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Ponte Milvio, il cimitero delle auto sequestrate

Decine di auto e migliaia di pratiche con nomi, cognomi e dati sensibili alla mercé di chiunque. Alla faccia della privacy e del decoro urbano

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A Roma succede anche che a due passi da Ponte Milvio vi sia un cimitero di auto abbandonato da oltre un anno nel degrado più assoluto.

E’ il deposito giudiziario di via Antonino di San Giuliano, quello che una volta era il più importante della capitale per numero di auto movimentate e che rispondeva al nome di “Deposito Farnesina”.
Basta percorrere i duecento metri di via de Robilant ed eccolo lì, a cielo aperto e senza custodia, un campo di battaglia tra carcasse di veicoli, rifiuti e vetri rotti sparsi sull’asfalto.

Si tratta di una grossa area recintata, circa duemila metri quadri, dove fino a novembre 2015 venivano depositate le auto rimosse dai carro-attrezzi per conto della Polizia Locale di Roma perchè trovate in divieto di sosta o doppia fila.

Poi, alla società che gestiva servizio rimozioni – la Clt – non è stata convalidata la nuova gara d’appalto, che si era nuovamente aggiudicata, in quanto ritenuta responsabile di violazioni fiscali. Un nuovo bando di gara non è stato più emesso e quei 2mila metri quadri a due passi da Ponte Milvio e a ridosso dello Stadio della Farnesina sono rimasti incustoditi e alla mercé di tutti.

Per accedervi, infatti, non serve né un badge, né un documento, né un permesso speciale: basta oltrepassare la grata divelta che dà sulla strada. Nessuno che controlli, all’interno potrebbe accadere di tutto.

Dentro, oltre a due carro-attrezzi abbandonati, ci sono automobili che stanno lì da chissà quanto. Quasi tutte hanno finestrini e lunotti spaccati, la tappezzeria lercia e strappata, gli interni in condizioni igieniche pietose.

Alcune hanno l’aria di aver offerto di recente rifugio notturno a qualche senza tetto; i segni di una presenza umana passata da poco nell’abitacolo sono incontrovertibili: fazzoletti sporchi, coperte, estintori usati per rompere i vetri. Diverse macchine hanno ancora le targhe, chiunque potrebbe andare lì e prendersele.

A ridosso di quello che una volta era l’ingresso, ora chiuso da una rete metallica ma comunque anche questa facilmente oltrepassabile, c’è la guardiola con gli uffici. I locali sembrano essere stati sgomberati in fretta, come se l’ultimo ad andarsene non avesse avuto neppure il tempo di raccogliere i documenti.

E nessuno si è curato di portare via i numerosi fascicoli dell’archivio. I faldoni accatastati sugli scaffali contengono pratiche degli anni scorsi con tutto il loro carico di dati sensibili, alla faccia della legge sulla privacy.

Sul muro dell’ufficio nel gabbiotto è affisso un calendario rimasto a dicembre 2015. La scrivania è piena di cartacce: documenti, appunti, fogliacci.
Su uno di questi sono scritte a mano username e password per entrare presumibilmente in qualche piattaforma online.

Ci sono anche fogli fiscali per le ricevute, l’intestazione delle quali è “Consorzio Laziale Traffico”, la società concessionaria del Comune che gestiva questo ed altri depositi romani.
Poi 14 mesi fa, dopo il mancato rinnovo della concessione, avviene l’abbandono del deposito. Da allora è rimasto tutto così, lasciato a marcire nella trascuratezza e nell’indifferenza.

Nel deposito in questione già nel 2013 fu scoperto dai Carabinieri un giro di presunte false certificazioni di rottamazione e di presunta vendita illegale di autovetture sequestrate dalla Polizia Municipale. La vicenda venne alla luce a seguito del ritrovamento casuale di una busta contenente delle targhe.  Il deposito venne posto sotto sequestro e funzionò solo per il ritiro delle auto giacenti.

Ma non è tutto. Tornando indietro nel tempo, già fra ottobre 2006 e settembre 2007 la Procura di Roma indagò su un presunto scandalo relativo a “rimozioni mirate” da parte della società Clt.
I magistrati ipotizzarono un complesso sistema volto ad accrescere gli utili senza tenere conto dell’interesse pubblico.

In pratica, venivano rimosse solo auto di lusso poichè si dava per scontato che i proprietari andavano a riprendersele nel giro di pochissimo tempo nel timore che subissero danni. Ciò garantiva ai depositi gestiti dalla società un continuo ricambio di auto e quindi un accrescimento delle pratiche con relativo aumento degli introiti.

Al di là della storia del deposito di via Antonino S.Giuliano, c’è da dire che oggi circa sessanta dipendenti della Clt, a causa della non convalida della gara, sono a spasso e senza stipendio da quattordici mesi e che la mancata emissione di un nuovo bando da parte del Comune ha lasciato i Vigili Urbani senza strumenti per reprimere il fenomeno della sosta selvaggia.

A parte la penna e il blocchetto per elevare una multa, e più recentemente lo street-control, ganasce e carri attrezzi sono un lontano ricordo.

Valerio Di Marco

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