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A lezione di adozione all’ICS La Giustiniana

Favorire una scuola volta all’integrazione e alla sensibilizzazione del tema adozione: questo il messaggio che lo scorso 7 ottobre si è proposta l’associazione “Genitori si diventa” attraverso il convegno tenutosi nella sede di via Silla dell’ICS La Giustiniana. Un’occasione che ha consentito di mettere in luce le esigenze di numerose famiglie affidatarie che affrontano ogni giorni questa realtà con i loro bambini.

Adozione fra i banchi di scuola

Cosa vuol dire, per un’insegnante, trattare il tema dell’affidamento in classe? “Il punto è che non se ne parla proprio – sostiene l’avvocato Rosanna Panariello, Socia “Genitori si diventa Onlus” e degli Amici ICS La Giustiniana, oltre che Consigliere direttivo e Coordinatore GLP – è un argomento che coglie impreparate le insegnanti non tanto per una loro mancanza umana, ma in seno alla loro preparazione professionale. Infatti, il Ministero non prevede dei corsi d’aggiornamento che permettano loro di affrontare durante il percorso formativo dell’alunno un tema così delicato come quello della famiglia di oggi”.

Quella dell’adozione è una situazione che accomuna 4000 famiglie in tutta Italia, si pensi che nel corso del 2013 sono entrati in Italia ben 2.825 bambini provenienti da numerosissime famiglie con storie differenti.

Eppure la famiglia adottiva ancora non trova spazio nei testi scolastici e la scuola spesso si trova impreparata, da un lato, a rispondere al bisogno di esprimersi dei bambini divenuti figli attraverso l’adozione, dall’altro, ad affrontare determinate problematiche quando esse “improvvisamente” si presentano.

La mancanza di un “modello” di famiglia adottiva a scuola

Pensiamo infatti al concetto di “famiglia”, oggi non più rigido e schematizzato come lo era un tempo: esistono famiglie adottive, allargate, monoparentali, coppie di fatto e si sa che i bambini, soprattutto durante i primi anni di scuola elementare, desiderano soddisfare numerose curiosità sulle loro origini e su come siano nati.
Questa è una domanda che la scuola si trova ad affrontare in modo del tutto normale se si parla di “famiglie tradizionali”, ma in altri casi la situazione si complica.

“Come sarà successo a tutti noi, il percorso formativo di un alunno prevede nei primi anni di scuola compiti ed esercizi da svolgere riguardo la propria famiglia, su quali siano le nostre origni. Sono domande che mettono in difficoltà qualsiasi bambino, ma ancor più uno proveniente da una famiglia affidataria. Quello che ci preme è, quindi, introdurre nelle scuole una cultura dell’adozione, dove il bambino non è un caso eccezionale rispetto ai suoi compagni, ma venga valorizzato come ricchezza per essere aiutato nella comprensione della realtà in cui vive”, continua Rosanna Panariello.

Così l’insegnante per rispondere ai suoi dubbi dovrà venire a conoscenza di tutto il mondo interiore del bambino, della sua cultura e della sua storia, come avviene per qualsiasi altro alunno all’interno della sua classe.

Maggior cura della diversità in una società globalizzata

Quello di cui si parla non è quindi un trattamento esclusivo del bambino, ma semplicemente una maggiore delicatezza verso tutti quelli che normalmente vengono etichettati come “stranieri”, quando invece sono cittadini italiani a tutti gli effetti.

“Normalmente, quando un insegnante ha nella sua classe un bambino originario di altre culture, tende automaticamente a pensare che abbia una famiglia straniera. Spesso sottovaluta la sostanziale differenza fra l’educazione impartita da una famiglia che lo ha preso in adozione, quindi a conoscenza della cultura del paese in cui vive, e quella proveniente da una famiglia immigrata. Vorremmo evitare che si verificasse implicitamente questo collegamento e che si pensasse solo ed esclusivamente a rispondere ai dubbi del bambino all’interno della sua classe”, conclude la Panariello.

Iter normativo per una scuola a misura di adozione

L’incontro del 7 ottobre, moderato dalla dirigente scolastica dell’ ICS La Giustiniana Prof.ssa Livia Brienza, e in cui sono intervenute diverse personalità del mondo della scuola, è stato patrocinato dal Care e dall’MDC, Movimento Difesa del Cittadino, ha visto la partecipazione dell’A.GE Amici ICS La Giustiniana e una grandissima attenzione da insegnanti di tutto il Lazio e tutta Italia.

Questo dimostra come il tema sia molto sentito e di come l’universo dell’insegnamento vada incontro a quest’esigenza formativa; si tratta infatti della prima volta che viene trattato in un convegno all’interno di una scuola di Roma.

“Un convegno – sottolinea Rosanna Panariello .- che vuole essere solo un punto di partenza. Stiamo pensando (genitori insegnanti ed associazioni di genitori) a degli incontri di approfondimento, sempre sul tema Scuola e adozione, nella nostra scuola, per docenti e genitori, tenuti da psicologi con esperienza specifica . Ovviamente fondi permettendo”.

Non a caso, il 26 marzo 2013 è stato firmato il Protocollo d’Intesa fra il Ministero dell’Istruzione e della Ricerca (MIUR) e il Coordinamento delle Associazioni familiari adottive e affidatarie in Rete (CARE) col fine di “Agevolare l’inserimento, l’integrazione e il benessere scolastico degli studenti adottati”. Il Protocollo rappresenta una grande possibilità verso il progetto di una scuola moderna, in linea con una società multietnica, globalizzata e che non guarda più alle differenze culturali, ma le valorizza rendendole suo punto di forza. Una scuola a misura di bambino.

Il Comitato Tecnico-Scientifico paritetico (MIUR-CARE), costituitosi in seguito all’accordo, ha redatto le Linee Guida per l’individuazione di soluzioni organizzative e normative idonee ad assicurare l’accoglienza scolastica e la piena integrazione socio-culturale degli studenti adottati. Tale documento è attualmente alla firma del Ministro.

Aspettando che le linee guida diventino operative, per informazioni sulle iniziative future della Onlus “Genitori si diventa”, si può visitare la pagina facebook oppure il sito www.genitorisidiventa.org o scrivendo a rosanna.panariello@libero.it

Barbara Polidori

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