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Due cuori e una tenda nel Parco Papacci

famiglia240.jpgDa quasi un mese vivono e dormono in una tenda nel Parco Papacci di via Grottarossa. Sono Gianni e la moglie, e solo di giorno le loro figlie di 12 e 17 anni. Ci sono anche due cagnolini, membri a pieno titolo della famiglia. Una presenza discreta e silenziosa, tanto che fino a pochissimo tempo fa non se ne era accorto nessuno.

Fa un gran caldo al Parco, troviamo però un piccolo posto all’ombra dove Gianni e la sua famiglia ci raccontano la loro storia. Un vero e proprio calvario iniziato a novembre dello scorso anno quando vengono sfrattati dal piccolo appartamento in cui vivevano perché l’affitto da 300 euro al mese improvvisamente viene aumentato a 650. Gianni fa il giardiniere, non può permettersi questa spesa. Sono costretti a lasciare la casa e si ritrovano in mezzo alla strada.

Senza casa e senza lavoro

A questo punto inizia la loro drammatica vicenda, alla ricerca di una abitazione e di un lavoro; sì perché nel frattempo Gianni ha anche perso quello che aveva.

Anna allora si fa forza – quella che viene quando sei disperato – e va a chiedere aiuto al parroco de La Storta, don Adriano. Grazie al suo intervento, riescono ad avere una stanza in un piccolo albergo di Isola Farnese; è la Caritas che per due mesi può farsi carico della spesa.

Ma due mesi finiscono presto e devono lasciare l’albergo. Gianni si reca in XV Municipio dove, a suo dire faticosamente, riesce ad avere il numero di un Assessore che lo mette in contatto con i Servizi Sociali.
Partono quindi le pratiche per la richiesta di una casa popolare, ma i tempi sono lunghi e loro non hanno ancora un posto dove vivere.

In attesa di una soluzione definitiva, l’Ufficio Servizi Sociali del XV propone alla moglie di Gianni e alla sue due figlie di alloggiare in una Casa famiglia sulla Cassia, al civico 472. E’ una Casa solo per donne e minori. Gianni quindi non può accedervi.

Per lui una soluzione non si trova: “mi hanno proposto di andare in un dormitorio ma io non volevo lasciare la mia famiglia” racconta a VignaClaraBlog.it spiegando che “mentre per moglie e figlie è stata trovata una sistemazione, per me iniziano mesi di vagabondaggio”.

Dormiva nel cortile del San Pietro

“Dormivo dentro ad un bar, con il permesso del proprietario, poi dentro l’ospedale San Pietro senza farmi vedere da nessuno, ma quando se ne sono accorti mi hanno cacciato” ci racconta ancora mentre ricorda che per mangiare andava alla Caritas e il resto del giorno lo passava alla Casa Famiglia, per stare con la moglie e le figlie.
“Mi mettevo sulle scale, all’entrata e aspettavo che mia moglie uscisse per stare con lei, per passare la giornata insieme. Serena e Sandra avevano la scuola, erano comunque impegnate.”

Passano quattro lunghi mesi in questo modo. Ma Gianni proprio non ci sta che la sua famiglia debba essere separata. E così lo scorso venerdì santo, i primi di aprile, prende la strada di via di Grottarosa.

“Don Antonio per me è stato Gesù”

Lì Gianni incontra don Antonio Coluccia, il giovane sacerdote della parrocchia di San Filippo apostolo in via di Grottarossa, ormai ben noto alle cronache per la sua straordinaria attività nell’aiuto dei più bisognosi.

Don Antonio prende a cuore Gianni e la sua storia. Lo ospita nella sua Casa Accoglienza, nata nel 2013 in una villa sequestrata alla mafia, dove vivono persone che il “nostro don” ha salvato dalla strada e dal male affare.

Gianni resterà lì solo un mese. Aveva infatti occupato il posto di un ragazzo che era stato ricoverato in ospedale che dopo un mese fa ritorno da don Antonio.
Ma il sacerdote continua a occuparsi di lui.

“Per me è stato Gesù che passa, è stato il primo, il solo e l’unico che si è preoccupato della mia famiglia. Tra pochi giorni ci farà dono di una roulotte dove potrò stare con mia moglie e le mie figlie” ci confida Gianni con la voce rotta dall’emozione.

Una tenda nel Parco

Intanto, oggi Gianni vive nel parco Papacci con la moglie, dormono in una tenda dal 26 maggio. Di giorno la chiudono, non ci sono tracce del loro vivere lì, non vogliono la pietà di nessuno, per questo cercano di passare inosservati.
Le loro figlie invece dormono a casa di una famiglia che li sta aiutando, ma ora che le scuole sono finite, la giornata la trascorrono con i genitori.

Anna e le sue figlie son state infatti allontanate dalla Casa Famiglia di via Cassia 472 perché essendo il centro riservato solo a donne e minori la presenza costante di un uomo metteva in difficoltà le altre ospiti.
“Io non chiedevo cibo, né un posto per dormire. Io andavo lì per stare con mia moglie e le mie figlie” esclama Gianni. Ma all’ennesima lamentela per la sua presenza, Anna è stata invitata a lasciare il posto perché suo marito non rispettava le regole.

Ecco perché alla fine si son ritrovati tutti insieme, tutti di nuovo in mezzo alla strada. E grazie ad una tenda fornita dalla Caritas ora vivono nel bel mezzo del Parco Pappacci.

“Il punto è – vuole sottolineare Gianni – che le Istituzioni ci hanno fornito soluzioni che dividono la nostra famiglia. Come si può dividere un nucleo familiare? Ci hanno detto che non esistono strutture che possano accogliere una intera famiglia, ma solo centri o per donne o per uomini”, e questo Gianni non lo può tollerare, come sua moglie del resto.

Anna è sarda, ha lo sguardo di chi ne ha passate tante, di chi non si fida più di nessuno. “Il mio timore più grande è che mi tolgano le mie figlie, la mia famiglia deve stare unita”.

Dal XV: “prioritario tutelare le minori”

Per saperne di più e capire cosa veramente le istituzioni stanno facendo, la redazione di VignaClaraBlog.it ha raggiunto telefonicamente Michela Ottavi, Assessore alle Politiche Sociali del XV Municipio.
“La situazione del signor Gianni ci è nota da tempo e già in passato abbiamo cercato diverse soluzioni e continueremo a farlo. Certo, l’allontanamento della signora Anna e delle figlie dalla casa famiglia sulla Cassia è stato purtroppo doveroso. Gianni passava tutta la giornata lì, spesso anche la notte, creando disagi alle altre ospiti e ai loro bambini”.

“Per due volte nella giornata di oggi – ci racconta Ottavi – addetti dei nostri servizi sociali si son recati al Parco ma non è stato possibile rintracciare Gianni. E’ invece indispensabile per noi poterlo incontrare per poter procedere ad una soluzione che seppur all’inizio non sarà delle migliori, sarà comunque un primo passo per far vivere queste persone sotto un tetto e dormire in un letto vero.”

Prima di tutto tutelare le due minori. E’ questo l’obiettivo al primo posto nell’agenda di Michela Ottavi che concludendo la telefonata dicendoci: “è chiaro che si debba trovare una soluzione per far stare la famiglia unita ma in questo momento la cosa più importante è tutelare in ogni modo le due minori, poi potremo procedere a trovare una soluzione buona per tutto il nucleo familiare”.

La solidarietà del “popolo della Cassia”

Nel frattempo, al diffondersi della notizia e della storia di Gianni, veramente nota a pochissime persone, fin dalla sera di giovedì 18 giugno si è scatenata una corsa alla solidarietà che ha visto protagonisti tanti residenti della Cassia.

A dare il via è stata Francesca, sulla pagina facebook “Sei della Cassia se” tramite la quale si è mobilitato un piccolo esercito di persone pronte a dare una mano.

Quella di Gianni, ha scritto Francesca, “È una situazione insostenibile, specchio della triste realtà che attanaglia questo paese, e mi chiedo come sia umanamente possibile abbandonare in questo modo dei cittadini”.
Al popolo di facebook, e a quello più generoso della Cassia, sono bastate queste parole per far scattare la corsa alla solidiarietà.

Tralasciando le inevitabili polemiche politiche che ormai accompagnano ogni fatto di cronaca e che non sono mancate nemmeno in questa storia, in tanti fin da questa mattina si sono adoperati concretamente. C’è chi ha organizzato una colletta e chi è passato a salutare Gianni di primo mattino per offrirgli la colazione; chi sta raccogliendo abiti e generi di prima necessità e chi ha pensato all’igiene, portando loro questa mattina asciugami e saponi.

“E’ commovente ed encomiabile – scrive Anna Rita su facebook – la spontanea mobilitazione che si e’ messa in moto tra gli amici del gruppo” e proprio non le si può dare torto.

Fra le tante iniziative ci piace sottolineare che a favore di Gianni Rubiu, questo il suo cognome, è stata attivata una carta prepagata il cui codice IBAN è IT28G0760105138209190609194. Per dargli una mano, che siamo certi non mancherà, occorre fare un bonifico. Altrimenti gli si può fare una ricarica da ricevitoria versando l’importo sulla carta numero 5333171015190750 abbinata al codice fiscale RBUGNN56L06F822D.

In attesa che arrivi la roulotte promessa da Don Antonio e che le istituzioni trovino Gianni e cerchino insieme soluzioni reali e concrete ma soprattutto immediate affinchè moglie e marito non siano costretti a portare la loro tenda altrove, la sua giornata oggi è comunque radiosa: “mi ha appena chiamato mia figlia Sandra – ci confida Gianni – per dirmi che è stata promossa. Questo oggi mi rende veramente felice”.

Valentina Ciaccio

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

NdR: per rispetto della privacy della famiglia e soprattutto delle due minori questo articolo non è volutamente corredato da foto.

 

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1 commento

  1. Storia triste e vergognosa che mette in risalto, una volta ancora, la totale inutilità delle “istituzioni” a partire dal XV Municipio. Con quale coraggio chi amministra il territorio si guarda la mattina allo specchio?

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