Home PRIMA PORTA Contributi alluvione 2014, Tolli (PD): “Sbagliato escludere chi attende sanatoria”

    Contributi alluvione 2014, Tolli (PD): “Sbagliato escludere chi attende sanatoria”

    alluvione prima porta

    In questi giorni i cittadini colpiti dagli eventi alluvionali conseguenti al maltempo verificatosi a Roma tra il 31 gennaio ed il 4 febbraio 2014 stanno predisponendo la necessaria documentazione per richiedere il contributo pubblico previsto per i danni subiti al patrimonio edilizio privato. Le zone interessate ricadono nei Municipi X, XI, XIII, XIV, XV. In particolar modo nella periferia della città, sorta, in larga parte, spontaneamente. E’ il caso dell’entroterra di Ostia, di Piana del Sole e Ponte Galeria, di Selva Candida e Montespaccato, di Prima Porta e Labaro.

    “L’allegato alla delibera del Consiglio dei Ministri del 28 luglio 2016 – spiega in una nota Marco Tolli, dirigente del Partito Democratico – fissa i criteri e definisce gli ambiti di applicazione. Correttamente non saranno presi in considerazione i manufatti non ancora accatastati, mentre sorprende l’esclusione dei fabbricati, o loro porzioni, realizzati in violazione delle disposizioni urbanistiche ed edilizie ancora privi di titoli abilitativi, salvo che, alla data dell’evento calamitoso, siano stati conseguiti in sanatoria. E’ abbastanza evidente – secondo Tolli – che la delibera del Governo, essendo un provvedimento con ricadute nazionali, non tiene conto delle dimensioni e della storia dell’abusivismo a Roma, tanto meno delle vicende che hanno segnato la gestione del condono edilizio. Sono oltre 200 mila le pratiche inevase. Occorre considerare che molte famiglie attendono il rilascio della concessione in sanatoria da 30 anni e non vedono l’ora di chiudere le relative procedure amministrative. Sono vittime di una gestione fallimentare, segnata anche da molti episodi corruttivi, che continua a negare diritti e certezze. L’esclusione dal contributo ha quindi il senso di una doppia discriminazione.”

    Credo che spetti al Sindaco Raggi – conclude il dirigente PD – sostenere presso il Governo l’esigenza di ripensare gli ambiti e le circostanze di applicazione del provvedimento, sulla base delle specificità della periferia romana, dichiarando la disponibilità dell’ufficio condono di Roma Capitale ad esaminare prontamente le pratiche relative agli immobili danneggiati dalla calamità che ne fanno richiesta, nell’ambito di una procedura aperta e trasparente. Fare questo significherebbe tutelare le tante famiglie che pagano le evidenti colpe di una burocrazia insopportabile.”

     

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    4 COMMENTI

    1. Ma per piacere, provvedimento giustissimo, ci mancherebbe anche che prendessero risarcimenti persone che hanno compiuto abusi. Che tocca fare per raccattare voti….

    2. Tolli ma si rende conto della gravità delle sue affermazioni? Le abitazioni abusive, incluse quelle abusive per cui si è richiesta sanatoria e quelle ex abusive, sono praticamente sempre LA CAUSA del dissesto idrogeologico. Da tecnico esprimo tutto il mio disappunto.

    3. Edoardo, siccome è un tecnico sa bene che una buona parte della città è sorta spontaneamente. Sul piano del diritto ci sono ben tre leggi nazionali con le quali è stato possibile sanare gli immobili nati in violazione delle norme urbanistiche ed edilizie. Non tutti, visto che le leggi hanno ambiti di applicazione e restrizioni. L’abusivismo a roma ha avuto dimensioni incredibili e non credo sia questa la sede per ricostruire le ragioni sociali e politiche che hanno dato corso al fenomeno. La ferita è grande. Molti quartieri sono sorti in aree di dissesto idrogeologico. Altri in aree di pregio storico e ambientale. Il patrimonio edilizio della periferia è spesso grezzo, eterogeneo e ad alto tasso di consumo energetico. La nostra città ha costi di gestione incredibili anche a causa della dispersione insediativa. Credo che un cittadino su tre viva in un quartiere ex abusivo. Ora, possiamo far finta che tutto questo non esista. Personalmente non sono d’accordo. Questa grande parte di città è roma.

      Per tornare al merito la delibera del CdM stabilisce che possono avere il contributo i proprietari degli immobili che hanno ottenuto il condono alla data dell’alluvione. Chi ottiene la sanatoria oggi, magari dopo anni di attesa a causa della mala gestione dell’uce (uff condono), invece no. Io contesto questo. Certo, so bene che la concessione in sanatoria non è equiparabile ad un permesso di costruire classico anche perché il titolo definitivo viene rilasciato alla fine di un percorso di verifica degli uffici comunali senza limiti di tempo. Tuttavia, tenga conto che per prassi ed in virtù di leggi dello Stato, dalla 47 dell’85 in poi, la richiesta di condono, proprio in considerazione del lungo processo di verifica che porta al titolo definitivo, viene presentata ed accettata anche per l’allaccio ai pubblici esercizi (luce, acqua, gas, telefono, fogne).

      Nel nostro territorio la zona più esposta è ovviamente prima porta. Per tante ragioni, tra cui il mancato funzionamento del sistema idraulico. Ho scritto molto a riguardo, anche di recente, e se avrà la voglia e la curiosità questo è il link

      https://www.vignaclarablog.it/2016072663521/prima-porta-consigli-non-richiesti-al-presidente-del-xv-simonelli/

      marco tolli

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