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Lo compri, lo leggi, lo restituisci e lo paghi metà

edicola240.jpgDirompente proposta nel mondo dell’editoria. Lanciata dai principali sindacati di categoria, consentirà al lettore di riconsegnare il giornale all’edicola da cui lo ha comprato vedendosi restituire il 50% del prezzo di copertina. Il giornale diventerà di proprietà dell’edicolante che potrà rivenderlo a metà prezzo.

Prova a dirgliele all’editore ‘ste cose. Prova a dirglielo, a noi andrebbe bene per tutta la vita. Prova a dirglielo all’editore. Tu lo sai quanto guadagniamo su un giornale? Te l’hanno detto? Il 18%“. È questa la frase che un campione di edicolanti del XV municipio ha ripetuto con più frequenza. Ad una decina giorni dal lancio della proposta LeggieVendi, le parole degli interessati sembrano sottendere ragionamenti ampi e complessi.

Ma cos’è esattamente LeggieVendi? Un progetto di acquisto, risparmio e ri-vendita per il momento non troppo articolato. Il lettore si reca in edicola e compra il giornale a prezzo pieno; lo riconsegna dopo la lettura alla stessa edicola da cui l’ha acquistato e si vede restituire il 50% della spesa. Principio quantomeno lineare.

Certo, il limite orario può risultare un po’ stringente. La resa dovrebbe avvenire non oltre le 13 per il quotidiano, non più di due giorni dopo l’acquisto per il settimanale, al massimo entro una settimana per il mensile. L’effettivo risparmio però non passa inosservato.
Lo sanno bene i tanti habitué di riviste e periodici che nell’ultimo decennio hanno visto lievitare i prezzi di tanto preziose quanto care letture. Dai motori alla cucina, dall’arte alla scienza, i costi non scendono mai al di sotto dei 4 o 5 euro, fino a sfiorare la cinquantina.

È innegabile, i problemi di resa non sarebbero pochi. I tempi di riconsegna, lo stato di restituzione dei giornali, la probabile necessità di aggiornare l’elenco di “chi prende-rende” comporta una valutazione attenta della proposta LeggieVendi.

È altrettanto innegabile però che l’agevolazione e l’incentivo (economico e non solo) per il lettore sarebbe notevole. Lo stesso edicolante, votato per legge a restituire tutto il non venduto all’editore, usufruirebbe di un vantaggio più o meno accattivante. Al momento della riconsegna da parte del lettore infatti, l’edicolante diventerebbe proprietario del reso e dunque padrone di rivendere a sua volta (tassativamente alla metà del prezzo di partenza).

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È anche per questi motivi che LeggieVendi sarà sembrata una buona idea alla parte di edicolanti, aderenti ai sindacati di categoria (Sinagi Cgil, Snag ed Usiagi Ugl), che ha mosso la proposta.

Eppure, respirare gli umori di chi quei giornali li vende, da Corso Francia a Ponte Milvio, da Vigna Clara a Flaminia Nuova, suggerisce altre considerazioni.

Cosa ne pensano gli edicolanti di Roma Nord

Ma poi che fa, uno che passa, viene qui e riporta il giornale? Noi lavoriamo col passaggio. Qui non lavoriamo mica con questi palazzi intorno. Poi diventa uno scambio di soldi, per carità. Io penso di no, che non convenga. No, non è una buona idea“, sintetizza così il suo pensiero il primo edicolante che incontriamo.

Per molti di loro la vendita è figlia del via vai di persone, che la strada sia di passaggio o meno. In un contesto di mobilità cittadina, trafficata e veloce come quella di Roma, la riconsegna entro certo limiti orari può risultare problematica.

Ma poi dalle 13 in poi che ci facciamo noi, a chi lo vendiamo il quotidiano? Io glie lo dico: il pomeriggio, ecco, diciamo da quest’ora in poi (14.30 ndr) potrei vendere…a esagerare 5 o 6 giornali. Perché altrimenti il quotidiano si chiamerebbe quotidiano?“, riflette un altro edicolante.

Le dinamiche di fruizione dell’informazione, crisi dell’editoria, necessità di reinvenzione del cartaceo sono piuttosto complesse. Se a questo si aggiungono questioni pragmatiche ed incidentali – chi compra il giornale quando la notizia di oggi è già ieri – la riflessione sulla proposta LeggieVendi deve assumere caratteri più ampi.

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Siccome si lavora tanto in questo periodo, ci mancava questa. Speriamo che…ma è una cosa sicura o ci possiamo salvare? Magari qualcuno che ha fatto la proposta l’ha buttata là, non lo so. Non la vedo proprio una cosa che funzioni, onestamente. A parte che non mi pare ci sia un grande vantaggio per noi” commenta un terzo edicolante.

Approfondendo il discorso con diversi di loro, voce forse non solo del XV municipio, un dato è emerso con evidenza: le difficoltà di tenere in piedi l’attività sono spesso imputate ad un sistema troppo vincolante.
Non si riconduce (riduce) tutto a crisi economica e recessione dei consumi: uno dei motori principali dell’immobilità editoriale è legato alla sua stessa catena di produzione e vendita, auto-coercitiva.

Ci arriva la roba in abbonamento, ce la danno e noi la vendiamo alla gente…sono cose non attuabili, hai capito? Non c’è storia, c’è un cartello, c’è la legge dell’editoria, ci sono troppe cose in mezzo. C’è un tetto di legge, c’è un tetto di editori, c’è un tetto di tutto. Cioè tu non puoi guadagnare più di un 27, 28, 30%, capito?“. La frase di uno degli edicolanti del XV è stata ripetuta una, cinque, dieci volte anche dagli altri.

Cioè, non capisco perché l’editore deve fare il 70% di sconto al cliente e a noi per darci il 18% sui quotidiani ci fa tribolare. Proponi anche a noi una specie di abbonamento, io dico quante copie mi servono, tanto più o meno so quelle che vendo, non le faccio di resa, però mi dai la stessa percentuale che dai all’abbonato“, aggiunge un collega del precedente.

Perché noi abbiamo una percentuale bassa, se non vendiamo…qui è tutta roba da 50 centesimi, che guadagniamo, 5 centesimi? Noi non prendiamo nemmeno il 20%, signora, su tutto quello che vede. Poi ci manca pure questa: che cosa realizziamo? Per vendere più giornali?” chiosa uno degli edicolanti più affaticati.

Conversare con i diretti interessati ha condotto quasi sempre alla rivalutazione del processo editoriale nella sua interezza. I suggerimenti, le riflessioni degli edicolanti del XV municipio si muovono in una direzione: il riequilibrio degli assetti (squilibrati e non immutabili) dell’editoria.

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Io sto qui 15 ore: apro la mattina alle 5.00 e sto fino alle 7.00 di sera. Allora a uno che lavora 14 ore, gli vuoi dare minimo due stipendi? Qui non riesci ad arrivare a uno, onestamente“, racconta un edicolante ed un altro, visibilmente rassegnato, “io le confido una cosa: qui stiamo in remissione. Ancora siamo aperti però non lo so se chiudiamo perché se continua così dobbiamo solo chiudere“.

È un discorso articolato, che non si appella (appiglia) al LeggieVendi del momento.”Ma noi le abbiamo fatte le proposte e non si ferma niente nell’editoria. Noi avevamo proposto anche di comprare tutto noi, no. Senza resa. Senza resa, no, non voglio resa. Io mi compro 20 Tempo, 50 Repubblica, 50 Corriere della Sera al 50%. L’editore te lo potrebbe pure fare, perché te lo potrebbe pure fare, capito? Tu non gli fai la resa, butti e chi se ne frega. Capito qual è il discorso? Però guadagno il 50. Ma non si può fare, sono cose inattuabili“, conclude un edicolante. Sono cose inattuabili, forse, solo se lasciate al caso.

È da studiare” pensa uno dei pochi edicolanti del XV disposto a valutare la proposta del LeggieVendi. “Io penso che la gente…insomma, non è che i quotidiani ormai si vendano più di tanto. Cioè l’età media ormai di chi compra il quotidiano…l’età media di chi mi compra il quotidiano è 60 anni. Perché il giovane…magari tutto questo incentiverebbe il giovane? Il giovane legge le notizie ma le ha su internet, ce l’ha istanti no? Queste notizie del giornale già sono vecchie come notizie per il giovane“.

Il ragionamento mette in evidenza una questione di stringente attualità.

Se il New York Times ha abbandonato il suo “All the news that’s fit to print“, tutte le notizie che valga la pena stampare, per arrendersi di fronte a “All the news that’s fit to click“, tutte le notizie su cui valga la pena cliccare, le sorti dell’informazione globale viaggiano sui binari dell’online.

La notizia, l’approfondimento, la conoscenza 2.0 hanno scalzato la carta stampata. E problema dell’edicolante diventa ora trovare “all the news that’s fit to buy”, tutte le notizie che valga la pena acquistare…

Martina Meoli

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

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2 COMMENTI

  1. ottimo articolo ma pessima idea. purtroppo il progresso è inarrestabile e le notizie vengono consumate sempre più sul web e meno sulla carta. bisogna prenderne atto e rimodulare l’offerta. chi nel 2015 si preoccupa o ha il tempo di riportare indietro il giornale acquistato la mattina ?

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