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Giulia Marcialis, la voce dei “Bosco” a Ponte Milvio

intervista

bosco1.jpgGiulia Marcialis, la voce femminile nonchè tastierista e programmatrice sequencer dei Bosco, una tra le più interessanti rock-band romane della nuova generazione che molti hanno già definito la “next big thing” capitolina, si racconta parlandoci della band, dei suoi sogni e aspirazioni personali, oltre che delle difficoltà – e la bellezza – di vivere a Ponte Milvio.

Giulia Marcialis è entrata per ultima nel gruppo ma ne già diventata un elemento imprescindibile con il suo timbro che ha fruttato all’ensemble l’accostamento nientemeno che ai Baustelle.

In effetti, in alcuni vostri passaggi, la similitudine con la band di Francesco Bianconi è quasi automatica…
Sono d’accordo ad essere accostata ad una band che suona bellissima musica. Sicuramente abbiamo in comune il fatto di essere una band mista di uomini e donne e l’uso di synth ed archi, ma Bosco ha anche brani completamente electro a differenza dei Baustelle.

Le basi da cui partiamo poi sono differenti: mentre i toscani sono influenzati molto dagli anni ’60, noi ci ritroviamo più negli anni ’90 o 2000 della scena estera: Athlete, Arcade Fire, The National influenzano moltissimo la nostra musica.

Che poi contano le influenze dei singoli, certo, ma poi anche gli ascolti condivisi per capire insieme quali strade percorrere.
Certo, sono proprio quelli a stimolare la creatività. Mi spiego meglio: ognuno ha la sua formazione musicale e ha nella testa soluzioni già pronte per completare l’arrangiamento di un brano, che possono andare bene o magari creare uno scontro se non si è d’accordo sul mood che il brano deve prendere, perchè ogni membro tende a rimanere nella propria zona di comfort senza mettersi in gioco.

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Gli ascolti condivisi invece ti spingono a provare cose nuove e a cercare soluzioni che prima per pigrizia non avresti trovato: in questo modo tutti si mettono in gioco e vengono stimolati per raggiungere nuovi stili e sviluppare nuove idee. In questo momento stiamo ascoltando per esempio Grimes, Jamie XX e James Blake per trovare nuovi stimoli.

Come vi siete conosciuti ?
Francesco, Alessia e Daniele già componevano musica insieme da anni in un’altra formazione, assieme ad un altro ragazzo. Poi si cresce, le esigenze cambiano, il lavoro cambia e anche le opinioni: quando il quarto ha deciso di andarsene, piuttosto che rimpiazzarlo nella vecchia band, hanno deciso di stravolgere tutto ed iniziare un nuovo percorso, completamente diverso, sviluppandolo in modi che non avevano provato prima. Tramite amicizie comuni Daniele ha incontrato me e d’accordo con gli altri mi ha introdotto nel gruppo.

A settembre avete pubblicato il vostro disco d’esordio intitolato “Era”, un nome che non sembra suggerire una gestazione breve.
In effetti è una parola che indica un lungo periodo di tempo, un periodo che di solito è delimitato da eventi che cambiano il corso della storia. Questo album racconta di eventi che hanno cambiato la nostra storia personale, eventi che accadono nelle vite di ognuno di noi, di tutti.

Crediamo che ognuno attraversi delle proprie “ere personali” e che tutti i ricordi delle esperienze passate si sedimentino in noi, proprio come le ere geologiche e costruendo quello che siamo, gli strati della nostra coscienza. Era, il disco, è una fotografia del tempo in stiamo vivendo, è quello che siamo noi adesso. Poi un giorno le cose cambieranno e saremo cambiati noi, a quel punto inizierà per noi una nuova era.

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C’è un brano dell’album che preferisci ?
Sono profondamente legata al nostro secondo singolo “Il Disertore”. Racchiude in sè quel desiderio che ognuno di noi ha provato almeno una volta nell’arco della propria vita di fuggire via da tutto, abbandonare la propria città, la quotidianità, per scappare via da ricordi, delusioni, dolori, odori, sapori.

Nel momento in cui ho registrato in sala questo pezzo mi trovavo esattamente a vivere questo specifico stato d’animo. Dentro questi tre minuti è inciso un momento estremamente importante e significativo della mia vita ed è bello poterlo riascoltare ora senza voler più scappare.

So che i brani del disco li ha scritti Daniele, ma avete mai pensato ad una scrittura a quattro – o più – mani in futuro ?
Assolutamente sì. Io sono arrivata nella band per ultima e mi sono gradualmente inserita nel mondo di Daniele per poi arrivare a sentirmi totalmente a mio agio e a casa. Ora il feeling con Lele si è senza dubbio consolidato, siamo molto affiatati come con il resto della band ed entrambi vorremmo comporre brani insieme in un futuro non lontano. Sono certa che nel nostro secondo album non mancheranno pezzi a quattro mani.

Dalla scrittura al palco. Suonare dal vivo per alcuni è una droga, per altri un tormento a causa dello stress. Tu come vivi i momenti prima di un concerto e quelli subito dopo ?
Io sono decisamente l’elemento di Bosco più ansioso prima di un concerto. Avendo in mano la responsabilità di tutta la parte elettronica legata al computer ed ai sequencer ho sempre il terrore che qualcosa possa esplodere o impazzire prima del live.

Ormai è diventata quasi una barzelletta per la band e fioccano imitazioni di Giulia&ilpanico. Fortunatamente ora che abbiamo già diversi live alle spalle sono sempre più tranquilla, le cose filano lisce e la mia salute mentale sembra essere al sicuro. Almeno per ora…

Tornando alle tue qualità, mi ha molto colpito la tua voce, particolare e con un bel timbro. Volevo chiederti come e quando hai iniziato a cantare.
Ti ringrazio innanzitutto per i bei complimenti! Ho iniziato a cantare sin da piccolissima ma l’estrema timidezza aveva riservato la mia voce alle quattro pareti della mia “camera concerto” fino ai 17 anni se non ricordo male. Poi presi coraggio ed iniziai a studiare canto e improvvisamente venne fuori che Giulia sapeva cantare!

Ancora ricordo le facce sbigottite dei miei genitori ed ancora mi domando come avessero fatto a non aver mai sentito nemmeno uno degli innumerevoli live, con tanto di microfono, che da anni ed anni si ripetevano nella mia stanza.

Ho studiato per circa 3 anni privatamente dalla’ insegnante della Saint Louis Antonella de Grossi, una delle figure più importanti in assoluto della mia vita a cui devo praticamente tutto.

Una delle difficoltà più grandi per un musicista è conciliare questa attività con il proprio lavoro. Immagino che anche per te sia una bella impresa.
Io faccio la montatrice video e videomaker e quando capita anche insegnante di canto. Lavorando da casa devo dire che per me non rappresenta un problema il lavoro. Ho tutto il tempo per poter gestire musica ed altri impegni mentre invece per gli altri membri della band è sicuramente più impegnativo ma loro, lavorando da quanto avevano 18 anni, sono abituati a staccare dall’ufficio e correre in sala prove.

Del resto andare in sala è una delle cose più belle, stacchi da problemi, lavoro, preoccupazioni e fai la cosa che più ti rende felice al mondo e che ti rigenera ogni volta: suonare.

E se a un certo punto ti dicessero che devi scegliere tra tentare l’avventura nel rock o tenerti il lavoro attuale ?
In un certo modo sto già tentando e sto dando tantissimo per questa band senza dover rinunciare al resto. Se poi dovesse mai arrivare una chiamata mainstream beh, non esiterei un istante.

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So che ti sei trasferita da poco in zona Ponte Milvio. Com’è stato il salto nel cuore della “movida” di Roma Nord ?
Venendo dalle campagne mentanesi in provincia di Roma, per me è stato un cambiamento davvero radicale. Traffico, caos, triple file, clacson che ti svegliano la mattina, ore ed ore sprecate alla ricerca di un parcheggio lontanissimo. Mi mancano la pace, il silenzio, il profumo della campagna, il bosco vicino casa, gli alberi, i miei animali, il camino nelle sere di inverno.

Allo stesso tempo però vivere al centro della città che da sempre frequento, avere tutto sotto casa è una grande svolta, poi appena posso corro a casa dei miei per rigenerarmi un giorno, ma la città mi piace. Io vivo in via della Farnesina e a parte il parcheggio devo dire che non risento del caos della “movida” romana.

Immagino che passerai un sacco di tempo in mezzo al traffico. Anche perchè, se non ricordo male, la vostra sala prove si trova da tutt’altra parte.
Sì, in zona Marconi. Per arrivarci impiego mediamente un’ora ma è capitato anche di impiegarci 1 ora e mezzo il che è pazzesco vivendo io comunque in centro. Sembra assurdo ma ci voleva meno tempo da Mentana.

La mancanza di una metro si fa sentire secondo me qui a Ponte Milvio. Il parcheggio poi al ritorno è il vero dramma. Rientrare stanca e carica di zaino, computer e tastiera e dover parcheggiare praticamente ad un chilometro da casa è davvero una maledizione.

Sto ponderando l’acquisto di un monopattino, magari elettrico, perché ammetto che non mi fa stare tranquilla camminare in piena notte da sola anche se ovviamente la mia zona è assolutamente molto sicura. E poi il freddo..

Freddo o no, comunque i numerosi locali offrono di che ripararsi, e soprattutto divertirsi…
Onestamente non frequento molto i locali della zona. Ho sempre frequentato zone diverse, Roma Nord fino a pochi mesi fa non la conoscevo affatto se non per lo Stadio Olimpico. Non è esattamente il mio ambiente però ammetto che ho trovato alcuni bei ristoranti in cui mangiare e poi sono una fanatica del Trapizzino.

Sotto casa poi ho un bar delizioso che propone anche l’aperitivo una volta a settimana con prodotti biologici buonissimi e colgo l’occasione per nominarlo “Caffetteria Sapori”. I proprietari sono due ragazzi gentilissimi e molto simpatici e meritano di essere citati.

Valerio Di Marco

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