Home CRONACA Tor di Quinto, dissequestrato il “57B”. E spunta una lapide…

Tor di Quinto, dissequestrato il “57B”. E spunta una lapide…

storia del famoso 57B fra abusivismo e sgomberi, circoli sportivi che non nascono e sequestri, delusioni e aspettative. il tutto a spese dei romani.

I carabinieri della stazione di Ponte Milvio hanno riconsegnato al Comune la porzione di area precedentemente occupata dal Ciak Village, all’interno della ben più vasta area contraddistinta dal numero 57B di viale Tor di Quinto, e posta sotto sequestro nel 2014.

Dal cancello del 57B si accede infatti ad grande terreno di circa 8mila metri quadri che si stende fino ai piedi della Collina Fleming e che fino alla primavera 2015 era occupato abusivamente, oltre al Ciak Village, da associazioni varie, fra le quali una di stampo prettamente politico. Un’occupazione che durava da circa vent’anni.

Poi, a giugno 2015, il terreno è stato interamente sgomberato da parte del Comune di Roma, ovviamente a spese dei contribuenti, per riassegnarlo a chi l’aveva ottenuto tramite bando per realizzarvi un centro sportivo comunale polifunzionale. Ma quando arriverà?

Un centro sportivo mancato

L’area, a destinazione sportiva e di competenza del Dipartimento capitolino allo sport, era stata infatti assegnata in concessione tramite bando, nel 2006, alla società Real Fettucina.
Nel 2010 era stato approvato il nuovo esito di gara a seguito del ricorso di un concorrente.

Quando nel 2011 la Real Fettuccina tenta di dar seguito al progetto scoppia il caos, tutto il terreno è occupato abusivamente, difficile quindi per l’aggiudicataria prenderne possesso.

Dopo tre anni, la società ricorre in Tribunale e il Comune viene condannato al pagamento di una sanzione di circa 500 milioni per la mancata consegna fino a quel momento più circa mille euro al giorno per ogni giorno successivo fino al consegna.

Questo è stato alla fin fine l’evento scatenante che ha dato il via alla raffica di ordinanze di sgombero a carico degli occupanti nonostante i ricorsi al TAR nei quali, da parte dei ricorrenti, si dimostra che il Comune non poteva mettere a bando l’area non essendone proprietario.
Stando ai documenti presentati il terreno apparteneva alla società di assicurazioni Unipol dalla quale il Campidoglio lo acquista solo a marzo 2015 per circa 1,2 milioni di euro.

Ma tutto questo non blocca gli sgomberi che si concludono il 26 giugno 2015. Per farne cosa?

Decaduto il progetto di farne un Punto Verde di Qualità, nell’area doveva nascere una cittadella dello sport.
Dopo la riqualificazione – dichiarò allora l’ex sindaco Marino – il legittimo concessionario realizzerà un impianto sportivo di proprietà del Comune con un campo di calcio, due campi di calcetto e un campo di calcio a otto“.

E invece fino ad oggi l’area è rimasta chiusa e abbandonata. Ora, in attesa della nascita dell’impianto che chissà quando avverrà, nel terreno del 57B si terrà fino a settembre Mondofitness. Ovviamente con attività a pagamento.

La storia del 57B

La storia del 57B prende il via nel lontano 1990 quando in quell’area doveva nascere un impianto sportivo con annessi spogliatoi da utilizzare come campo di allenamento in occasione del mondiali di calcio del 1990. Opera che però non fu mai realizzata ad eccezione degli spogliatoi.

Finita la festa e gabbato lo santo, dopo i mondiali l’intero terreno fu nel tempo occupato abusivamente da chi vi creò un’associazione calcistica come l’US Boreale, da chi l’occupò per scopi politici come l’associazione Il Trifoglio,  da chi vi realizzò un asilo per cani, chi invece per farne un centro di svago e recupero per ragazzi autistici come l’Anpet e chi, infine per farne cultura e business, cioè il Ciak Village.

Era dal 2008 che vi si faceva “animazione”. Allora la struttura teatrale si chiamava Spazio Zero. Spettacoli, concerti, aperitivi e musica. A ottobre 2008 ospita il primo raduno romano degli iscritti a Facebook: all’evento denominato “I love Facebook Party” parteciparono in migliaia.

Nel 2009 tutta l’area all’aperto che circonda il teatro viene trasformata in enorme tendopoli per ospitare circa 3mila tifosi del Manchester, in arrivo a Roma per la finale della Champions League, al modico costo di 35 sterline per due notti. Fu un bel business per chi allora lo gestiva.

Nel 2010 viene annunciata la nascita dell’Accademia Internazionale delle Sette Arti che dal settembre dello stesso anno avrebbe offerto corsi di cinema, teatro, televisione, comunicazione e marketing.
Il progetto stenta a prendere corpo e così nel 2011 si trasforma in Ciak Village ospitando mostre, rassegne cinematografiche, esposizioni di artigianato e convegni, anche di una certa rilevanza.

Quando però all’interno di questo spazio teatrale viene accoltellato un ragazzo, siamo nell’autunno del 2013, i carabinieri accertano che il locale non ha alcuna autorizzazione. Inoltre nell’area mancano le condizioni minime di sicurezza e di igiene, l’impianto elettrico non è a norma e l’energia elettrica viene prelevata in modo illegittimo.
Il che porta al sequestro dell’area: il 25 marzo 2014, di primo mattino arrivano i Carabinieri della stazione di Ponte Milvio che su mandato del PM Tiziana Cugini mettono i sigilli all’intera struttura.

L’area però raggiunge livelli di notorietà nazionale, e purtroppo infelice, il 3 maggio 2014 quando, prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, da quel cancello esce il tifoso romanista ed estremista di destra Daniele De Santis con la pistola e mano. A terra rimane Ciro Esposito, ventenne tifoso napoletano, che poi muore dopo 53 giorni di agonia. A De Santis sono stati inflitti recentemente 26 anni di reclusione.

Fine della storia. Dall’8 giugno in quel terreno si svolgerà la manifestazione Mondofitness poi a settembre si vedrà, voci capitoline dicono che al Dipartimento Sport stiano analizzando il progetto per quel famoso centro sportivo comunale polifunzionale. Ma quando arriverà? Ai posteri la sentenza.

E intanto spunta una lapide

lapide CiroA ricordare Ciro, da poco tempo è comparsa una lapide di cui si ignora l’autore. La foto sta facendo il giro del web ed il gesto è stato molto apprezzato nei circoli sportivi partenopei.

Sulla lapide è scritto: “Ormai è arrivato il momento della grande finale. Ah, che gioia nel mio cuore, dopo una settimana faticosa, un momento tutto mio con la mia squadra del cuore, un saluto al mio amore, un abbraccio a mammà e vado a Roma; non è lontana, con il mio zainetto vado, parcheggio e avviandomi verso lo stadio, un boato davanti a me. Bambini che urlano, gente che scappa, io mi fiondo per aiutare ma d’improvviso mi accascio al suolo, sono confuso, non ricordo. Ora in ospedale, capisco che qualcosa mi è capitato, a me hanno sparato, io che sono un bravo ragazzo, lavoro, tutto per la famiglia, fidanzata, la mia passione per il Napoli. Vedo mammà che mi stringe la mano, 50 giorni di calvario, ma qui è già qualcuno è venuto per portarmi in uno stadio dove la violenza non c’è, tutto è azzurro come il mio Napoli. Ora vi saluto, qui riposo in pace. Ciro non va dimenticato perché per il Napoli si è sacrificato. Mo’ lasciatemi andare, mi aspettano allo stadio, dove razzismo, odio e delinquenza non possono entrare“.

Claudio Cafasso

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