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Roberto Pacaccio, cervello di Roma Nord negli USA

intervista

rob240.jpgCervelli in fuga. Giovani talenti italiani trasferiti all’estero per costruire il loro futuro. Ormai sono tantissimi, e Roberto Pacaccio ne è un esempio. Classe ’85, cresciuto tra Collina Fleming e Grottarossa, fondatore e manager di Holidays ad Hoc. Dopo varie esperienze di studio e lavoro sia in Italia sia all’estero, si è trasferito negli USA, per dare forma ai suoi progetti e per amore.

Una storia che accomuna tanti ragazzi e che vi vogliamo raccontare.

Roberto è nato e cresciuto a Roma Nord. Ama la sua città, ma la curiosità e il bisogno di nuovi stimoli l’ha portato lontano. “Subito dopo la laurea, sono partito per Londra, – inizia a raccontarci – per cercare ciò che non avevo trovato nell’università romana. Ho ottenuto un Master in Ambiente e Sviluppo, ho fatto le mie prime esperienze lavorative e ho incontrato mia moglie. Poi, il lavoro mi ha riportato a Roma per quattro anni, periodo in cui ho viaggiato molto sia al seguito dei clienti sia per passione e mi sono avvicinato al concetto di impatto sociale degli investimenti”.

Parallelamente, ha iniziato a gestire gli affitti di alcuni appartamenti familiari. “Mi sono subito appassionato, perché mi consentiva di conoscere persone di altre culture e mi divertivo a indicare le cose da fare, i siti da visitare, a mettere in contatto i viaggiatori con gli amici del posto. C’erano, tuttavia, due cose che non mi convincevano: primo, essere un bravo host significa lasciare un messaggio al viaggiatore, che spesso è dato dall’interazione con persone locali; secondo, il mercato del turismo è gestito da grandi agenzie di intermediazione, che da un lato facilitano spostamenti e prenotazioni, ma dall’altro riducono l’impatto generato da questi flussi turistici per le comunità locali”.

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Holidays ad Hoc, viaggiare con semplicità

La passione per i viaggi e le esperienze acquisite lavorando, hanno portato Roberto a capire che la ricchezza del viaggio sta nell’essenza del luogo e delle persone che lo abitano, senza queste è come osservare una bella cornice senza quadro. “Decisi di creare un portale che consentisse ai miei ospiti di incontrare persone del posto che offrono attività interessanti, ma anche agli ospiti degli altri host. Così, nel 2014, diedi vita a Holidays ad Hoc“.

Holidays ad Hoc è una piattaforma online che promuove, a un pubblico internazionale, immobili e attività. I proprietari degli immobili e i provider delle activity sono persone, fisiche, professionisti o piccoli imprenditori del settore.

“Ciò che ci differenzia da competitor più strutturati – ci spiega – è la nostra missione e la semplicità con cui cerchiamo di raggiungerla. Il viaggiatore tramite Holidays ad Hoc contatta direttamente il “local host”, verifica con lui la disponibilità e prenota, poi può selezionare le attività che più gli interessano. Infine, è attivo un Traveler’s Blog, attraverso cui i viaggiatori possono condividere le esperienze, dando spazio alla creatività e ispirando altri viaggiatori. Non viene aggiunta alcuna commissione sulla prenotazione, è richiesto solo una simbolica quota annuale per il mantenimento del relativo annuncio e lo sviluppo del sito”.

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Holidays ad Hoc si rivolge ai like-minded, ovvero qualsiasi host e viaggiatore responsabile con il desiderio che viaggiare sia, oltre a un’esperienza di condivisione e arricchimento culturale, anche un motore di sviluppo e crescita delle comunità locali. Quindi, a tutti coloro che vogliono generare un impatto effettivo sulle economie locali.

A un anno dalla nascita, il portale conta circa 3.000 viaggiatori iscritti e più di 20 host, tra proprietari di immobili e provider di attività. Oltre a Roberto, lo staff di Holidays ad Hoc è composto dai ragazzi di Officine 06, sviluppatori e gestori del sito, e da Renata Domingues e Luiz Chinan, ragazzi brasiliani che si sono innamorati del progetto e che lo stanno aiutando a espandersi in Brasile e in Sud America.

“Il mio sogno è trasformare Holidays ad Hoc in una cooperativa in cui host e traveler possano diventare membri, riescano a vivere il progetto attivamente e, alla fine dell’anno, partecipare alla distribuzione degli utili. Una cooperativa all’americana. Per fare questo, però, abbiamo bisogno di fondi e di risorse umane specializzate: sviluppatori, professionisti, investitori. E’ su questo che sto lavorando al momento”.

Nel 2015, Roberto è ripartito, questa volta per gli USA, stabilizzandosi a Seattle, e in cerca di risorse umane ed economiche. “Sono molto contento di essere qui, ma le difficoltà non mancano, anzi! Negli USA ho trovato una cosa che nei miei ultimi anni romani non vedevo più: l’intraprendenza e la consapevolezza di cosa voglia dire.”

“E dove c’è intraprendenza, spesso, ci sono anche i capitali per trasformare le idee in progetti e, chissà, con molto lavoro, in imprese. La volontà di fare, la voglia di rischiare e il sapere di come affrontare le sfide, ai miei occhi, fanno la differenza molto più di un qualsiasi cavillo burocratico. Spesso in Italia ci trinceriamo dietro ai problemi del sistema e troviamo in essi la giustificazione per non fare”.

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Di burocrazia ce ne è molta anche in America, ma, secondo Roberto, è l’atteggiamento che cambia. “Se la realizzazione di un mio progetto è a rischio per effetto di alcuni ostacoli, ho due possibilità: abbandonare il progetto e accusare il sistema o cercare un gruppo di persone interessate allo stesso, disposte a lavorarci e provare a portarlo avanti insieme. Beh, l’attitudine della West Coast americana è sicuramente la seconda”.

Col pensiero torna, però, sempre a Roma. “Mi piacerebbe, tuttavia, che il supporto potesse arrivare anche dalla mia città natale. In fin dei conti Holidays ad Hoc ha la sua sede a Roma; nella sua ottica di progetto sociale, oltre che imprenditoriale, sarebbe bello che potesse contribuire a ravvivare l’economia e la fiducia della città”.

Estero per cercare fortuna?

Ai giovani che si chiedono se partire sia una buona idea, chi l’ha fatto risponde spesso di sì, anche solo per un periodo. Come Roberto: “Estero, sì! Non so se per cercare fortuna, però. Sicuramente per farsi ispirare, trovare i giusti stimoli, acquisire consapevolezza e indipendenza. Per uscire da quella bolla di protezione, propria della realtà romana e che involontariamente finisce per imbavagliarti più che lanciarti.
L’estero per imparare e tornare, se ci saranno i presupposti, più forti di prima. La fortuna? Si dice che è cieca, giusto? Quindi vuol dire che non è solo all’estero!”

Giulia Vincenzi

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2 COMMENTI

  1. Apprezzo ed ammiro la forza di volontà di Roberto, un giovane come tanti altri con le stesse problematiche italiane, che con coraggio sfida la sorte per trovare altrove…
    ciò che l’Italia non può offrire.
    Credo nelo stesso tempo che l’ impegno che si applica per superare tutte le problematiche all’estero possa servire per superare altri ostacoli nel proprio Paese.
    Il coraggio, l’impegno e l’umiltà sono dei grossi presupposti per l’avvenire.
    Ti auguro Roberto tutto il bene per il tuo futuro!!!

    Angela

  2. Quando apprendo di storie come queste, e sono una marea, mi viene sempre di chierere: ” Robbè, Ma tu l’hai fatto il Militare?”

    leosc

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