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Quelle storie olimpiche da leggere con cognizione di causa

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Galvanica Bruni

Una buona cultura olimpica, fondamentale per chi si appresta a vivere da italico tifoso i Giochi di Rio pensando in maniera maldestra che si tratti di Olimpiadi e non d’una sola Olimpiade (ma la finezza la capiranno in pochi; certo non quelli che a scuola erano i primi della classe ma i più arguti) costa solo 15 euro.

Ma la spesa – in questo caso per un libro, pardon, per una buona lettura – vale di certo la candela, se solo si ragiona sul fatto che l’autore, il trentottenne maratoneta romano Luca Pelosi, non ha abusato di copia e incolla né replicato – come fan (quasi) tutti – in maniera stucchevole storie note e arcinote vissute da Atene 1896 a oggi; no, Pelosi si è andato a scartabellare scartoffie impolverate e quant’altro per scovare e poi snocciolare con dovizia di particolari storie nobili vissute nell’orbita dei cinque cerchi.

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Presentato in anteprima nei giorni scorsi nel Parco del Foro Italico – presenti insieme all’autore Diana Bianchedi, Giuseppe Gentile (non il filosofo, beninteso, ma il triplista di Mexico City ’68), Cristina Chiuso e Giorgio Martino, il volume è in libreria a partire dal 2 giugno e si spera di trovarlo sugli scaffali il meno possibile, così da supporre che la “buona scrittura” abbia avuto l’appeal giusto nei confronti del semplice curioso, dell’ipotetico lettore, o del lettore curioso, fate voi, senza crogiolarvi più di tanto che si stia parafrasando uno spot sdolcinato a base caramellesca.

Scritto per Edizioni della sera, “Olimpiche” ha la prefazione dell’oro della maratona di Seul ’88 Gelindo Bordin e testimonianze di olimpionici più o meno amati dal pubblico.

Moremassi

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