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Monte Mario, ricordando Guido Gori e Antonio Righi

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Guido Gori e Antonio Righi furono i primi due partigiani fucilati a Roma dalle SS, e ciò avvenne a Monte Mario, nel parco di via Paolo Emilio Castagnola, il 26 ottobre 1943.

Il fatto è stato ricordato ieri dal Circolo PD Monte Mario assieme a ANPI, ANPI Martiri de La Storta e Museo storico della Liberazione, con la deposizione di una corona nel piazzale dell’istituto comprensivo via Trionfale 7333-Nazario Sauro, quello sulla cui facciata è presente un’epigrafe che rievoca il sacrificio degli stessi due uomini, che a Monte Mario erano nati e risiedevano, oltre che di Romolo Iacopino, Egidio Renzi e del Generale Simone Simoni, uccisi in altri luoghi e circostanze ma per i quali il quartiere fu comunque luogo di lotta antinazifascista.

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L’iniziativa ha fatto parte delle commemorazioni dell’accaduto che avranno luogo sabato 29 dalle 11:30 alle 13 quando le figure di Gori e Righi verranno ricordate di nuovo, stavolta nel luogo dove furono trucidati – appunto il parco poco distante dalla stazione “San Filippo Neri” della linea ferroviaria FR1 – ad un anno dall’intitolazione di quello stesso  luogo alla loro memoria (iter che peraltro non è stato ancora completato dal Comune di Roma).

Ma non si tratterà solo di un omaggio ai caduti, per quanto eroici siano stati. “Il nostro impegno come circolo – ci spiega Stefano Riccardi – è quello di portare avanti un discorso di riscoperta e valorizzazione della memoria storica condivisa di questo quartiere. Un discorso sul quale non vogliamo un’ipoteca politica, tanto che la corona apposta non reca in calce alcun riferimento al partito ma solo al quartiere. A tal riguardo ci ha fatto molto piacere che alla commemorazione abbia partecipato anche l’assessore al commercio del XIV, del M5S”.

Ma chi erano Guido Gori e Antonio Righi? Il primo, un operaio edile residente in via Agostino Dati; il secondo, il titolare di una macelleria dalle parti di piazza Guadalupe.

I due furono arrestati il 24 ottobre 1943. Due giorni dopo, quando le SS misero sotto assedio Monte Mario (ma in quel mese i quartieri “scandagliati” furono molti), vennero ricondotti nelle loro abitazioni e gli fu imposto di prendere due coperte, un badile e una zappa. Furono poi fatti girare a lungo per le strade del quartiere e infine condotti verso la campagna, obbligati a scavarsi una fossa e trucidati a colpi di mitra.

I corsi e i ricorsi storici fanno sì che, in fatto di storia della Resistenza a Roma, ci si ritrovi spesso a parlare del quadrante nord della città. Intanto perchè tra le resistenze partigiane più tenaci della Capitale era da annoverarsi proprio quella di Monte Mario. Si pensi che la sola Banda Fulvi contava più di 1300 uomini. Per non parlare del Fronte Clandestino di Resistenza dei Carabinieri  e del GAP “Pescatore”, di cui Gori e Righi facevano parte.  Ma Roma Nord fu anche teatro dell’eccidio di La Storta, di cui abbiamo parlato qui.

Esistono diverse fonti da cui attingere per saperne di più sulle azioni partigiane a Roma, e segnatamente Roma Nord, nel periodo luglio 1943-luglio 1944.

Una è l’archivio della Fondazione Antonio Gramsci in via Sebino 43A (quartiere Nomentano), aperto al pubblico e consultabile in loco su appuntamento ogni martedì, mercoledì e giovedì dalle ore 12.

Inoltre sembra che un fascicolo dedicato alla fucilazione di Gori e Righi, corredato dalle indicazioni anagrafiche dei loro assassini, sia contenuto nel famoso “armadio della vergogna” scoperto nel 1994 negli scantinati della Procura Militare di Roma e messo online sul sito della Camera lo scorso febbraio.

Valerio Di Marco

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1 commento

  1. In realtà il luogo in cui Righi e Gori vennero uccisi non coincide con l’area a loro intitolata in via P.E. Castagnola, come descritto nell’articolo. Fu oltre via Matteo Vegio, probabilmente più avanti, sul lato destro di via delle Benedettine

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