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Il Borgo a luci rosse sulla Tiberina

prostituta

Che le prostitute esercitino h24 lungo la via Tiberina è cosa nota; che si accompagnino con i loro clienti nelle campagne attigue pure. Ma quando l’esercizio della professione è svolto sotto le finestre delle case o a due passi dal giardino di una villetta allora il fenomeno assume tutt’altro aspetto.

È ciò che accade a Borgo Sant’Isidoro, a pochi chilometri da Prima Porta, un piccolo nucleo di abitanti che vive fra numerose difficoltà ai margini del XV Municipio. E ai loro tanti problemi ora si aggiunge anche quello della presenza invadente della prostituzione.

Via Tiberina è conosciuta infatti per essere frequentata da prostitute che occupano a qualsiasi ora del giorno e della notte i margini della trafficatissima strada che congiunge Prima Porta a Capena e Riano.

Sulla strada giovani e meno giovani di ogni paese: nigeriane, slave, italiane e perfino orientali; ognuna ha una sua postazione fissa ma ora, come se non bastasse, hanno cominciato ad esercitare anche nelle strade abitate del Borgo, a pochi passi dalle porte di casa.

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Loro caricano l’acqua. Gli altri… “All’interno del Borgo, sulla piazzetta principale, c’è una fontana che utilizziamo per caricare le taniche d’acqua, non avendola nelle nostre case. Beh, spesso ci troviamo le prostitute intente a lavarsi o a bere”, raccontano i residenti.

Ovviamente fin qui nessun problema, ma “dal momento che le ragazze passano per il Borgo, vuoi per andare alla fontana, vuoi perché scendono alla fermata del bus vicino la piazzetta, succede spesso che alcuni clienti le avvicinino e le facciano salire in macchina direttamente nel centro abitato senza poi allontanarsi nemmeno tanto” aggiunge puntiglioso un altro residente.

Così è avvenuto per esempio qualche settimana fa, quando è dovuto intervenire un carabiniere per far allontanare dal centro abitato una donna ed un uomo che si intrattenevano all’interno di un auto a pochi metri dalla fontana.

T’affacci dal balcone e… “E’ da tempo che esercitano sotto le nostre finestre”, ci raccontano gli abitanti. Borgo Sant’Isidoro confina infatti con le campagne della Tiberina, dove le prostitute stazionano o passeggiano in attesa del cliente di turno col quale poi appartarsi in un qualche angolo tranquillo. E dai e dai, gli angoli più tranquilli si sono rivelati essere quelli del Borgo.

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“Abbiamo segnalato la cosa diverse volte alle forze dell’ordine. La prima volta, per provare quanto detto, li abbiamo dovuti invitare a casa nostra ad assistere. Altre volte al telefono ci è stato chiesto cosa stessero facendo le donne in quel momento… è stato proprio imbarazzante rispondere!” ci confida una residente.

Imbarazzante, ma soprattutto inquietante, è quando gli abitanti vengono apostrofati in malomodo incutendo loro timore. “Qualche tempo fa – ci racconta ancora la residente – mia nonna stava stendendo i panni in balcone. Quando si è affacciata ha sbarrato gli occhi: sotto il balcone c’era una coppia che stava consumando. L’uomo l’ha vista e a brutto muso le ha gridato di tornare dentro casa e farsi gli affari suoi”.

I lucchetti dell’amore. No, non sono quelli di Ponte Milvio ma quelli a cui hanno fatto ricorso gli abitanti per arginare il problema. Pochi metri sopra il Borgo c’è infatti una casupola con servizi igienici aperti al pubblico. “Lì trovavamo di tutto, ci si rintanavano le prostitute con i clienti. Abbiamo dovuto mettere dei lucchetti per impedire l’accesso”, continuano a raccontare i nostri interlocutori.

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Gli eterni dimenticati. Sarà anche circoscritta, ma non per questo va dimenticata la situazione di Sant’Isidoro. Da decenni senza acqua corrente e gas, delle fogne neanche a parlarne. Pochi bus, niente scuole, scarsa o zero illuminazione pubblica.

Un fazzoletto di terra, che una volta non esitammo a definire dimenticato da Dio e dagli uomini, nel quale sembra di essere in un altro mondo, in un’altra epoca. Eppure è solo a 15 chilometri dal Campidoglio.

E ora, al piccolo borgo, gli tocca pure fare da casa agreste d’appuntamenti. Mancano solo le luci rosse nelle stradine interne.

Barbara Polidori

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