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Tor di Quinto, prima vandalizzata poi sparita la lapide in memoria di Ciro Esposito

lapide Ciro

Era spuntata dal nulla un paio di settimane fa, posta da mani ignote. Posizionata poco distante dal civico 57B di viale Tor di Quinto, sito del quale molto s’è parlato in questi giorni, la targa era a ricordo di Ciro Esposito, il giovane tifoso napoletano ferito a morte il 3 maggio 2014 da tre colpi di pistola e deceduto dopo 53 giorni di agonia. Il fatto era accaduto proprio davanti al 57B e la targa lì vicino voleva tenere alta la memoria del giovane. Non a caso era stata messa qualche giorno la condanna a 26 anni di carcere Daniele De Santis per l’omicidio di Ciro.

Però quella targa dava fastidio a qualcuno perchè due giorni fa era stata imbrattata di vernice rossa.

L’avvocato Angelo Pisani, difensore della famiglia Esposito lo aveva definito “un gesto ignobile che accresce il dolore dei genitori, non solo privati di un figlio con un orrendo crimine, ma ora anche torturati psicologicamente. La lapide è stata ricoperta di rosso, come il sangue fatto versare a Ciro dalla furia bestiale dell’assassino”.

Ma non è tutto. Quando gli agenti della Polizia Municipale si sono recati sul posto domenica mattina per verificare l’accaduto la lapide non c’era più. Sparita nel nulla.
“La lapide in memoria di Ciro Esposito non solo è stata imbrattata – si legge in un post sulla pagine Facebook dell’Associazione Ciro Vive – purtroppo l’hanno anche fatta sparire …ricordatevi non si cancella la memoria di una persona”.

Sulla lapide, dando voce a Ciro, c’erano queste parole: “Ormai è arrivato il momento della grande finale. Ah, che gioia nel mio cuore, dopo una settimana faticosa, un momento tutto mio con la mia squadra del cuore, un saluto al mio amore, un abbraccio a mammà e vado a Roma; non è lontana, con il mio zainetto vado, parcheggio e avviandomi verso lo stadio, un boato davanti a me. Bambini che urlano, gente che scappa, io mi fiondo per aiutare ma d’improvviso mi accascio al suolo, sono confuso, non ricordo. Ora in ospedale, capisco che qualcosa mi è capitato, a me hanno sparato, io che sono un bravo ragazzo, lavoro, tutto per la famiglia, fidanzata, la mia passione per il Napoli. Vedo mammà che mi stringe la mano, 50 giorni di calvario, ma qui è già qualcuno è venuto per portarmi in uno stadio dove la violenza non c’è, tutto è azzurro come il mio Napoli. Ora vi saluto, qui riposo in pace. Ciro non va dimenticato perché per il Napoli si è sacrificato. Mo’ lasciatemi andare, mi aspettano allo stadio, dove razzismo, odio e delinquenza non possono entrare“.

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