da permettere il riconoscimento dei corpi nei campi di battaglia, per una degna sepoltura cristiana.
    In Giappone, inizialmente, il tatuaggio serviva per individuare i criminali, successivamente, con l’avvento dell’Irezumi, questa pratica assume una propria valenza estetica.

    La vera e propria rivoluzione, ovvero l’avvento del “tatuaggio americano” così come lo conosciamo oggi, è avvenuta a New York City, nello specifico a Chatham Square. Un porto marittimo e un centro di intrattenimento, soprattutto per operai e marinai, dove lo stesso Samuel O’Reilly, inventore della macchinetta per tatuare, decise di aprire un vero e proprio negozio.
    Suo apprendista fu Charlie Wagner, il quale trasferì le competenze di designer per carta da parati, nella progettazione dei tatuaggi, dando vita alla cosiddetta “tattoo flash art”.

    Nonostante le problematiche vissute per la sua diffusione, ad oggi, il tatuaggio può essere considerato nell’ottica di “omologazione”: è più difficile trovare una persona che non li abbia, piuttosto che qualcuno che ne abbia il corpo ricoperto.

    Perché tatuarsi?

    Le motivazioni legate alla voglia di un “disegno indelebile” sono diverse: c’è chi affida al tatuaggio un senso che va oltre a quello meramente estetico, che racchiude un significato personale e profondo; chi lo fa semplicemente per seguire la moda; oppure chi ritiene questa pratica un’arte e vuole mostrare con orgoglio la sua passione.

    Il tatuaggio può quindi assumere la valenza di ricerca di una propria personalità, attraverso il bisogno di rappresentare il “proprio io”. Allo stesso modo, si può essere spinti a questa pratica solo per un fattore estetico: “Mi piace, quindi lo faccio”.

    Non bisogna sottovalutare la capacità comunicativa di un disegno su pelle, che permette di esprimersi attraverso il corpo, che diventa una tela unica, attraverso la quale poter raccontare la propria storia, le esperienze vissute e le proprie emozioni.

    Diversità di stile

    I tatuaggi non sono tutti uguali! Esistono diverse tipologie di stile e modalità di disegno.

    Tra le più note troviamo quella dell’Old School, ispirato alla tradizione europea e americana, che vede l’impiego di disegni quali rondini, rose, pin up, pugnali, attraverso linee rette, l’uso preponderante del nero e colorazioni piatte, ossia che non prevedono grandi sfumature.

    Vi è poi lo stile New School, simile al precedente, ma che vede l’esasperazione di alcune caratteristiche, come per esempio l’utilizzo di colori molto accesi e vivaci.

    tattoo-old-schoolUno degli stili più antichi è quello del Tatuaggio Polinesiano, conosciuto anche come “tribale”. Questo si caratterizza per l’uso esclusivo dell’inchiostro nero e per le forme tipiche dei disegni Maori.
    Altrettanto arcaico è lo stile Giapponese, che si presenta con disegni molto estesi, spesso ripresi dalle decorazioni tipiche dei kimoni.

    Lo stile Realistico, è quello che riproduce forme e colori tipici della realtà, con un largo impiego di sfumature ed effetti di profondità, che danno al disegno la sensazione di poterlo “toccare con mano”.

    tattoo-3DVi sono poi il Lettering, dove lettere e parole costituiscono l’opera per intero, e il Biomeccanico, che ha visto il suo maggior successo alla fine degli anni ’90, e che si caratterizza per l’inserimento di disegni che riportano alle macchine o ai robot.

    Tatuaggio e mondo del lavoro

    Secondo diversi studi, avere tatuaggi visibili rende più difficile trovare lavoro.

    Nonostante l’elevata diffusione della pratica e l’assenza di una normativa specifica che faccia divieto agli uffici o alle aziende di operare discriminazioni nei confronti di chi è tatuato, le difficoltà incontrate da questa porzione della popolazione, nella ricerca di un lavoro, sono più elevate rispetto a coloro che risultano avere una “pelle pulita”.

    Un articolo pubblicato qualche tempo fa dal The Economist, mostra come quello nei confronti del tatuaggio sia un “pregiudizio sociale e non individuale”, che tende ad associare questi disegni ad atteggiamenti di ribellione o anticonformismo.

    È opportuno, tuttavia, differenziare anche la tipologia di tatuaggio: i disegni con richiami poetici, come fiori e farfalle, o piccole scritte, di fatti, tendenzialmente vengono maggiormente accettati, rispetto a quelli associati a sentimenti negativi.

    tattoo nel mondo del lavoroIn riferimento a ciò è opportuno evitare tatuaggi in zone del corpo estremamente visibili o cercare di coprirli con gli indumenti. Inoltre, negli ultimi tempi sono stati messi in commercio diversi cosmetici che permettono una copertura temporanea eccellente, questi potrebbero risultare utili in quelle occasioni in cui sia necessario “nascondere” il proprio tattoo.

    Nel nostro paese, forti limitazioni relative alla presenza di tatuaggi, le troviamo all’interno della pubblica amministrazione all’interno della quale i diversi corpi delle forze dell’ordine e le strutture militari tendono ad escludere chi presenta disegni che comunichino messaggi considerati offensivi o che siano contrari al decoro dell’uniforme, quindi visibili.

    Concludendo

    Nonostante la grande diffusione, quella del tatuaggio è un’arte che non va presa alla leggera. È opportuno informarsi adeguatamente e recarsi in studi specializzati, al fine di ottenere ciò che si desidera e di non incorrere in ripercussioni che possano essere dannose per la salute.

    Ma soprattutto, prima di farsi “marchiare”,  bisogna essere veramente convinti di volerlo fare.

    Francesca Romana Papi

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