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La notte del Caffè all’Auditorium, tammuriate e canti di libertà

Claudio Galli

tammuriate.jpgNella Cavea dell’Auditorium, dalle 21 di sabato 2 agosto si terrà “La Notte del Caffè”, grande chiusura della rassegna “Luglio suona bene”con tammurriate e canti di libertà. Si tratta di una particolarissima festa in musica che attraversa il Mediterraneo sulle rotte degli antichi viaggiatori. Per chi resta a Roma un appuntamento da non perdere.

Tre progetti musicali che si incontrano in una notte di musica e sapori forti: Nando Citarella e Tamburi del Vesuvio, Stefano Saletti e Piccola Banda Ikona, Pejman Tadayon e Sufi ensemble. Tre modi diversi di raccontare il Mediterraneo e le sue tante culture.

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Ma oltre a presentare i tre differenti spettacoli, il concerto presenta in prima assoluta anche il nuovo progetto nato dalla fusione delle singole esperienze: il Cafè Loti Trio (Citarella, Saletti, Tadayon) che in questa occasione si arricchisce della presenza delle voci di Gabriella Aiello e Barbara Eramo e delle percussioni di Maurizio Trippitelli.

Il programma della serata non prevede tre esibizioni separate, ma l’unione sul palco delle differenti esperienze. Un unico concerto dove i 25 musicisti dei tre ensemble collaborano, interagiscono, suonano insieme nel più ampio concetto di condivisione e partecipazione comune.

La Notte del caffè vuole infatti riproporre il rituale dell’incontro e fare della Cavea dell’Auditorium una nuova piazza simbolica del Mediterraneo. Come avveniva nell’antico Cafè Loti di Istanbul quando i viaggiatori si fermavano a parlare, si conoscevano, suonavano e cadevano le differenze tra Nord e Sud del mondo.

Le melodie viaggiavano, gli strumenti viaggiavano, i ritmi viaggiavano.

E se si può viaggiare con il corpo e con la mente, il viaggio che propongono Nando Citarella, Stefano Saletti e Pejman Tadayon con i rispettivi ensemble e uniti nel Cafè Loti è un percorso sulle rotte della storia che parte dalla Spagna, si incontra con i trobadours francesi, le tammurriate e le cantate popolari di Napoli e del Sud d’Italia, incrocia il canto in Sabir e i canti di libertà dei popoli mediterranei, attraversa le antiche vie della seta, la Persia e, poi si trasforma e diventa una musica nuova capace di vivere di nuova luce, di emozionare e trascinare chi l’ascolta.

Per dimostrare che la musica è il linguaggio del possibile dove l’incontro con l’altro arricchisce, trasforma, innova. Così è stato per secoli prima che si innalzassero barriere e muri figli della paura e dell’ignoranza. La tammorra risuona su un bouzouki greco, il saz, il setar e l’oud accompagnano il marranzano e il canto a tenore.

Un repertorio che, oltre a composizioni originali, spazia da brani della tradizione sefardita spagnola, cantigas medievali, a brani di musica classica persiana, madrigali, tarantelle, ballate popolari e canti di libertà. Una festa in musica che attraversa il Mediterraneo sulle rotte degli antichi viaggiatori.

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