Home ATTUALITÀ Prima Porta, sotto silenzio il 50mo anniversario dell’alluvione del ’65

Prima Porta, sotto silenzio il 50mo anniversario dell’alluvione del ’65

borghi240.jpgCinquant’anni fa, a inizio settembre 1965, Roma fu colpita dalla furia della natura. Un incredibile nubifragio si abbattè sulla Capitale, oltre 170 millimetri di pioggia si riversarono in particolare su Roma Nord. Due grosse borgate, oggi gli enormi quartieri di Prima Porta e Labaro, vennero allagate dalla piena della marana di Prima Porta e del torrente del Cremera.

L’acqua raggiunse i primi piani delle abitazioni e il tragico bilancio fu di quattromila senzatetto, tantissime case pericolanti e instabili, numerose furono necessariamente abbattute. Centinaia di famiglie persero tutto ciò che avevano. I morti furono tredici, fra i quali il vigile del Fuoco Giampaolo Borghi, medaglia d’oro al Valor Civile.

E nonostante a gennaio 2014 si sia andati molto vicini al ripetersi di tanto disastro, dell’alluvione del 1965 e dell’eroismo di Borghi a cinquant’anni di distanza nessuno se n’è ricordato.

E’ soprattutto di questo che si rammarica Andrea Simonelli, responsabile del circolo NCD di Prima Porta, che così scrive a VignaClaraBlog.it: “Molte delle persone che vissero quelle difficili giornate, ricordano ancora il gesto di coraggio del giovane vigile del fuoco Giampaolo Borghi che perse la vita nell’adempimento del proprio dovere, trascinato via dalle acque del Fiume Cremera a Labaro, e il suo corpo non fu mai ritrovato.
Il suo ricordo vive ancora oggi a Prima Porta Labaro nel nome di una scuola, di una piazza, dell’ex Campo Sportivo ormai abbandonato e soprattutto nella stele eretta a Labaro a ridosso della stazione Ferroviaria.”

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“Gli stessi anziani genitori di Giampaolo – ricorda Simonelli – giunsero dal Nord Italia per partecipare all’inaugurazione e alla semplice ma significativa cerimonia di commemorazione, che si svolse anche negli anni a seguire, attraverso la deposizione di una corona di fiori e con la partecipazione della scuola Borghi, dei rappresentanti dei VV.FF, autorità civili e religiose. E proprio quest’anno, a cinquant’anni dalla sua scomparsa, il XV Municipio avrebbe potuto e dovuto sentire il dovere morale e istituzionale di ricordare quel giovane Vigile del Fuoco, insignito della Medaglia d’Oro al Valor Civile dal Presidente della Repubblica.”

“Non basta – incalza Simonelli – fare comunicati stampa di volta in volta per ringraziare le forze dell’ordine e i Vigili del Fuoco per la preziosa opera che svolgono quotidianamente. Era auspicabile un momento di riflessione e ricordo di quell’evento del 1965 e di Giampaolo Borghi, magari coinvolgendo i ragazzi delle scuole con apposite iniziative, poiché anche così si mantiene viva la memoria di un quartiere nelle giovani generazioni e questo compito spetta in primis alle istituzioni locali. “

“Oggi nel quartiere alcune opere di messa in sicurezza sono in fase di realizzazione, dopo quelle effettuate subito dopo l’alluvione del 1965 e quelle realizzate tra il 2002-2004. Certo, la memoria non è un’opera pubblica – conclude Simonelli – ma forse è un suo presupposto fondamentale se è vero, come è vero, che se non si fosse persa la memoria dell’alluvione del 1965 molti interventi di messa in sicurezza idraulica sarebbero stati realizzati già da molti anni e il 31 Gennaio 2014 non si sarebbe dovuta rincorrere l’ennesima emergenza.”

Claudio Cafasso

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2 COMMENTI

  1. Avevo 15 anni all’epoca. Sul terrazzo di casa, con mio padre mia madre e mio fratello e con l’acqua alle ginocchia, ci vennero a salvare coraggiosi vicini di casa che ci raggiunsero con una piccola barca! Oggi nessuno vuole ricordare, neanche le persone decedute a seguito dell’alluvione! Centinaia di famiglie trasferite, dopo molte peripezie e senza nessun avere, presso abitazioni popolari ma lontano da affetti di parenti e amici. Noi non dimentichiamo! Siamo di Labaro e di Prima Porta!!!

  2. Rimango stupito del fatto che un Municipio cancelli il ricordo di una Medaglia D’oro al Valor Civile che ha dato la sua per aiutare i cittadini, tanto più in occasione del cinquantenario da quella triste pagina per il quartiere. Sono a dir poco dispiaciuta che anche i comitati degli alluvionati nati dopo gli allagamenti del 2014 non abbiano pensato di ricordare questa ricorrenza. Nel 1965 vivevo a Labaro e avevo solo 12 anni quando avvenne quel terribile fatto in cui morì Giampaolo Borghi. Dopo aver letto l’articolo di VCB alcuni commercianti di Labaro mi hanno riferito che si sono preoccupati loro di deporre un mazzo di fiori sulla lapide il giorno 2 settembre. Per fortuna che i cittadini non hanno la memoria corta come chi ci dovrebbe rappresentare.

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