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Swimbiz, rumors da bordo vasca a Labaro

intervista

Uno sguardo “glocal”, prospettiva europea e aspirazioni d’oltreoceano: questo è Swimbiz, quotidiano di informazione sul mondo del nuoto e su tutti i rumors da bordo vasca. Una storia di successo, nel cuore del XV Municipio, più precisamente a Labaro dove è situata la redazione di questo giornale online da milioni di accessi.

Incuriositi dallo stile unico di questa testata, abbiamo intervistato Christian Zicche, direttore di Swimbiz, per capire meglio il mondo che segue ogni giorno.

Per iniziare, raccontaci la storia di Swimbiz.
Swimbiz è nato nel 2011, nell’estate dei Mondiali di Nuoto (disputati a Shangai, in Cina, ndr), in cui protagonista assoluta fu Federica Pellegrini e che attirò l’attenzione della stampa sportiva e non per i suoi meriti sportivi, ma anche…Non chiamiamolo “gossip”, diciamo “colore”, riferendosi a quel “passaggio di consegne” tra il fidanzato e l’amante. Per questo noi anticipammo di un mese, un mese e mezzo l’apertura di Swimbiz, che era anche un’idea di giornalismo diverso in un certo senso.

Il sottotitolo è per l’appunto “Rumors da bordo vasca”, mutuando un termine dal gergo borsistico, perché esplora non tanto e in modo esclusivo il fattore sportivo, ma anche appunto il colore: noi “sfrugugliamo” tutto ciò che c’è di altro, raccontiamo la vita dei personaggi e ciò che c’è dietro le quinte. Ovviamente quell’estate noi di Swimbiz siamo stati i primi a raccontare ciò che stava per succedere, avendo subito un seguito forte.

Quindi il successo si crea da un caso giornalistico come questo?
Non per forza, ma certo, questo è un mondo un po’ particolare, che guarda dal buco della serratura. Noi non abbiamo quell’esclusività, sappiamo essere anche molto tecnici, dal punto di vista agonistico. Evidentemente però, in quel momento di startup, quell’evento ha dato un impulso a Swimbiz – da showbiz, appunto. La nostra novità è stata creare un canale esclusivista sul mondo dell’acqua, dandogli un taglio che prima non esisteva.

Quanto pensi possa contribuire un quotidiano online come Swimbiz ad avvicinare al mondo del nuoto?
Oggi, in Italia il nuoto, se non è il primo sport, è subito dopo il calcio o se la gioca con quest’ultimo. Per l’Istat, il nuoto conta sei milioni di praticanti. Inoltre gli atleti hanno una visibilità nuova, perché sono belli, perché “bucano lo schermo”, come Federica Pellegrini, che al momento è una delle testimonial pubblicitarie più cercate, ma anche Marco Orsi, Filippo Magnini, Gregorio Paltrinieri.

L’anno scorso abbiamo abbondantemente superato gli 8 milioni di lettori in un anno e abbiamo un buon seguito giornaliero che ovviamente aumenta durante i grandi eventi, come Mondiali, Internazionali di Nuoto, Settecolli…

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Ci anticipi qualcosa su come seguirete questi eventi e cosa state preparando?
Per gli Internazionali ci dedicheremo molto ai video, con il nostro “Salotto Acquatico”, un’altra nostra idea: interviste molto brevi, non solo ai protagonisti “diretti”, ma anche a chiunque scriva o racconti questo mondo come giornalisti, cantanti, attori. Anche per il Sette Colli avremo parecchi ospiti, anche non di vasca.

Swimbiz spazia notevolmente nel mondo del nuoto, ma vi è un legame con il territorio in cui vi trovate?
Be’, certamente c’è una territorialità forte, con personaggi “glocal” e noi stessi siamo inseriti in un contesto europeo e anche mondiale. Un’anticipazione: dal 2016, per le Olimpiadi di Rio, apriremo una sezione di Swimbiz sudamericana, in lingua spagnola.

Questo però non cambia come siamo legati a Roma, che definisco “caput mundi natatoria”: Roma Nord inoltre è proprio il centro nevralgico del nuoto, nazionale e mondiale anche, dove ci sono le vasche più belle del pianeta.

Parlando di successo, c’è qualcuno che avete “scoperto”?
Sì, certo. Sono stato il primo a intervistare Gregorio Paltrinieri – il nostro atleta di punta attualmente. Lo abbiamo seguito ai Mondiali, in cui ha vinto la Medaglia di Bronzo, lo intervistammo la sera prima – cosa che non si fa mai – praticamente dentro il letto: siamo capitati all’improvviso dentro la camera, abbiamo acceso la telecamera mentre lui faceva il massaggio decontratturante – perché la sera prima di una gara a quei livelli si può facilmente immaginare il livello di tensione in un atleta – e si è sciolto: ci sarà anche del nostro, gli avremo portato bene dal punto di vista del relax (ride).

Il vostro giornalismo certo è molto “vostro”, cos’è che vi rende unici?
Una grande conoscenza. Innanzitutto mia – frequento il giornalismo intorno al nuoto da tanti anni e sono stato un atleta, di medio-basso livello – e quindi conosco un po’ tutta la “famiglia” intorno al nuoto, creando un prodotto per l’utente che può essere anche l’atleta. A questa conoscenza approfondita, alla familiarità, al fare sempre “spogliatoio” con loro, si aggiunge un’attenzione H24 e lo stare sempre sulla notizia.

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Hai qualche consiglio per chi cerca di seguire progetti editoriali più o meno simili a questo?
Partiamo da un presupposto: il web è onnipresente e i giornali non potranno mantenere quest’impostazione. Penso alle grandi testate americane, per le quali il giornale di carta esce una volta a settimana, con approfondimenti e tutto ciò che non sta sul web – per quanto anche noi di Swimbiz pubblichiamo molto approfondimento.

Ormai però il web ha imposto la superspecializzazione e quest’ultima impone una conoscenza totale. Di conseguenza non ci si può improvvisare. Questo fa la differenza, assieme a reinventarsi ogni giorno, all’avere delle idee, mettendosi dalla parte del lettore.

Concludiamo con una curiosità: è uscito poco tempo fa un libro, “Sexe, drogue e natation”, del nuotatore Amaury Leveaux…Credi che in Italia possa esserci qualcuno che può “emulare” un libro del genere?
Non capisco perché abbia tirato fuori un libro del genere, ma ha avuto un impatto mediatico molto forte in Francia. La presenza del doping nel nuoto è un dato di fatto, ma non si leggono nomi: le accuse dovrebbero essere più circoscritte. Sul sesso…Be’, lo abbiamo già detto che i nuotatori sono belli, no? In questo senso è un mondo come un altro.

Per quanto riguarda l’Italia, be’, penso che potrebbe succedere: lui ha detto che sta preparando anche una versione italiana, in cui parlerà di atleti italiani. Vedremo se ha scritto qualcosa che a noi è sfuggito, (ride) ma senza cercare nulla di scandaloso, perché noi cerchiamo di evitare il clamore.

Flavia Sciolette

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