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Un fiore di ibisco nato a Roma Nord

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“Fiore di Ibisco” (Gennarelli Bideri editori) è una raccolta di undici poesie che nasce dalla attenta osservazione e dalla contemplazione dell’umanità suscitando in chi la legge forti emozioni e sentimenti profondi. Annamaria Biccari, giovanissima autrice di queste poesie, è nata nel 1989 a Roma nord dove ha frequentato le scuole e tutt’ora vive con la famiglia.

Laureata in Scienze Umanistiche, Annamaria attualmente fa da spola tra la Capitale e Siena dove studia all’Università Antropologia e Linguaggi dell’Immagine.

Nei suoi testi si sofferma su temi importanti e delicati come l’adozione, la maternità, la difficoltà di diventare madre,l’aborto ma ha uno sguardo attento anche verso la famiglia, l’amore per la vita, il rispetto per gli altri.
In ogni verso, in ogni poesia Annamaria esterna sentimenti, sensazioni, passioni, dolori di una giovane e sensibile donna.

Come mai hai deciso di dedicarti alla poesia e non a un romanzo, come accade generalmente? Una scelta insolita...
“Non è stata una scelta. E’ avvenuto tutto spontaneamente. Dopo la Laurea in Lettere spesso gli amici mi chiedevano se lo scopo dei miei studi fosse quello di scrivere. Ed io prontamente rispondevo:”Scrivere? Non è nelle mie corde.”

E invece cosa è accaduto?
“Ho iniziato per caso nella mia casa di Siena, dove vivo da sola lontana dalla mia famiglia. Lì, nella solitudine, ho potuto fare un lavoro di riflessione personale. All’inizio scrivevo i miei pensieri e le mie sensazioni su foglietti sparsi. Appunti che arrivavano di getto. Un giorno, poi, rileggendoli mi sono accorta di aver scritto senza volerlo delle poesie nelle quali esternavo la mia parte più privata, la mia intimità anche se molte trattavano argomenti sociali cari a tutte le donne come la violenza fisica e psicologica, la maternità.
Così, dopo averle fatte leggere alle mie amiche e alle persone più care, ho deciso di condividerle attraverso un blog.
Ma un giorno, per caso, ho conosciuto l’editore….Le ha lette, gli sono piaciute ed è nato il libro”

Dietro queste poesie, hai affermato, c’è anche un’esperienza personale.
“Sì, in alcune. La prima è dedicata a mia nonna Annamaria, una persona straordinaria, un punto di riferimento per me anche adesso che purtroppo non c’è più…Altre, come quelle sulla mancata maternità, sull’aborto ecc., sono esperienze indirette dove ho voluto mettere in evidenza una sofferenza che spesso viene trascurata in quanto non visibile fisicamente…E invece io credo che bisognerebbe recuperare quel diritto alla sofferenza, alla paura che il più delle volte viene sottovalutata.
Paradossalmente, scrivere queste poesie mi è venuto più facile: quando le esperienze le vivi direttamente, infatti, hai davanti a te solo una macchia nera, un dolore profondo che non riesci a tirare fuori.”

Hai toccato un tema anche molto delicato come quello dell’adozione..
“E questo grazie a un viaggio in Argentina tre anni fa che mi ha aperto a un nuovo mondo, quello del volontariato. Sono stata in contatto con un’infanzia difficile, con una realtà lontanissima dalla mia. Ho conosciuto giovani mamme sole, povere, disperate… Una, in particolare, mi è rimasta nel cuore: a ventitre anni aveva già sei figli. Così, una volta tornata in Italia, mi sono iscritta a un corso di Pedagogia familiare e ho approfondito l’argomento.”

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Però anche Roma nord e il tuo quartiere sono stati fonti di ispirazione.
“Sì, certo. La poesia “Improvvisazione” l’ho scritta a Roma nella mia camera, ed è forse una delle più intime..E “Un gesto speciale” l’ho composta dopo una passeggiata a Ponte Milvio, uno dei miei luoghi preferiti. Quel giorno ho incontrato una signora anziana seduta su una panchina con le pantofole ai piedi e, sulle ginocchia, un piccolo peluche in ricordo di un tempo lontano che poi tanto lontano non era più.
Mi è sembrata una scena molto poetica…Avrei voluto avvicinarmi e parlare con questa signora dai capelli bianchi. E, invece, è diventata la protagonista di una mia poesia.”

Hai detto che Ponte Milvio è un posto che ti piace..
“Sì, moltissimo. Abito vicino e appena posso faccio una lunga passeggiata sulla piazza e sul ponte, mi fermo a guardare il Tevere. Adesso che vivo anche a Siena mi piace tornare nella mia città e guardarla con l’occhio della turista. Un occhio attento, curioso, mai banale e scontato.
E la lontananza mi ha avvicinato di più a Roma e al mio quartiere. Che oggi amo di più”.

Torniamo alle tue poesie: perché il titolo “Fiore di Ibisco”?
“E’ una pianta bellissima con i fiori rossi che è piantata nel giardino di casa in Sicilia dei miei nonni, dove da sempre passo le vacanze. Solo la prima estate che ho trascorso senza la nonna mi sono accorta della bellezza di questo fiore e della sua particolarità, che mi ha spiegato il nonno.
L’ibisco, infatti, di giorno si apre al sole e si chiude con il tramonto. Un fiore che dura solo un giorno. Questo mi ha dato modo di pensare al ciclo della vita, così veloce e repentino, e al non dare per scontato nulla, neanche gli affetti..Spesso si apprezza e si ama una persona solo quando non c’è più..”

Annamaria, un’ultima domanda: come immagini i tuoi lettori?
“In realtà le poesie sono piaciute agli adulti ma anche ai più giovani. Certo, io spero di arrivare di più ai miei coetanei. La poesia “Relazione virtuale”, dove parlo dei rapporti così difficili, fragili e distanti che si instaurano con i social, è molto attuale. Ci innamoriamo, ridiamo, litighiamo e parliamo senza voce. Le relazioni virtuali ci hanno fatto perdere il contatto reale con gli altri. Il “corpo a corpo” non esiste più così come la parola. E tutti ne siamo vittime, compresa la sottoscritta”.

Ilaria Galateria

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