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Al Flaminio l’ultimo saluto a Silvana Pampanini

sp240.jpgSi è tenuto nella mattina di venerdì 8 gennaio nella basilica di Santa Croce al Flaminio, in via Guido Reni, il funerale di Silvana Pampanini, morta nel giorno dell’Epifania. L’attrice, novantenne e che in gioventù aveva vissuto per diversi anni nei pressi di Ponte Milvio, era ricoverata da metà ottobre al Policlinico Gemelli, dov’era stata operata per un problema addominale.

Alle esequie erano presenti amici e parenti, oltre ad una nutrita schiera di giornalisti e fotografi, e alcuni volti noti tra i quali Elsa Martinelli, Lina Sastri, il noto parrucchiere dei VIP Michel Harem e il mago Silvan, che era molto legato alla Pampanini tanto che fu lei – ha dichiarato il popolare mago – a scegliere il suo nome: “Da ragazzo mi presentai davanti a lei per un concorso e quando le dissi come mi chiamavo Silvana rispose che era troppo tenebroso. Mi consigliò invece di usare Silvan, un nome che aveva già portato fortuna ad un suo ex-fidanzato”.

La bara bianca dell’attrice è arrivata a Santa Croce pochi minuti dopo le 11. Ad attenderla, un centinaio di persone che poi hanno seguito il feretro all’interno della chiesa per la cerimonia funebre.

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E così, se il 2015 si era aperto con la morte – il 4 gennaio – di Pino Daniele, il 2016 inizia con la scomparsa di un’altra grande icona popolare della storia italiana che in gioventù visse nei pressi di Ponte Milvio.

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Veneta di origini e celebre per la sua avvenenza, Silvana Pampanini è stata una delle prime, vere, dive del cinema italiano. Ancor prima della Loren e della Lollobrigida. Negli anni ’50 arrivò a girare anche 8 film all’anno. Lavorò con i più grandi: Totò, Fabrizi, Rascel, Sordi, Dapporto. Tuttavia la sua prima grande passione era stata il canto.

Fu la prima Miss Italia – titolo che vinse nel 1946 – a fare carriera nel cinema, ma fu una carriera – come da lei spesso sottolineato – non “spinta” da fattori esterni, tipo matrimoni con produttori et similia, ma interamente guadagnata col lavoro e col sudore. Lei si è sempre definita “scandalosamente perbene”, dal titolo della sua autobiografia del 1996, in virtù di quei sani principi da cui lei sosteneva sempre con forza di essere animata.

Nonostante ciò, fece innamorare frotte di uomini celebri, nel cinema e non solo. Da Tyrone Power, Omar Sharif e Orson Welles al presidente del Venezuela Jimenez, Faruk d’Eigitto e Fidel Castro. Ma fu Totò a fargli la corte più serrata. “Uscivamo spessissimo a cena – raccontò lei – ma mai soli. Lui era così signore che voleva con noi mio padre e mia madre…Non ha mai cercato di baciarmi. O meglio, faceva la mossa, ma io mi tiravo indietro”.
Si disse che il grande comico napoletano avesse dedicato a lei “Malafemmina”, anche se in realtà si appurò successivamente che la destinataria del celeberrimo brano era la prima moglie dello stesso Totò.

Silvana Pampanini era bella sì, ma anche brava, benchè per anni sia stata maltrattata dai critici cinematografici e non abbia mai ricevuto premi importanti.

Indimenticabili furono alcune sue interpretazioni come in “Bellezze in bicicletta”, dove faceva ampio sfoggio delle sue “sostanze” e cantava una delle più celebri canzoni dell’epoca, “47 morto che parla”, insieme a Totò, e “Un giorno in pretura”, dove faceva la parte di una ex-ballerina caduta in disgrazia la quale, durante un processo a suo carico, incontra un pretore che si era di lei innamorato durante la Grande Guerra, quando lui era tenente e lei si esibiva in spettacoli di varietà per le truppe inviate al fronte.

Anche Hollywood la cercò ma lei rifiutò la proposta di un contratto che l’avrebbe impegnata per dieci anni, “perchè io sono nata libera”, dichiarò. E infatti non si è mai sposata nè ha avuto figli, ma in un’intervista affermò che in vita sua aveva avuto più spasimanti che mal di testa.

Valerio Di Marco

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