Home ATTUALITÀ Più minuscole e meno hashtag. E buon Natale

    Più minuscole e meno hashtag. E buon Natale

     fiocco-natale240.jpgAnno dopo anno è così, non c’è scampo: è Natale e il calendario propone i giorni della concordia. Che non è intesa come quella sventrata dall’ex comandante Schettino (uno dei personaggi dell’anno: ha tenuto una lezione all’università, gli hanno proposto di sbarcare sull’isola dei famosi, continua a professarsi incolpevole e chi lo bacchettò la notte della disgrazia è stato ridimensionato nei compiti) ma come armonia.

    E ci sentiamo costretti a diventar più buoni, con buona pace dei “vaffa” e degli anatemi che distribuiamo durante l’anno. Fino al giorno prima non ce le mandiamo a dire, poi tutti santarelli. No, non la starlette bionda sposata col calciatore Corradi, altrimenti avremmo pure messo la “s” maiuscola.

    Che poi questa storia delle maiuscole è tutta da spiegare al popolo che ormai vive solo di comunicazione: i giorni della settimana e i nomi dei mesi vanno scritti con l’iniziale minuscola; il segretario di partito deve essere scritto con la “s” maiuscola e la segretaria di redazione con la minuscola; la parola “regione” deve essere scritta con la minuscola se s’intende l’aspetto geografico (“abitiamo nella regione Lazio”) e con la maiuscola sotto il punto di vista politico (“siamo gestiti dalla Regione Lazio”).

    Passiamo avanti, coi “vaffa” di prima comunque prendiamo e riceviamo nella stessa identica maniera, il bilancio un anno è in attivo, l’anno dopo in passivo, ma ai totali ci renderemo conto che la vita avrà regalato un bel pareggio. Aria frizzante e luminarie a destra e a manca, perfino i creditori mollano la presa, salvo riattaccare la spina la mattina del 27 dicembre, quando i buoni propositi saranno evaporati nel tempo d’un sospiro.

    Natale è questo, ormai ci si è fatto il callo. Ma al contrario di quel che accadeva un tempo, negli anni in bianco e nero che tanto sanno di rimpianto, oggi perfino le anime innocenti, gli under otto, hanno capito l’antifona.

    E’ finita l’era del buonismo, complice un po’ tutto: la politica che ha permesso agli italiani di disamorare il Paese; l’arrivismo imperante; il pressapochismo nazionale e le maestre che picchiano i ragazzini; le badanti che s’approfittano del nonnetto e l’ignoranza che se la batte con la burocrazia nel computo delle italiche stranezze. Ma siamo abituati a passare sopra tutto e tutti, siamo bravissimi a fare spallucce, per cui… buon Natale. Vedete? Solo la parola Natale è con la maiuscola, e la “b” di buon resta minuscola. Il “buon” non è la festività, è l’augurio.

    Ma forse non tutti accetteranno l’augurio, ormai perfino il pensiero viene preceduto dall’hashtag. Quindi, se non scriviamo #buonnatale, il messaggio rischia di non arrivare…

    Massimiliano Morelli

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