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Io, cavallo pazzo col bastone bianco, vi dico: non chiudete la stazione Flaminio

staz-flaminio240.jpgRiceviamo e pubblichiamo una simpaticissima testimonianza di Francesco T., utente non vedente della Ferrovia Roma Nord, non nuovo ad avventure sul “trenino”. A ottobre 2013 rimase imprigionato ben due volte, non per colpa sua, nella stazione di Labaro. Ottenne pure le scuse ufficiali di Atac. E oggi? Lasciamogli la parola.

Poi dice il dottore che non mi devo arrabbiare. Salve, sono sempre io, Francesco T., il cavallo pazzo col bastone bianco che è rimasto imprigionato ben due volte dietro il cancello serrato della stazione di Labaro (leggi qui). Oggi me n’è capitata un’altra.

 

Arrivo alla stazione di Piazzale Flaminio alle 17.25, salgo sul trenino, mi siedo, alle 17.28 (come da orario) parto in direzione di Labaro. Quando ci arriviamo, il treno si ferma, anzi, ci resta per 5 minuti, ma le porte non si aprono. Da cosa avrei dovuto capirlo io, non vedente, che ero sull’extraurbano delle 17.23 partito in ritardo?

Il materiale rotabile era il Firema, quello solitamente adottato per le corse urbane, né in stazione né a bordo c’è nessun avviso vocale, fatto sta che sono dovuto scendere alla stazione successiva, Prima Porta, dove me la sono cavata solo grazie al gentilissimo signor Alberto, un autista dell’Atac che aveva appena finito il turno, il quale mi ha offerto il braccio e mi ha traghettato sull’altro binario a prendere un trenino per tornare a Labaro, aiutandomi a districarmi nella selva di scale di metallo e banchine precarie che è quella stazione (a proposito, ma non c’è una stazione nuova di zecca che aspetta chissà quale pezzo di carta per essere inaugurata?) sono riuscito a tornare a casa.

 

Malgrado l’ennesima disavventura, amo il mio trenino. Tutti i giorni questo cavallo pazzo col bastone bianco sale a Labaro, arriva a Flaminio, prende la metro A, a Termini scambia per la B, scende a Eur Magliana, dove l’attende la navetta che lo porta al Torrino, dove lavora come programmatore di computer presso un’azienda del gruppo IBM.

Tutti i giorni, un’ora e 40 all’andata e un’ora e 40 al ritorno, se non ci sono disavventure come quella di oggi. Bene, da ottobre 2016, vogliono ristrutturare la stazione di Piazzale Flaminio e la chiuderanno, dicono, per 8 mesi. Per 8 mesi che facilmente diventeranno un anno e mezzo, intendono sostituire il trenino con una navetta.

Non so se avete mai fatto l’esperienza di salire su una navetta sostitutiva quando si ferma la metro. Io una volta ci ho provato, a Basilica di San Paolo, ma per 3 ore, a causa della folla inferocita che spintonava per salire sulle poche vetture, non ci sono riuscito, e sono tornato a casa solo dopo che è stato ripristinato il servizio.

Se chiudono Piazzale Flaminio, io dovrò mettermi in aspettativa, dovrò campare sulle spalle di qualcun altro e non potrò, pur disabile, continuare a dare il mio contributo al PIL nazionale.

 

Per questa ragione, il Comitato Pendolari Ferrovia Roma Nord, ha lanciato su Twitter l’hashtag #flaminionondevechiudere (leggi qui). Abbiamo saputo da fonte autorevole e tecnicamente preparata all’interno di Atac che non c’è nessun problema tecnico che osterebbe a una chiusura solo parziale della stazione, un po’ come si è fatto per Termini.

Certo, occorrerebbe volontà politica, occorrerebbe rivedere il progetto, bisognerebbe tenere in considerazione le necessità di quei 75000 pendolari che, secondo lor signori, da ottobre 2016 dovrebbero abbandonare il trenino per ricorrere ai mezzi privati, per andare a lavorare, a scuola, a curarsi, e tra questi, qualcuno come me che, per causa di forza maggiore, resterà tragicamente a piedi.

#flaminonondevechiudere è indirizzato a @nZingaretti, a @RegioneLazio, cioè ai proprietari della linea, a cui spetta di decidere sul nostro destino. Per ora le risposte non sono pervenute, ma noi insisteremo finché non ci ascolteranno.”

 

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1 commento

  1. Se può consolarti, pur essendo vedente, più di una volta mi sono successe disavventure simili. Alcune stazioni non hanno alcuna indicazione, né biglitteria né personale. Alcune volte hanno cancellato delle corse senza apporre alcun cartello e sono rimasto in mezzo alla campagna come un fesso, senza poter venire a Roma. I treni sono lentissimi, fatiscenti, puzzolenti e sporchi da far paura. Quando arrivi alla stazione Flaminio sembra di essere a Bombay. Sono stato costretto, mio malgrado, ad acquistare una seconda automobile solo per poter venire a Roma.
    Caro Francesco, il messaggio è chiarissimo per chi gira per Roma: “Sei disabile? Stattene a casa!”
    Complimenti per il coraggio!

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