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Qualità delle acque, siamo ancora in alto mare

acqua240.jpgChe l’acqua sia un bene indispensabile alla sopravvivenza lo sanno tutti; che l’acqua invece sia oggetto di tutela da parte del Consiglio della Comunità Europea lo sanno in pochi. Entro la fine del 2015 i fiumi del nostro paese dovranno aver raggiunto uno stato delle acque superficiali “buono”, un obiettivo che a quanto pare non sarà possibile raggiungere.

Nel lontano 2000 il Parlamento Europeo e il Consiglio Europeo hanno emanato la Direttiva 2000/60/CE “che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque”; la Direttiva scaturisce dalla considerazione che l’acqua non è un bene commerciale e pertanto si tratta di un patrimonio che va difeso e protetto.

Difesa e protezione si ottengono attraverso misure che hanno lo scopo di ridurre progressivamente l’inquinamento in maniera tale che le acque superficiali possano raggiungere uno buono stato ecologico e chimico; questo per tutelare sia le risorse idriche che la salute umana.
Obiettivo che doveva essere centrato con un tempo sufficientemente lungo: 15 anni.

Ma cosa si intende per “raggiungere un livello delle acque superficiali buono”?
A specificarlo è proprio la Direttiva Quadro che per quanto riguarda le condizioni generali precisa: “Lo schema di classificazione della direttiva relativo allo stato ecologico delle acque superficiali comprende cinque categorie: elevato, buono, sufficiente,scarso e cattivo. Per «stato elevato» si intende unapressione antropica nulla o molto ridotta, mentre per «buono stato» si intende una leggera deviazione da tale condizione e cosi via”.

Ora se facciamo riferimento ai nostri fiumi e torrenti non possiamo che concludere che siamo, per quanto riguarda l’obiettivo fissato dal Consiglio europeo, ad una distanza siderale. E’ sufficiente osservare le condizioni in cui da decenni si trova il Tevere o a quelle dell’Aniene, che alle porte di Roma si trasforma in una vera e propria fogna.

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Se osserviamo una carta del territorio di Roma Nord oltre al Tevere e all’Aniene ci accorgiamo che c’è un gran numero di fossi : Acqua Traversa, Insugherata, dei Frati, Crescenza, Valchetta-Cremera, Torraccia, Val Pantana, Monte Oliviero.
Una rete di fossi di varia portata che vanno ad alimentare, come affluenti di destra, il Tevere; in realtà una ragnatela di acque il cui stato non può certo definirsi buono e che apportano ulteriori inquinanti.

Ce li siamo andati a vedere uno per uno e anche senza aver fatto analisi specifiche abbiamo potuto constatare che si tratta di acque sporche, ricolme di rifiuti e sicuramente inquinate; si tratta di piccoli corsi d’acqua con alterazioni del solco fluviale, della velocità di flusso e con le zone ripariali spesso compromesse.

E’ noto peraltro il fatto che nessuna pulizia e manutenzione viene operata su questi fossi che raccolgono spesso scarichi fognari o rifiuti e detriti di diversa natura (è il caso del fosso che attraversa il Parco Volusia o quello che sversa nella Crescenza).
Le mutate condizioni del clima con modesti regimi di piovosità, le forti piogge concentrate in poche ore (le famigerate bombe d’acqua), la captazione delle acque per usi agricoli, domestici o industriali hanno per giunta amplificato i problemi legati allo stato delle acque.

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Abbiamo cercato di capire cosa sia stato fatto da parte delle istituzioni ma ad eccezione di una corposa letteratura fatta da adempimenti, pianificazioni, partecipazioni e piani di gestione non abbiamo trovato dati concreti da sbandierare.
E allora se la direttiva CE non potrà trovare applicazione nel 2015 che cosa ne sarà dei nostri fiumi e fossi? Ha senso redigere e presentare progetti e piani su”parchi fluviali” fantasma?

La presenza di un gran numero di insediamenti abusivi sul greto dei fiumi con la drammatica conseguenza che tonnellate di sporcizia e liquami finiscono in acqua è la peggiore testimonianza della indifferenza con cui si gestisce il problema.

Da anni si permette a comunità di nomadi e senzatetto di inquinare il greto del Tevere e dell’Aniene e di usare le loro acque come quelle di uno scarico fognario (è sufficiente pensare a Via del Baiardo o al grande campo nei pressi della Tangenziale Est) e da anni si permette che fogne e scarichi abusivi riversino i loro liquami nelle acque dei nostri fiumi.

Ora che siamo arrivati al 2015, anno in cui si dovrebbe concludere l’opera di risanamento dei nostri fiumi, dobbiamo prendere atto che nulla è cambiato ma che soprattutto nulla è stato fatto.

Francesco Gargaglia

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