Home ATTUALITÀ A Tor di Quinto una bella lavatrice, idea monumentale per il Parco

A Tor di Quinto una bella lavatrice, idea monumentale per il Parco

laghetto tor di quintoNel Paese del Bengodi, pardon, nel Paese dei tartassati in stile Totò e Fabrizi esiste una sparuta minoranza (o una abbondante maggioranza, fate voi) di bastian contrari. Gente, persone, cittadini cui va bene nulla, elementi della società moderna nati, cresciuti e pasciuti sugli scampoli di rabbia per governi andati a zampe all’aria, tv-trash e gocce pronte sempre a far traboccare i vasi.

Solo niet

Non scopriamo l’acqua calda, qui c’è gente che attraverso l’abuso dei social network s’è imparata a dare il pollice verso a priori, per partito preso: ai selfie di coppiette innamorate e alle istantanee d’una carbonara, ai gatti che fuggono davanti a un cetriolo e ai pettorali glabri votati alla massificazione del muscolo. Dài, per favore, aggiungetele voi altre critiche lette e sparpagliate qua e la su Facebook, Twitter e Istagram, che già m’è venuto il fiatone a star dietro a chi sa solo dire “niet”.

Qui scopriamo gente che “se gliela dai cotta la voleva cruda” e “se gliela dai cruda la voleva cotta”. Persone incontentabili, stile famiglia anni Settanta guidata da Giampiero Albertini. Lui, attore indimenticabile e doppiatore del tenente Colombo morto un quarto di secolo fa, trovava serenità solo davanti alla lavatrice Ignis, ma quello era uno spot punto e basta. Qui s’è peggiorata la situazione e viene da pensare che se gli incontentabili oggi formassero un partito, vincerebbero le elezioni.

Cetto al Parco

Tanti, esigenti, pretenziosi, personaggi in fotocopia a Cetto Laqualunque. Come alcuni di quelli che bazzicano, per sbaglio o per piacere, il parco di Tor di Quinto, quel fazzoletto di terra restituito alla normalità dopo esser stato abbandonato a lungo nella sporcizia, nell’inadeguatezza, nella precarietà, nella desolazione.
Chi avrebbe scommesso un centesimo sulla resurrezione di quell’area definibile come “terra di nessuno”, pronta a incastonare un laghetto artificiale melmoso?

Ora, miracolo o meno, concessioni, soldi spesi e guadagni a parte, chi avrebbe preso la bega di restituire dignità allo squallore presente alle pendici dell’imbocco della Tangenziale est? Basterebbe frequentarlo oggi, quel parco, per gridare davvero al miracolo, oppure a una magia di Mastro Lindo se solo ci si affacciasse da quelle parti o se lo si guardasse dall’alto.

Invece no, adesso che è arrivata la manna dal cielo di un luogo utile per rilassarsi e far footing, passeggiare e portare a spasso il cane, prendere il sole e vedere i propri figli scorrazzare a destra e a manca nel parco, magari utile anche solo per riposare l’occhio con il restyling dello specchio d’acqua… adesso c’è la fila dei contestatori.

Quelli pronti a usufruire del “bene comune” come bene proprio, quelli che si lamentano perfino del fatto che se piove non possono far ginnastica sotto la tettoia del parcheggio-auto, che prima non c’era, perché trapelano gocce di pioggia. Quelli che rompono i lampioncini e non raccolgono le cacchette dei cani, quelli che contestano a priori invece di ostentare fierezza per una qualità della vita certamente migliorata.

A dirla tutta, li capiamo. Dire “grazie” non è mai semplice. Ma forse, ipotizziamo, gli incontentabili abbozzerebbero un sorriso se fosse eretto nel bel mezzo del parco un monumento alla lavatrice. Non necessariamente Ignis.

E magari, al taglio del nastro, si potranno invitare sindaco e vicesindaco, prefetto e viceprefetto, assessori, capi dello Stato, del Consiglio, della Camera e del Senato, presidenti di municipio, portaborse, galoppini, cavallari, la banda della Magliana, la banda Bassotti, il commissario Basettoni e chi più ne ha ne metta… così… così da mostrar fieri tutti ma proprio tutti i pizzini inviati a destra e a manca per denunciare i controlli eccessivi effettuati nel Punto Verde Qualità.

Troppi controlli?!?

Perché da certe parti, in Italia, funziona così. Se si è poco controllati ci si lamenta. Ma ci si lamenta pure se il controllo non manca ed è capillare. Ve l’avevo anticipato, no? A certa gente “se gliela dai cotta la voleva cruda” e “se gliela dai cruda la voleva cotta”.

Insomma, ogni storia ha una sua morale, più o meno da percepire. Qui però si scavalca l’assurdo quando si viene a scoprire che i “piagnini” del parco riescono perfino a lamentarsi del “troppo controllo”.

Loro, testa da burocrate, rabbia repressa e dito accusatorio sempre rivolto verso qualcuno, sono convinti che il bene comune sia bene proprio punto e basta. E per questo sono pronti a denunciare che nell’area c’è perfino troppo controllo. Si, avete letto bene, “troppo” e non “poco”.

Ma volete scoprire qual è il motivo scatenante della denuncia “arrovesciata”? Appena il loro cane fa la cacchetta, se non viene raccolta col sacchettino d’obbligo, arriva qualcuno a far capire che non è certo cosa buona e giusta.

Capita l’antifona?

Un po’ come quel detto romanesco dell'”alzo la gamba, piscio e passo”, perché certa gente è abituata a far come “je pare”, e se qualcuno s’intromette per dire “guardi, non si fa così”, le risposte sono bene o male un paio: “Così fan tutti, e quindi lo faccio anche io”; e “piove, governo ladro”, come a dire che le colpe della loro incuria sono figlie di De Gasperi e Renzi, Berlusconi e Andreotti, Marino, Alemanno e Ugo Vetere.

Il tutto, per tacere dell’accusa di chi è pronto a giurare che le forze dell’ordine perlustrano “troppo” e “di frequente” la zona. Quelle, secondo gli “scontenti a priori”, dovrebbero andare in giro per Roma ad arrestare chi ruba, a multare chi lascia la macchina in doppia fila, financo a controllare gli scontrini fiscali e, chissà… magari a dedicare le giornate al controllo di chi non paga il biglietto della metro, ai portoghesi dei mezzi pubblici, a chi scarta una caramella e getta la carta in terra, a chi fuma e a chi bigia la scuola.

Dovunque, dovrebbero lavorare a pieno regime, le forze dell’ordine, ma non lì, al Punto Verde Qualità di Tor di Quinto. Perché lì, ove prima c’era il nulla cosmico e l’area era teatro di spaccio e malaffare, adesso bisogna lasciare l’area ai maleducati del cane, quelli che pretenderebbero di lasciare liberi i propri “amici”, ovviamente senza curarsi poi di pulire la “cacchetta”.

Tranquilli…

Non tutti quelli che vivono con un animale in famiglia, un cane in questo caso, sono pronti a denunciare. Tanti capiscono e c’è anche chi conosce, in zona, l’area preposta per far scorrazzare gli animali, un’area cani recintata e ben tenuta. Ma, si sa, nel Paese del Bengodi non ci si accontenta mai.

Massimiliano Morelli

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13 COMMENTI

  1. Infatti non Tutti sono siamo uguali, Tanti capiscono e accettano le regole/ leggi del saper vivere. Altro es. IL Parco ” Marta Russo” Zona Labaro Colli D’oro con un’ area dedicata per cani, dove la GRANDE maggioranza, (non Tutti) porta i propri cani fuori da quest’area a fare i loro bisogni e guai seri se qualcuno dice loro di pulire o raccoglire / di tenerli al guinzaglio / di dotarli di museruola. E’ il “far west” totale. Appunto ci vorrebbe piu’ controllo del territorio da parte delle autorita’ preposte.

  2. il parco è uno dei pochi esempi, a mio parere, a Roma di corretta gestione (pulizia, sicurezza, etc.) di uno spazio pubblico da parte dei privati.
    Ho sentito proprietari di cani (gli stessi che non usufruiscono dell’area dedicata) ma preferiscono lasciare i propri animali liberi di scorrazzare e fare altro anche all’interno della zona giochi per bambini, lamentare il fatto che quella zona prima era tutta dedicata ai quadrupedi e che non è giusto che ora i privati ci guadagnino…e altre oscenità del genere.
    Più di una volta ho dovuto discutere sulla necessità di tenere i cani legati, e almeno lontani dai bimbi che giocano nell’apposito spazio, ma sulla mentalità del romano medio è difficile fare breccia 🙂

  3. Condivido l’articolo in tutto e per tutto. Qui a La Storta cerchiamo di fare del nostro meglio per il ” decoro” della zona. Venite a vedere per credere (Via Tieri e relativo giardino e spartitraffici, Parco della Cerquetta e non solo,; di sabato scorso l’inizio dei lavori sullo spiazzo in fondo a via G.Gallina e che proseguiranno il 23 p.v per crearci in seguito un piccolo Parco per grandi e piccini e per tutti quelli che graviteranno sul parcheggio di fronte all’Anagrafe municipale e per gli studenti degli Istituti Amaldi e De Sanctis). Grazie all’opera di volontari locali e con la collaborazione di Ama, Municipio XV

  4. A me sembra assurdo che venga pubblicato un articolo lungo su questo argomento quando nella nostra zona sono successi fatto ben più gravi e pericolosi che hanno colpito la salute dei nostri amici a quattro zampe! Un cane avvelenato all’area cani morto dopo un mese non voglio sapere come ed un cucciolo brutalmente ucciso da un ubriacone pazzo straniero che occupa abusivamente il parco…. Perché questi argomenti vengono taciuti perché non scrivere nemmeno una riga su queste cose ma che razza di giornale è un giornale che NON scrive niente su questo argomenti???? E neanche rispondo a questa critica cos’è non avete il coraggio??? Ora non ditemi che le cacche di cane sono una piaga per la società è che sono più gravi di questi episodi…..

  5. Gentile signora, ci preme sottolineare – perchè forse non l’ha letto con attenzione – che questo articolo non nasce solo per il solito problema “deiezioni non raccolte” ma dal fatto ben più grave che un nucleo di frequentatori si è espresso con un “formale esposto alle autorità” contro quel che hanno definito “un eccesso di controlli”, mal sopportando che ogni tanto i vigili vengano a fare il loro mestiere, cioè vigilare, all’interno del parco.

    Detto ciò ci viene chiesto perchè non abbiamo scritto nulla sul povero cucciolo ucciso nei pressi del Parco della Pace, a Grottarossa. Un tristissimo episodio portato alla luce con una foto su facebook alla quale hanno fatto seguito centinaia di commenti.

    Ma facebook, negli ultimi tempi, è diventato un caravanserraglio di didascalie acchiappa-like del tipo “ecco il video che ha fatto indignare il web”, “ecco la foto che ha fatto commuovere il popolo della Rete” e ancora “ecco quel che Caio ha fatto a Tizio”, dimenticando forse la prerogativa essenziale del fare informazione: il riscontro reale della notizia, da servire al lettore senza commento alcuno.

    Perché la stampa, anche se i tempi sono cambiati, offre – o per lo meno dovrebbe offrire – informazione e non opinione, specialmente sui fatti di cronaca.

    Esistono forze dell’ordine preposte all’intervento e qualsiasi decisione nel merito d’una controversia, incluso il lugubre episodio avvenuto al Parco della Pace, può e deve essere presa da un giudice.

    No, non stiamo andando fuori dal seminato.

    Qua ci si rende conto più semplicemente che l’episodio di “nera” legato all’uccisione di un cucciolo di cane che nei giorni scorsi ha scatenato rabbia e coralità di insegnamenti di vita più o meno condivisibili nel variegato mondo dei navigatori virtuali, ha fatto in modo che tutti s’interessassero del “fattaccio”, e fra un “pare”, un “forse” e un “si dice” c’è stata la fila di post pronti a raccontare il pensiero della massa, accartocciando i sentimenti per l’animale scomparso con lo stucchevole “mandatelo in galera e buttate la chiave” rivolto a chi ha eseguito un gesto deprecabile quanto assassino.

    E perfino i media nazionali, quelli che vanno per la maggiore, quelli che ancora si comprano in edicola supportati dai propri canali telematici, si sono gettati a capofitto sulla notizia, fermo restando che la storia, seppur vera quanto macabra, è stata raccontata, non vista dagli occhi del cronista.

    Ora qui non c’è da salire su uno Speakers’ Corner tipo quelli tanto in voga negli Stati Uniti per urlare ai quattro venti il proprio dissenso per lo stupro di un animale, ma per lo meno c’è da fare qualche riflessione senza per forza di cose diventar indifferenti né giustizialisti in materia.

    Per sentito dire quella che già veniva considerata la mascotte del parco era di un romeno, sempre per sentito dire il tizio in questione era un uomo senza fissa dimora. E per sentito dire, il cane era stato venduto dal barbone per racimolar soldi, e sempre per sentito dire è stato scaraventato addosso a una macchina in corsa.

    L’unica certezza resta l’immagine del povero cucciolo, gettato come un rifiuto nel cassonetto dell’immondizia.

    Per questo, con tanta delusione del fatto che esistano persone in grado di uccidere un cucciolo d’animale, ci siamo fermati prima di scrivere un articolo di quelli che “fanno rabbrividire il web”.
    Perchè il nostro mestiere è fare informazione sulla base di fatti riscontrati, non quello di postare scoop basati sui sentito dire tanto e solo per catturare qualche like su facebook.

    Distinti saluti.
    La Redazione

  6. @gio
    La risposta giustamente indignata della redazione se la è proprio cercata.

    Per quanto riguarda le cacche di cane la piaga sono i padroni che non raccolgono non i loro cani.

    Se lo faccia dire da un padrone di cane che non esce mai senza bustine.

  7. Grazie per la risposta….comunque un articolo sul fatto che il Papacci è tutt’ora un parco invivibile sia per la presenza di accampamenti di stranieri nella parte bassa che si ubriacano e molestano le persone (oltreche uccidere un innocente cagnolino, come tra l’altro testimoniato da chi ha visto che finalmente ha parlato e denunciato) sia per il fatto che un altro cane è morto avvelenato da pesticidi chimici nell’area cani! Spero vivamente che scriviate qualcosa non per attirare i mi piace ovviamente ma per far conoscere a tutti la situazione in primis chi se ne dovrebbe occupare! Vi ringrazio comunque della risposta

  8. Anche io preparo accuratamente le bustine quando esco con il cane ma vedi. Anche da uno o più commenti si vede che l’articolo parla solo di questo e alla fine i controlli da fare per chi sono? Per i cani? Contro i cani? E i controlli da fare per chi si fa baracche dentro un parco pubblico e importuna persone che passano e rendono invivibile il parco? E controlli su un’area cani dove è stato avvelenato un cane che dopo un mese non ce l’ha fatta? Abbiamo un parco il parco papacci reso invivibile da queste situazioni! È ora di parlarne di richiamare la pubblica attenzione e basta con gli argomenti come questo che veramente sono acchiappa like tanto per fare una citazione!

  9. Vorrei attirare la vostra attenzione su un altro luogo di grande bellezza che si trova a monte fra la recinzione dello Sporting Club Olgiata (Punto Verde dato in gestione e preso di mira dalla mafia!) lungo e la strada di Via Conti fino all’entrata sud del comprensorio Olgiata; lungo circa un km e largo 20/50 metri.
    5/6 anni orsono il Comune e volontari avevano creato un luogo attrezzato per giochi dei bambini, panchine, jogging, quasi mountain bike, relax, passeggio: il tutto in un verde molto curato. Era accessibile da cancelletti.
    Da un paio d’anni è stato chiuso in quanto nessuna manutenzione veniva fatta e da un luogo piacevole e utile è diventato un posto pericoloso.
    Vi invito a prendere visione del luogo e a cercare di “stanare” che non ha fatto il proprio dovere di dipendente pubblico. Grazie dell’attenzione.

  10. Nel vicino parco sotto al Marymont scorrazzano liberi i cani pur avendone uno a loro dedicarti attiguo, io vado in quel parco con i bambini ,è presente infatti un’area giochi, e i cani , anche se attraversano la zona dedicata agli “umani” devono per legge avere guinzaglio e/o museruola; alle mie proteste i proprietari di cani mi hanno inveito contro dicendo che non amo gli animali, peró non ho mai visto i vigili

  11. Non siete mai contenti ,vergognatevi, piuttosto forse manca un pò di sana educazione, impariamo ad apprezzare ciò che si è riusciti ad avere ed a riqualificare in questo polmone verde. Oserei dire che Roma Nord ha più parchi di altre zone di Roma, non considerando i percorsi della Francigena, non ultimo quello aperto con entrata a Via Cassia 1081 di fronte al G.R.A. che arriva a Via Conti costeggiando la Trionfale. Poi da li si prende l’altro percorso e si arriva direttamente a S.Pietro . In riferimento ai cani gli vogliamo tutti bene, non vedo perché quando si passeggia si devono vedere le cacche e spesso si pestano senza rendercene conto. Quindi i controlli li vogliamo noi., nel senso che se una zona è pulita non necessita di vari controlli, evidentemente la maleducazione porta a questo.
    Godiamoceli queste aree verdi e rilassiamoci.

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